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giovedì 3 settembre 2015

Chimica ternana perde posti di lavoro "serve innovazione"

Nell'ultimo quinquennio, il settore chimico temano-narnese ha perso, temporaneamente, quattrocento posti di lavoro diretti, di cui 100 Basell, 35 nel passaggio Meraklon-Bealieu, 70 nel passaggio Meraklon-Neofil, 50 Sgl Carbon, 30 Isrim, 30 nelle riorganizzazioni Treofan, 35 Adica.
Lo sostiene Sergio Cardinali della segreteria del dipartimento nazionale chimico-farmaceutico della Filctem-Cgil, già segretario provinciale di Temi.
Molti di questi lavoratori sono già fuori dalla copertura di qualsiasi ammortizzatore sociale, gli altri sono pressoché lì vicino.
Per il segretario nazionale del sindacato rosso la situazione industriale umbra è sospesa tra un passato pre-crisi che non tornerà più ed un futuro ancora assolutamente incerto, tutto da costruire, con alcune possibilità di riuscita, ma con tanti rischi, dovuti principalmente ai tanti ritardi nelle scelte e nelle decisioni che sono stati accumulati negli anni della crisi.
La chimica ternana aspetta ancora una risposta rispetto alle aree ex Basell, una quarantina di ettari che avrebbero dovuto già essere al centro di una reindustrializzazione attraverso strumenti straordinari: ma non solo. Sembrano svaniti i progetti del cluster della chimica verde e delle decine di milioni da spendere su questo versante soprattutto in termini di ricerca ed innovazione. Cardinali mette il dito nella piaga.
"Tolte alcune eccellenze - dice - che, guarda caso, proprio investendo su ricerca ed innovazione hanno saputo agganciare la crescita nella crisi come Alcantara, Bayer, BFit", (l'ex Merakol Spa), le altre aziende, quelle ancora con i cancelli aperti, navigano in mare aperto in balia di un mercato incerto in concorrenza con altri produttori o stabilimenti stranieri della stessa multinazionale come la Treofan. La ricerca, un fattore localizzativo importantissimo, anche questo"esce dalla crisi ridimensionato vista la chiusura per fallimento dell'Isrim, tra impegni istituzionali, progetti fasulli o finiti nelle pastoie dei passaggi istituzionali."
Per facilitare la riassunzione dei lavoratori del settore non bastano gli accordi sottoscritti tra sindacati, regione ed organizzazioni datoriali,
"ci vogliono progetti ed investimenti, e soprattutto ci vuole una regia che sappia guardare ad un orizzonte più lontano."
Le lotte dei lavoratori hanno permesso una tenuta complessiva, limitando i danni, ma oggi senza un sostegno si rischia di nuovo di soccombere. Sembra finito in un vicolo cieco il progetto di recupero ambientale del territorio collegato alla green industry, che avrebbe dovuto rendere profittevoli le scorie delle lavorazioni dell'acciaieria e bonificare le discariche alimentando un circuito virtuoso che trasformava un problema in un'opportunità. Un capitolo a parte meritano le liberalizzazioni e privatizzazioni
"mal gestite, che ancora oggi presentano i conti inevitabili come la cessione delle centrali idroelettriche dell'asta Nera Velino, attraverso il decreto Bersani del 1999."
La multinazionale tedesca E.On, attraverso uno spezzatino, ha ceduto i suoi assets, dividendo in due il personale, tra la società ceca Eph e l'italiana Erg, e apre una fase inedita che rischia di depauperare un patrimonio di Temi, dell'Umbria e dell'Italia intera.

"Una partita che richiama ancora in causa il governo ed aziende come Eni ed Enel - conclude Cardinali - che dovrebbero ora più che mai accompagnare la crescita di un paese in difficoltà, che arranca e non ce la fa."

di Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Mercoledì 2 Settembre 2015

domenica 14 giugno 2015

Mozione contro il Ddl "La buona scuola"del personale Docente ed Ata del Liceo Scientifico R. Donatelli di Terni

I docenti e il personale Ata Liceo scientifico R.Donatelli di Terni, riuniti in Assemblea Sindacale il 10/06/2015 contestano radicalmente il disegno di Legge denominato "Buona Scuola" presentato dal Governo in carica e prossimamente in approvazione al Senato.
I motivi della contestazione si fondano sul trattato Costituzionale ed in particolare sugli articoli 4 e 33 (diritto al lavoro e alla libertà dell'insegnamento) e sulla Legge sull'Autonomia ed in particolare il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275.

  1. La Scuola non può essere trattata secondo una logica aziendale , competitiva e verticistica
  2. La Scuola è una comunità educante la cui efficacia ed efficienza sta nella condivisione di un progetto educativo e formativo e nella cooperazione di tutti i soggetti che la costituiscono e che devono poter essere soggetti attivi del cambiamento e non meri esecutori.
  3. Tale Ddl non soddisfa le esigenze di formazione ed educazione, non promuove una cultura della compartecipazione, non valorizza il ruolo professionale, anzi lo depaupera e ne lede la dignità.
  4. Gli Organi Collegiali devono essere valorizzati e mantenere le loro prerogative democratiche e il collegio docente deve continuare ad essere l'organo dove si elabora e approva il piano dell'offerta formativa e si stabiliscono le scelte didattiche della scuola.
  5. Il Ddl mortifica la professionalità di tutte le componenti delle Istituzioni Scolastiche: docenti, personale tecnico ed educativo, personale Ata che dovrebbero essere valorizzate per un migliore qualità della scuola.
  6. Con il DdL è forte il rischio di clientelismo e abusi per quanto riguarda la scelta dei docenti da parte del Dirigente Scolastico (chiamata diretta) e valutazione, che non si basa dunque su criteri oggettivi.
  7. Il Ddl annichilisce sia la libertà di insegnamento che quella di espressione sostituendola con la figura autoritaria del preside-podestà
  8. Il Ddl non risolve il problema delle classi pollaio e alimenta una non corretta competizione tra scuole e tra docenti
  9. Il Ddl propone gli ambiti territoriali e la rete tra scuole non per migliorare la qualità dell'apprendimento degli alunni, non per sviluppare la ricerca e la sperimentazione, ma solo per continuare a tagliare sul personale Ata e sull'organico dei docenti con personale a disposizione della rete di scuole.
  10. Il Ddl propone sulla mobilità regole ingestibili e inaccettabili
  11. Precariato: non è ammissibile l'apparente risoluzione del problema così delicato attraverso questa riforma che non stabilizza i precari ma precarizza la scuola (l'insegnante non gradito al ds può essere mandato a fare supplenze e attività di recupero e in caso di mobilità inserito nell'albo territoriale con contratto triennale e inspiegabile utilizzo del docente in altri ambiti senza abilitazione )
  12. Particolare attenzione merita la situazione dei precari della seconda fascia di istituto esclusi dal piano di assunzione di cui chiediamo un piano di assunzione transitorio.
  13. Mistificazione della continuità didattica che nella realtà non viene più garantita
  14. Lo spirito autoritario e antidemocratico abolisce l'obbligo del parere consultivo dell'Organo Collegiale Consultivo Nazionale per l'adozione dei Decreti e degli atti attuativi della Legge
  15. Infine viene abolito per legge il contratto collettivo nazionale.

Chiediamo Il ritiro immediato del Ddl scuola, l'assunzione di tutti i precari della scuola.

Terni 10 giugno 2015
La mozione è approvata all'unanimità
Docenti e Ata
Del Liceo scientifico Donatelli di Terni

giovedì 6 novembre 2014

Nazionalizzare è l'unica strada e non è neanche tanto rivoluzionario

"COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - TITOLO III - RAPPORTI ECONOMICI - Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fontidi energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale."

Da anni affermiamo che l'intervento diretto dello Stato nell'Economia, il controllo e la nazionalizzazione di aziende che si ritengono strategiche per il paese o che sono fortemente in crisi e mettono in discussione migliaia di posti di lavoro, è l'unica soluzione ad una crisi che ormai sta distruggendo non soltanto le tasche e la salute dei cittadini, lavoratori, pensionati e disoccupati, ma l'intero sistema economico italiano.
Questa è la risposta strutturale alle tante crisi che si susseguono da anni: dall'acciaio di Terni a quello di Taranto, dalle ali dell'Alitalia a quelle di Meridiana, tanto per fare qualche esempio!
Sino a pochi anni fa ci prendevano per matti, folli rivoluzionari che non avevano compreso quanto fosse bello il mercato e il privato, che non c'era bisogno di regole perché la globalizzazione avrebbe messo in condizione il mercato di autoregolarsi. Poi piano piano la crisi ha fatto cambiare idea a molti ed oggi sentiamo parlare di nuova IRI, di nazionalizzazioni a tempo, di intervento dello Stato.
Certo tutto è sempre finalizzato al mercato, a quell'entità che si vorrebbe far passare come ideologica e immateriale, ma dietro alla quale si cela invece il profitto di pochi, le borse che salgono mentre la gente non riesce a curarsi. I più, infatti, vorrebbero un intervento dello Stato a tempo, tanto per risanare i debiti dei privati, farli ricadere sulla collettività e poi, tra qualche anno, ridare ai soliti noti aziende in buona salute e senza debiti.
Questa è la posizione della parte più “avanzata” della Cgil ed anche della Fiom che poco tempo fa, nella vertenza ILVA, parlava di acquisizione dello Stato a tempo determinato.
È lo stesso meccanismo che ha salvato migliaia di banche ed i loro azionisti in tutto il mondo, riempiendo i loro caveau di dollari e euro abbondantemente elargiti da stati e strutture sovrannazionali come la BCE e il FMI. Tutto ciò sempre a danno dei cittadini che pagano profumatamente per rimettere in piedi banche che poi invece di impegnare questi regali inaspettati per finanziare progetti produttivi che creano ricchezza e lavoro, investono in “buoni del tesoro” emessi dagli stessi Stati che li hanno sovvenzionati e ne ricavano ulteriori profitti.
Noi invece pensiamo che la nazionalizzazione non debba essere uno strumento economico temporaneo, ma l'inizio di una trasformazione dello stato in termini sociali.
Nulla di rivoluzionario se lo prevede anche la nostra Costituzione, ma sicuramente un qualche cosa che fa funzionare le aziende per creare ricchezza e per costruire lavoro, tutelando al tempo stesso la salute e l'ambiente.
Perché il lavoro non si crea riducendo i diritti e aumentando precarietà e età pensionabile come qualcuno vorrebbe farci credere, ma con progetti produttivi seri e concreti.
Non è eticamente, sindacalmente, socialmente e politicamente accettabile che aziende come la Fiat che sono vissute e hanno intascato profitti immensi con i soldi dello Stato sotto forma di ammortizzatori sociali, incentivi e sovvenzioni varie, possano di punto in bianco abbandonare il Paese e costruire un impero multinazionale, continuando a sottrarre lavoro in Italia.
Questo è il frutto di politiche asservite ai grandi gruppi industriali e finanziari nazionali ed internazionali, ammantate di una ideologia da quattro soldi e che tradotta vuol dire maggiore sfruttamento e una forbice sempre più ampia ed incolmabile tra ricchi e poveri.
Ma è anche il frutto del ruolo che Cgil, Cisl e Uil hanno assunto in questi decenni: non saranno certo le smanie di Landini e i capricci della Camusso a far cambiare la Cgil.
Ma la farsa continua e tanti, purtroppo, continuano a credere che quella sia la strada!
Ma tanti altri stanno invece abbandonando questi sindacati e chiedono una reale alternativa: dimostreremo a loro ed a tutti che la vera alternativa parte proprio da USB.

USB - Federazione di Terni

martedì 29 luglio 2014

2000 in corteo sul raccordo: alta tensione all’Ast

La canicola estiva non ha tolto le forze ai lavoratori delle acciaierie che ieri pomeriggio si sono riversati in massa sul raccordo Temi-Orte per bloccare la circolazione. Una protesta estrema per sollecitare l'attenzione sul dramma che sta vivendo un'intera città e la sua fabbrica che da lavoro a 2.800 persone e rappresenta il 20 per cento del Pil umbro. In più di duemila, secondo le stime sindacali, sono usciti dai cancelli di viale Brin e delle altre aziende partecipate per ritrovarsi a Borgo Bovio da cui sono defluiti verso lo svincolo Terni est, nei pressi di San Carlo.
In pochi minuti si sono formate code di auto e camion mentre i lavoratori, per la gran parte giovani sotto i 40 anni, sfilavano dietro lo striscione rosso delle Rsu e urlavano slogan contro ThyssenKrupp e il piano da 550 esuberi in due anni.
Il traffico è rimasto bloccato fra Temi nord e l'uscita di San Carlo, fino all'innesto con la Flaminia per Spoleto. In allerta le forze di polizia che hanno organizzato un cordone di sicurezza attorno ai manifestanti. Ma tutto si è svolto in modo pacifico, senza tafferugli e, intorno alle 18, la situazione è ritornata alla normalità. Il corteo si è snodato tra le case di Borgo Bovio e tanti cittadini si sono uniti al corteo.

La giornata era iniziata ieri mattina con rincontro con le associazioni imprenditoriali, l'ultimo di quelli programmati dai sindacati. Nella sala riunioni della Cgil si erano presentati i rappresentanti di Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confapi e Lega delle cooperative mentre non aveva risposto all'invito Confindustria.

"Da parte loro - ha commentato il segretario della Cgil dell'Umbria, Mario Bravi - un silenzio assordante su tutta questa vicenda."
Secondo i sindacati
"appare singolare e incomprensibile l'assenza di Confindustria Umbria dato che l'associazione dovrebbe essere uno dei soggetti maggiormente interessati a mantenere le caratteristiche industriali della regione e dunque a difendere il polo siderurgico temano."
Gli incontri avviati in questi ultimi giorni, anche con i parlamentari e le istituzioni locali, hanno fatto emergere una sostanziale identità di vedute sulla necessità di un intervento diretto del presidente del consiglio nei confronti della commissione antitrust europea e della stessa multinazionale in difesa di uno dei siti strategici del manifatturiero italiano, come dichiarato dal viceministro De Vincenti.
"Il sito di Temi affermano Cgil, Cisl e Uil - ha peculiarità specifiche che lo rendono altra cosa rispetto alle altre vertenze del comparto siderurgico nazionale, per tipo di materiali prodotti, per la natura del ciclo produttivo che vede l'utilizzo di forni elettrici (quindi con più contenuto impatto ambientale) e per il riutilizzo di rottami per la produzione."
Preoccupanti, per i sindacati, anche le condizioni di sicurezza in fabbrica. 150 milioni di tagli annui, annunciati per le manutenzioni, non lasciano sperare nulla di buono per il prossimo futuro. Dopo l'incontro in Cgil i rappresentanti delle 5 sigle sindacali si sono recati a palazzo Bazzani dove sono stati ricevuti dal prefetto di Terni che si tiene costantemente aggiornato sull'evolversi della vicenda.
Assenti giustificati dal corteo di ieri pomeriggio i consiglieri comunali e il sindaco, impegnati nella riunione dell'assemblea di palazzo Spada che si è occupata proprio della vertenza acciaio. L'obiettivo dei sindacati è conquistare una vasta eco anche sui media nazionali.
"Dobbiamo imporci all'attenzione della pubblica opinione - spiega il segretario della Cgil ternana, Attilio Romanelli con tutti i mezzi a disposizione. Sempre nell'alveo della legalità, ma se necessario anche forzando un po' la mano."
Dopo le 4 ore di sciopero di ieri per oggi e domani non si prevedono altre iniziative, ma tra giovedì e venerdì - anticipa il segretario della Fiom Claudio Cipolla
"se non emergeranno novità positive, torneremo a organizzare altre iniziative di mobilitazione."
Intanto il comitato degli ex lavoratori Basell ricorda al premier Renzi, che arriverà a Temi in agosto, di non dimenticarsi delle vertenze che riguardano le aziende chimiche del territorio. La tensione resta alta.
Corriere dell'Umbria Martedì 29 Luglio 2014

giovedì 6 febbraio 2014

55 posti di lavoro/formazione con work experience "Lavoro artigiano"

Sono 55 i posti a disposizione all'interno del progetto di formazione e work experience "Lavoro artigiano", promosso dalla Provincia di Temi e riservato alle imprese e a chi è senza lavoro. Il bando dunque si configura come una nuova opportunità di inserimento lavorativo in un settore che negli ultimi anni ha di sicuro sofferto la crisi anche nella zona del Ternano.
"Il progetto - come spiega una nota di palazzo Bazzani - si rivolge a disoccupati e inoccupati che aspirano a fare un'esperienza lavorativa nel settore dell'artigianato artistico e tradizionale."

Il periodo previsto è di sei mesi, con una borsa lavoro fino a 4.800 euro, mentre al titolare o al socio sotto la cui guida si realizza la work experience, verrà riconosciuto un contributo fino a 3 mila euro.
L'inizio delle work experience è previsto per il prossimo giugno. Per le iscrizioni o per qualsiasi altra informazione è possibile consultare il sito web della Provincia di Temi.

 

Corriere dell'Umbria Giovedì 6 Febbraio 2014

sabato 7 dicembre 2013

Ossigeno per la Celi ma l’attività produttiva ancora non decolla

Una buona notizia per i 43 lavoratori della Celi di Vascigliano di Stroncone, in lotta da mesi a difesa del posto di lavoro.
Il ministero dello Sviluppo Economico ha firmato il decreto per il pagamento della cassa integrazione straordinaria.
Le maestranze vantavano arretrati di oltre sei mesi, e, in vista delle festività natalizie, è più che una boccata d'ossigeno.
Ma il sindacato è sul piede di guerra perché l'attività lavorativa non è ancora ripresa. La Celi come si ricorderà è stata presa in affitto di ramo dalla Deen Production, del noto imprenditore Nico Valecchi di Foligno, contratto che dovrebbe valere per sei anni più eventuali altri sei. Da un quinquennio l'azienda di Vascigliano è in difficoltà, con una diminuzione di ordinativi, crisi affrontata con il ricorso alla CIG per ristrutturazione. Eppure la Celi è tra le eccellenze della regione, fa parte del cluster nautico al quale aderiscono Tech, Canalicchio, Divania, Garofoli, Paolini, Officina meccanica Mariani, Rocco Marmi oltre alla società del Sitar Placcati.

Vi è stata la disponibilità delle aziende più strutturate a guidare e coordinare il raggruppamento d'imprese allo scopo di affrontare insieme la crisi globale, unendo competenze, tecnologie, know how, per potersi presentare con maggiore forza sul mercato, puntando su fattori critici quali l'internazionalizzazione, l'innovazione, la formazione, il design e la tecnologia, il controllo dei costi, l'accesso a strumenti finanziari e creditizi. La Celi era riuscita a strappare alla concorrenza commesse importanti per gli arredamenti, tra l'altro l'auditorium dell'Eurdi Roma, progettato da Enzo Piano, il comando aereo sotterraneo dell'Arabia Saudita, il bunker per le guardie reali ad Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, il Palazzo dei Congressi dell'Orni, yacht lunghi anche oltre cento metri, il cui prezzo era di decine di milioni di euro.

Varie vicende hanno messo in difficoltà la Celi, in particolare dei crediti che vantava nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. I lavoratori hanno alzato la voce manifestando davanti ai cancelli del sito, e facendo sit in sotto palazzo Bazzani, sede della prefettura per sciogliere il nodo gordiano e portare in porto la difficile vertenza. L'operazione messa in campo dall'imprenditore Nico Vallecchi è proiettata nella ricerca di commesse che dovrebbero consentire la ripresa produttiva con l'impiego iniziale di diciotto lavoratori. Il sindacato è d'accordo sull'operazione di rilancio, ma ancora è tutto in alto mare. Le forze sociali hanno quindi deciso di chiedere un incontro urgente al prefetto Bellesini, con l'apertura di un tavolo con Deen Production.

di Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Sabato 7 Dicembre 2013

mercoledì 19 giugno 2013

In 15.000 con la Camusso e D'Alema per difendere l’AST

in Corteo II sindaco Di Girolamo con la leader della Cgil, Susanna Camusso, e con l'ex premier Massimo D'Alema

La citta di Terni in un colpo solo ritrova, almeno, orgoglio e un po' di speranza. Stringendosi intorno all'Ast, in un cordone di solidarietà che unisce l'Umbria, Terni può tentare di salvarsi.

Se l'Europa guarda alla siderurgia con logiche d'altri tempi e il Governo nazionale resta tiepido di fronte al rischio di smantellamento di uno dei suoi (pochi) gioielli industriali, le Acciaierie, la città cerca di reagire.
In quindicimila circa hanno sfilato ieri tra disperazione e speranza. Gli operai dell'Ast accanto Vescovi e sindaci dell'Umbria a fianco degli operai di Terni, Taranto e Piombino a quelli di Taranto, Piombino e Civitavecchia, il sindaco di Terni di fianco a quello di Perugia, i politici degli opposti schieramenti, i pensionati, i disoccupati, i giovani, i commercianti che hanno tenuto abbassate le saracinesche. Già perché mentre Outokumpu aspetta l'offerta giusta, l'Antitrust Ue “vigila” e il Governo “si impegna”, Ast perde produzioni e quote di mercato.

E Ast, oltre alla storia della città, vuol dire circa 5mila lavoratori tra diretti e indiretti.

“Servono fatti concreti, la questione Ast deve essere ai primi posti dell'agenda del Governo sottolinea il sindaco Di Girolamo dal palco di piazza della Repubblica - Questa è una grande giornata di mobilitazione, di consapevolezza che con il destino delle Acciaierie c'é in gioco il futuro di Terni, di un pezzo rilevante del tessuto produttivo del Paese. La normativa antitrust dell'Europa, ci penalizza e penalizza l'Europa stessa”.

Anche la Chiesa umbra esprime solidarietà agli operai dell' Ast.

“Ancora una volta - affermano i vescovi - sembrano prevalere interessi di carattere finanziario che rischiano di essere pagati dai lavoratori”.

Durissimo l'intervento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che chiudendo il comizio ne ha per tutti: Europa, Governo e Confindustria.

“A noi piacerebbe sentire il rumore del pugno che il nostro Governo sbatte sul tavolo della Commissione europea - tuona Camusso -. Non si può essere diplomatici quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce all'Europa che bisogna decidere. Bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha l'orgoglio di sì, di essere il secondo per produzione industriale e che non è disposto a cedere il passo ad altri. Il dubbio è che si perde tempo e qualcuno si prende le produzioni dell'Ast. Noi siamo qua – continua - a difendere fabbriche, lavoro e futuro mentre tutti gli altri sembrano appassionati dal discutere se i grandi proprietari immobiliari devono pagare o no le tasse. Certo che le devono pagare. Al Governo diciamo che o cambia il passo e difende la produzione, oppure continueremo la mobilitazione. Vorremmo da Confindustria un segno un po' più esplicito di che cosa pensa debba fare questo Paese.
Non abbiamo mai trovato imprenditori italiani che si lanciassero nella competizione per difendere le fabbriche italiane quando le multinazionali lasciano. Non ci siamo accorti in queste ore di una Confindustria intenzionata garantire comunque che a Taranto, Terni e Piombino si produca”.

La manifestazione, con otto ore di sciopero, è iniziata alle 10 dai cancelli di viale Brin con il corteo che, in un caldo torrido e nello sventolare delle bandiere, ha raggiunto piazza della Repubblica. Nessun atto di tensione dopo i tafferugli del 5 scorso con la polizia in cui era rimasto ferito anche il sindaco.

La Nazione Mercoledì 19 Giugno 2013

 
La classe operaia va in paradiso. Per un giorno migliaia di persone hanno indossato simbolicamente le tute blu dei metalmeccanici e marciato insieme ai lavoratori della Ast. Con orgoglio, partecipazione, civiltà, senso di responsabilità donne e uomini (gli organizzatori parlano di dodicimila persone) hanno camminato tranquillamente per tre chilometri dai cancelli di Acciai Speciali Temi in viale Brin fino a piazza della Repubblica luogo storico di tante battaglie sindacali. Negozi chiusi.
"Chiudiamo oggi, per non chiudere per sempre."
Il grido era
"Difendiamo l'Ast, daje Terni!!!."
Una città, una provincia, una regione mobilitate, insieme ad altre realtà nazionali (Taranto, Piombino, Civitavecchia) per difendere in tutti i modi la propria fabbrica che produce il 40% dell'intero fabbisogno nazionale di acciaio speciale. Sciopero generale di otto ore in tutta la provincia di Terni, ovviamente riuscito. Intorno al sito siderurgico ruotano interessi, giochi per certi versi non chiari. L'acciaieria ternana è come una bellissima quercia secolare e rigogliosa. Ma se si tagliano le radici prima o poi inesorabilmente muore. E infatti ogni anno Ast perde il suo valore patrimoniale.
"Tranquilli - affermava l'azienda - avremo almeno una ventina di possibili compratori."
Oggi scopriamo che le manifestazioni di interesse sono solo una. E non potrebbe essere diversamente letti i bilanci. Ma nessuno ne vuole parlare. Bene, è arrivato il momento di scoprire le carte. Per fortuna ci ha pensato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a spezzare questo inquietante silenzio chiedendo al governo delle larghe intese di
"sbattere il pugno sul tavolo della Commissione Ue per difendere le acciaierie di Terni. Non si può essere diplomatici - ha detto con forza scaldando la gente che la stava ascoltando - quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce che bisogna decidere, ma bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha la seconda produzione industriale e non è disposto cederla ad altri."
Finalmente! La posta in gioco è alta e fino a questo momento a farla da patroni sono stati i signorotti tedeschi e finlandesi con noi italiani buoni, buoni in posizione di perenne attesa per non creare allarmismi e non disturbare il "manovratore". Ieri la svolta potrebbe essere arrivata. E non è un caso che alle parole della Camusso sono arrivate a stretto giro quelle della presidente della Regione Catiuscia Marini.

"É giunto il momento che il governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad agire e dare risposte urgenti in difesa dell'Ast. Stiamo vigilando - ha affermato la presidente - e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale proprietà finlandese."
Erano in tanti, soprattutto giovani, a indossare la fascia tricolore. Per un volta Terni aveva tanti primi cittadini. É toccato però al sindaco doc Leopoldo Di Girolamo ricordare che
" il cuore di Terni è tornato a pulsare, in quanto le acciaierie sono il fondamento della città, la sua storia."
Secondo il primo cittadino
"la crescita e l'occupazione devono essere il primo problema del governo, perché solo ripartendo dal tema del lavoro si può guardare al futuro con una prospettiva."

Di Girolamo nel corso del suo intervento ha sottolineato più volte l'importanza della partecipazione della città nel suo complesso, della presenza di tutto il territorio umbro, con i sindaci della provincia di Terni e di quello di Perugia. Una giornata di mobilitazione ma anche di festa. A smuovere i partecipanti ci ha pensato anche la cantante Lucilla Piccioni con una splendida taranta e canzoni delle lotte operaie. E tra una Bella Ciao o l'intramontabile Internazionale, le note di Giorgio Gaber hanno colpito come sempre: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione ".

E a livello dà partecipazione, la città di Temi non ha eguali.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 19 Giugno 2013

lunedì 17 giugno 2013

Grande adesione allo sciopero di Martedì

Continuano le adesioni allo sciopero di martedì prossimo. L'ultima in ordine di tempo è quella del gruppo Pac 2000a Conad. Il centro commerciale Cospea e l'ipermercato E.Leclerc di Terni, si legge in una nota, aderiscono con convinzione e grande spirito solidale alla manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria per martedì con la chiusura dei propri punti vendita fino alle ore 12.30. Contestualmente la Confesercenti di Terni invita tutti gli associati ad una serrata in occasione della manifestazione durante il passaggio del corteo che alle 9 dai cancelli Ast di viale Brin arriverà a piazza del Popolo per il comizio finale.
Corriere dell'Umbria Lunedì 17 Giugno 2013

sabato 17 novembre 2012

Di Girolamo: se l'Acciaieria chiude, la città muore

La Vertenza Ast tiene inevitabilmente banco. L'ennesimo capitolo lo scrive il sindaco Leopoldo Di Girolamo che ha inviato una lettera al ceo di Outokumpu, Mika Seitovirta.

“Ho apprezzato la lettera con cui ci ha riaffermato il suo impegno per ricercare il miglior acquirente possibile per lo stabilimento di Terni dopo la decisione della Commissione europea - si legge nella missiva del sindaco - Resta in noi la preoccupazione per la mancata inclusione del Tubificio nel pacchetto messo in vendita, ma confidiamo nella vostra disponibilità ad inserirlo in caso di una richiesta che sia economicamente vantaggiosa per Outokumpu”.

La risposta del primo cittadino arriva dopo l'impegno della multinazionale ad individuare il miglior acquirente nell'ambito di una cessione integrale dell'Alt all'interno della fusione con Inoxum-ThyssenKrupp.

“Siamo fortemente preoccupati per il nostro futuro. Il destino di Terni - aggiunge Di Girolamo - è da sempre legato a quello dell'Acciaieria. Non a caso essa mantiene nella sua sigla il nome della città. Se l'Acciaieria chiude, la città muore. Per questo non possiamo accettare scelte sbagliate. Occorre un partner industriale e non finanziario, con un profilo internazionale. Credo - conclude - che la creazione di un tavolo permanente al ministero dello Sviluppo possa essere uno strumento utile a trovare le soluzioni migliori per Outokumpu e Ast”.

La Nazione Sabato 17 Novembre 2012

venerdì 12 ottobre 2012

Crisi Novelli e Nuova Panem: verso lo sciopero il 17 ottobre

Cresce la protesta dei lavoratori del gruppo Novelli e Nuova Panem. Per le organizzazioni sindacali di categoria, nazionali e regionali, Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil e Filcams Cgil, la situazione, rispetto ad un mese fa, è peggiorata e
"vi sono elementi di forte preoccupazione derivanti dalla decisione di avviare la procedura di concordato preventivo per il gruppo Novelli"
e per questo hanno proclamato uno sciopero per il 17 ottobre. Per il sindacato, si prospetta il rischio concreto di smantellamento dell'attività produttiva e di precipitazione della situazione economica, con gravi conseguenze dal punto di vista della tenuta occupazionale di tutto il perimetro aziendale.
"Non è più sostenibile una situazione nella quale è messo in discussione il diritto a percepire la normale e intera retribuzione di tutti i lavoratori."

Novelli, in Umbria, occupa 300 dipendenti con gli stabilimenti ad Amelia (Interpan), Spoleto (Ovito) e Terni (Mangimificio e amministrazione) e i prodotti sono caratterizzati da alti standard qualitativi grazie ai continui investimenti tecnologici e produttivi che hanno reso l'azienda leader nei mercati di riferimento. In totale gli occupati sono oltre settecento, con altri stabilimenti nel Lazio e in Lombardia.
Il protrarsi di una situazione di sofferenza finanziaria potrebbe vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici chiesti ai lavoratori. Le maestranze ternane di vocabolo Sabbione stanno utilizzando il contratto di solidarietà dal mese di luglio, mentre a Spoleto è stata attivatala cassa integrazione. Il sindacato ha più volte chiesto di avere una cabina di regia istituzionale presso la Regione Umbria, ma ancora non è pervenuta nessuna disponibilità a realizzare un confronto tra le parti interessate, compreso il sistema creditizio.

L'azienda, nelle settimane scorse, aveva informato le parti sociali che la gran parte delle banche aveva rinnovato le linee di credito, mentre due istituti ancora non l'avevano fatto creando difficoltà inerenti al pagamento degli stipendi. Per lunedì, alle 14 a Roma, è in programma un summit con la partecipazione dei coordinatori nazionali, le Rsu e rappresentanti del consiglio d'amministrazione dell'azienda, per cercare di trovare, in extremis, la soluzione per il pagamento delle parti di mensilità arretrate e scongiurare lo sciopero.

Corriere dell'Umbria Giovedì 11 Ottobre 2012

mercoledì 26 settembre 2012

Licenziamenti nelle Coop Sociali: verso l’arbitrato sul caso AIDAS

Sarà un arbitrato alla Camera di commercio ad avere l'ultima parola sulla sorte dei 18 soci-lavoratori della cooperativa sociale Aidas licenziati a giugno. Si tratta, per la gran parte, di donne, alcune delle quali rimaste senza lavoro anche dopo 30 anni. Loredana Valsenti, presidente della stessa cooperativa sociale, parla di
"un contenzioso interno, fondato su evidenti violazioni statutarie contestate alle dipendenti."
Ma le dirette interessate respingono tutte le accuse e, tramite il loro legale, l'avvocato Passoni, fanno sapere che
"è stato già impugnato il licenziamento perché infondato. Nel corso dell'arbitrato - continua - chiederemo il reintegro delle mie assistite in qualità di socie e dunque di lavoratrici della stessa cooperativa."
Cooperativa che gestisce realtà importanti anche nel settore dell'assistenza agli anziani. Come nel caso del Tiffany, tanto per citante una. Tra gli obiettivi ambiziosi dell'Aidas c'è pure la struttura di Collerolletta.
"Non siamo ancora partiti - riprende la presidente Valsenti - perché abbiamo dovuto fare i conti con farraginosità burocratiche e interferenze di cui avremo modo di parlare più diffusamente venerdì pomeriggio quando, proprio in quella sede, terremo una conferenza stampa per dire, una volta per tutte, la nostra verità."
Intanto le dipendenti licenziate rivendicano alcune mensilità arretrate, ma l'Aidas sostiene di avere già sanato la situazione con un'apposita delibera. Le ex socie lanciano un appello alla pubblica opinione e alle istituzioni.
"Questa vicenda - dicono alcune di loro - è passata per troppo tempo sotto silenzio. Anche da parte del sindacato."
E proprio per dare visibilità alle loro richieste, il consigliere comunale del Pdl Stefano Fatale, ha sollecitato un incontro pubblico a palazzo Spada. Sulla questione lo stesso Fatale, insieme ai consiglieri del Pdl Biscetti e Brizi, ha già presentato un'interrogazione a cui si è incaricato di rispondere l'assessore ai Servizi Sociali, Stefano Bucari.
"L'amministrazione comunale - ha assicurato - segue con grande attenzione l'evolversi della situazione. Per quanto riguarda le fatture per i servizi sociali diretti, all'Aidas è stato liquidato l'anno 2011. Fino ad agosto sono inoltre registrate fatture per 460.118,78 euro, rispetto alle quali sono stati liquidati 340.939 euro, ovvero gran parte del 2012, restando dunque da pagare, da parte del Comune, 119.178 euro. Per quel che riguarda le fatture per servizi sociali in delega restano invece da pagare 194.432 euro."
Più dettagliata la situazione riferita da Bucari rispetto alle fatture per i servizi sanitari.
"Secondo le informazioni fornitemi dalla Asl 4 - ha aggiunto l'assessore - ïl rappresentante legale della coop Aidas e della società Eurosalus il 12 novembre del 2011 ha sottoscritto un contratto di cessione di credito con la società Factorit che è stato poi rescisso a marzo 2012. A fronte di questo contratto la Asl 4, nel periodo che va dal novembre 2010 al marzo 2012, ha liquidato a Factorit, quale cessionaria dei crediti, per la cooperativa Aidas, un totale di 4.656.784 euro e per la società Eurosalus un totale di 1.691.363 euro.Nel giugno scorso è pervenuta poi da parte di Unicredit una comunicazione di cessione di credito nei confronti di Aidas ed Eurosalus. Infine, il 6 settembre scorso, il distretto numero uno della Asl 4 ha predisposto la liquidazione in favore dell'Aidas di 251.011 euro, ma non è stato possibile emettere il mandato di pagamento in quanto il Dure, il documento unico di regolarità contributiva, non risultava regolare. Il 19 settembre è arrivato il Dure regolare, ma il mandato - ha concluso Bucari - è a tutt'oggi fermo per il blocco di Equitalia."
Corriere dell'Umbria Mercoledì 26 Settembre 2012

mercoledì 9 maggio 2012

Chiude Wonderful: in 16 senza lavoro a Terni

Il marchio di articoli sportivi Wonderful ha chiuso tutti i suoi punti vendita a Terni: l'outlet a Maratta, il negozio al Pianeta e soprattutto il grande centro a Corso Vecchio ex Briganti, duemila metri quadrati di superficie divisi in tre piani, di cui uno interrato. Ultima giornata di lavoro lo scorso 30 aprile quando alla fine dei turni un camion ha iniziato a svuotare della merce i locali di corso Vecchio. Su Terni si trovano senza lavoro 15 impiegati e 1 apprendista. Più dura la botta occupazionale per Perugia dove la chiusura dei punti vendita ha portato all'interruzione del rapporto per 10 apprendisti, 86 impiegati e 2 operai.
Nel complesso si ritrovano senza lavoro in Umbria 114 ex addetti di Wonderful.

La chiusura è stata decretata dai liquidatori, la catena umbra Wonderful è in amministrazione controllata, che hanno chiesto alle organizzazioni sindacali la firma di un accordo per la messa in mobilità di tutti e 114 i dipendenti del gruppo in liquidazione. Accordo che per il momento il sindacato respinge con forza. Il sindacato, d'accordo tutte le sigle, tenterà la strada della cassa integrazione, ordinaria o in deroga, per vedere se ci sono, con Wonderful o con altri acquirenti, le condizioni per riaprire le attività commerciali e rimettere dietro ai banconi i dipendenti.
Lavoratori che tra l'altro devono riscuotere anche mensilità arretrate, l'ultimo stipendio pagato, almeno qui a Terni, è quello relativo al mese di febbraio.
La chiusura del punto vendita di Corso Vecchio rappresenta poi un'altra durissima mazzata per il centro storico e per la sua più antica e blasonata via commerciale, ormai ridotta a "cineseria".

Negli ultimi mesi, sempre lungo l'asse di Corso Vecchio, hanno continuato a chiudere esercizi commerciali, di abbigliamento e no. La moria di negozi in città intanto continua a ritmo sostenuto. Dal 31 dicembre 2011 al 31 marzo 2012 hanno chiuso in città 36 esercizi commerciali, una media di 12 serrande abbassate al mese. Serrande che impiegano mesi, a volte addirittura anni a rialzarsi in quanto il turn over fino a qualche tempo fa rapidissimo si è molto rallentato. Chiusure che interessano soprattutto il centro storico, il grande centro commerciale all'aperto, dove è concentrato il grosso delle attività del commercio e dei servizi.La proprietà dei locali ex Wonderful ed ex Briganti di Corso Vecchio smentisce infine la voce, circolata in città negli ultimi giorni, che agli stessi locali sarebbe interessata una catena commerciale cinese.
Voce rinforzata dalla presenza in massa, a Corso Vecchio, di esercizi legati ai cinesi. Nessun cinese interessato ai locali ex Wonderful, ma a quel che si sa nemmeno nessuna catena commerciale europea sarebbe interessata ad aprire negli storici locali ternani un'attività di distribuzione.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 9 Maggio 2012

sabato 7 gennaio 2012

Crisi anche per le badanti

Nel dramma occupazionale del territorio non c'è più posto nemmeno per le badanti. É quanto emerge dal consuntivo dello sportello-lavoro della Caritas. Nel 2011 vi si sono rivolte 120 persone, nel 90% dei casi di origine romena, e 25 famiglie,
"tutte con situazioni di estremo disagio dovute a malattie dei propri cari - spiegano dal servizio - costretti spesso a letto, incapaci di essere autonomi anche nelle azioni più semplici della vita quotidiana."
"Rispetto agli anni precedenti - commenta la Caritas diocesana - il 2011 si è rivelato un anno molto difficile per la ricerca di lavoro, infatti poche sono state le offerte e altrettanto poche sono state le risposte positive che abbiamo potuto dare ai nostri utenti (15 gli inserimenti lavorativi). Questa difficoltà nel reperire lavoro è data dalla crisi che ha colpito il Paese, aggiunta alla crisi già esistente nel nostro territorio: ciò ha portato molte famiglie alla perdita del lavoro. Allora, non potendo più far fronte alle spese di casa, quali bollette o affitto, tali famiglie si sono viste costrette a rinunciare alle stesse assistenti domiciliari e a prendersi cura direttamente dei propri cari. Le famiglie, pertanto, preferiscono non più pagare una badante ma occuparsi direttamente loro dei propri malati, aiutandosi con le pensioni degli anziani stessi. Se prima l'assistente domiciliare era la figura più ricercata dalle famiglie ternane, adesso le stesse famiglie preferiscono svolgere in 'proprio' tali mansioni, in mancanza di possibilità lavorative diverse, integrando così con la pensione dei propri malati le entrate economiche familiari."
"Negli anni precedenti - aggiunge la Caritas - gli anziani hanno sempre sperato di essere assistiti dalla propria famiglia e dai propri figli (anzi figlie) ma si erano resi ben conto che questa speranza non poteva essere coltivata, ora il desiderio di questi anziani sembra che si stia realizzando, e possiamo affermarlo da testimonianze dirette di famiglie che hanno lamentato questo stato di crisi e di difficoltà. La crisi è diventata sempre più evidente, quindi al crollo delle offerte si è contrapposto il doppio delle richieste."
La Nazione Venerdì 6 Gennaio 2012

lunedì 17 ottobre 2011

Bandi per aprire asili nido all'interno della propria abitazione e non solo

II presidente di.Confcommercio Ivano Rulli lo aveva detta: l'associazione ha cambiato rotta, ora c'è un nuovo volto che per Confcommercio significa andare ben oltre ai soliti servizi svolti fino ad oggi. Insomma non più soltanto “buste paga ed eventi natalizi da vetrina” Confcommercio adesso offre nuovi servizi e crea perfino occupazione. La ventata di novità parte innanzitutto dal sociale con formule innovative di assistenza e aiuti a chi lavora e spesso non ha possibilità di seguire i propri figli o gli anziani oppure persone con handicap. Ma andiamo per ordine. C'è un bando. L'obiettivo finale è quello di poter aprire un'attività in proprio. Si tratta di bambini e di donne. Grazie all'assistenza fornita da Confcommercio le donne che rispondono a determinati requisiti e supereranno tutti i parametri richiesti avranno la possibilità di accedere al corso regionale per aprire un mini asilo nido all'interno della propria abitazione. A illustrare i particolari è Raffaella Rossi, responsabile di progetto in Confcommercio:
"É una vera novità - spiega - esistono fondi regionali per un corso di formazione per la sperimentazione di nidi familiari, in sostanza con 115 ore articolate in 15 giornate di lezione le donne selezionate potranno frequentare il corso e aprire l'asilo per un massimo di quattro bambini tra i tre mesi e i tre anni, ovviamente in stretto contatto con la famiglia. In questo modo si favorisce l'inserimento nel mercato del lavoro di donne senza lavoro, qui a Confcommercio offriamo tutte le informazioni e i contatti necessari."
Inoltre, alla fine dei corsi seguiremo le donne in tutte le procedure e le pratiche per l'apertura dell'asilo in casa. Il corso è riservato a 40 donne in Umbria che saranno "spalmate"in tutta la regione, dunque almeno venti per la provincia di Terni.  L'età delle ammissibili va dai 21 ai 55 anni, disoccupate e in possesso di diploma di scuola media superiore. Il bando scade il 28 ottobre, dunque bisogna fare in fretta. Ma l'asilo; in casa è solo l'inizio. Confcommercio infatti apre le porte anche a un progetto previsto dalla presidenza del Consiglio dei ministri di concerto con i ministeri per le Pari opportunità e del Lavoro.
"Sono previste iniziative - spiega ancora Raffaella Rossi - con cui è possibile incaricare soggetti con adeguati requisiti a svolgere attività di aiuto in modo da liberare tempo a chi lavora full time per la cura dei figli minori o di disabili o anziani, tutto ciò senza pregiudicare la vita professionale. II progetto riguarda titolari di imprese, ma anche dipendenti o liberi professionisti, sono dei fondi statali già previsti per chi ha in famiglia figli minorenni o disabili o anziani non autosufficienti."
In sostanza presentando un progetto ad hoc chi lavora può usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell'organizzazione del lavoro e di contributi statali che nel complesso (dunque poi da spartire anche in base ai partecipanti) ammontano a 500.000 euro per una durata massima di 4 mesi. I progetti riguardano la possibilità, nelle ore flessibili, di badare ai figli o agli anziani o ai disabili in famiglia.
"É possibile, per esempio, associarsi tra aziende e partecipare per "creare" una rete di assistenza ai figli o agli anziani - precisa la Rossi - . In Confcommercio offriamo assistenza e informazioni. Aggiungo - continua - che, sempre nello stesso progetto, presto verrà attivato anche uno sportello presso la sede della Confcommercio dove poter chiedere, sempre dietro determinati requisiti, agevolazioni o sostegni, per esempio affidando a terzi alcuni impegni organizzativi familiari come quello di fare la spesa: in questo senso verranno inseriti soggetti svantaggiati ma idonei, dunque è anche un modo per offrire, da parte nostra, un'occupazione á chi è meno fortunato."
Le domande anche in questo caso vanno presentate entro il 28 ottobre.
Il Giornale dell'Umbria Lunedì 17 Ottobre 2011

martedì 11 ottobre 2011

Oltre 7mila in posa per la Polymer

Il set del Popolo a Terni dove sono passate migliaia di persone per dare il loro sostegno alla causa dei lavoratori Il tutto allestito in piazza"La foto più lunga visibile sul web" l'iniziativa dei lavoratori del polo chimico della Polymer, ha superato ampiamente l'obiettivo che sindacato e lavoratori si erano prefissi. A posare, nell'improvvisato "set" in piazza del Popolo, sono state oltre 7mila persone per circa 6mila foto che entrano così di diritto nel guinnes dei primati. Gli organizzatori esultano di gioia. I cittadini ternani si sono stretti, simbolicamente, intorno al polo chimico che rischia un serio ridimensionamento, ma è stata apprezzata la presenza degli sportivi ad iniziare dalla Ternana, Sporting Terni e Terni rugby, e dei consiglieri comunali e provinciali. Ieri mattina oltre 500 atleti che hanno partecipato alla corsa podistica dell'Amatori Podistica Terni, non si sono rifiutati di far parte della foto più lunga visibile sul Web, che potrà esser vista nei prossimi giorni sul portale: todelia.it.
Intanto è stata contattata la redazione dello "Show dei Record" di Gerry Scotti, che si è detta interessata, ma si aspetta il raggiungimento dell'obiettivo finale, come detto largamente superato. Anche l'onorevole Emanuele Trappolino (Pd) non è mancato all'appuntamento in piazza del Popolo.
"Dentro la lunga e caparbia mobilitazione dei lavoratori della Basell e dei sindacati, l'impegno delle istituzioni, la formidabile partecipazione di tutta città ad un movimento di "resistenza all'oblio" - sostiene Trappolino - c'è il senso autentico di una vicenda che riguarda certamente l'identità industriale di Terni ma anche la volontà di non piegarsi ad un destino stabilito altrove."
La vertenza è iniziata a febbraio 2010 e sembra ormai all'epilogo, dopo l'ultimatum di Castano, direttore del ministero dello sviluppo economico.
"Il 25 ottobre Basell e Novamont si incontreranno presso il ministero dello Sviluppo Economico. Per quanto ci è dato di capire, - continua Trappolino - le possibilità di un'intesa sulla vendita sono ridotte ai minimi termini. La multinazionale non vuole concorrenti e su questo obiettivo pare intenzionata a sacrificare tutto il resto."
Novamont ha già presentato un suo progetto a Palazzo Chigi e alla regione Umbria.
"Novamont sembra interessata ad andare avanti con il suo piano di produzioni basate sulla chimica verde, prevedendo il reimpiego di parte delle maestranze della multinazionale. In questa fase il futuro della chimica di Terni deve diventare un capitolo importante della politica industriale del governo. La decisione di Novamont di andare avanti ugualmente pone in questo senso una sfida importante che deve impegnare in modo concreto Palazzo Chigi."
La fase che si apre è delicata.
"Il Governo deve accompagnare la ripartenza del polo chimico di Terni attraverso una doppia e contestuale manovra. Che vuole dire: assicurare a Novamont, d'intesa con le istituzioni locali, le migliori condizioni per la realizzazione del piano e dell'investimento; gestire le conseguenze del processo di dismissione e di bonifica degli impianti, salvaguardando l'occupazione dei lavoratori della multinazionale e mettendo in campo tutti gli strumenti disponibili per assicurare all'area ex Basell un futuro industriale"
Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Lunedì 10 Ottobre 2011

giovedì 29 settembre 2011

Un esercito di lavoratori in "nero": irregolari o con contributi non versati, 250 casi scoperti dall'inizio dell'anno

L'ultima in ordine di tempo a finire nel mirino delle Fiamme gialle di Terni, per violazioni contributive in materia di lavoro, è stata una cooperativa del settore delle pulizie. Per ben circa 90 lavoratori che nel tempo avevano prestato il loro lavoro a favore della società, sostengono i finanzieri, non sono stati effettuati i versamenti relativi alle ritenute Irpef. Così, al termine dei controlli effettuati dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria del comando di Terni, è risultato che la cooperativa si sarebbe trattenuta, indebitamente, senza versarli alle casse dello Stato, circa 40mila euro.
É solo l'ultimo episodio, questo, di una lunga serie di violazioni che nel corso del 2011 sono state scoperte dalle Fiamme gialle del comando di via Bramante nel territorio di tutta la provincia: nel periodo compreso tra gennaio e agosto di quest'anno, infatti, sono stati individuati complessivamente 250 lavoratori totalmente "a nero" o per i quali, pur essendo regolarmente assunti, i datori di lavoro non avrebbero versato allo Stato le ritenute effettuate. Una lista che è dunque già lunga e che ora si "arricchisce" degli ultimi 90 lavoratori scoperti. Tra l'altro le violazioni in materia contributiva vengono accompagnate anche da quelle in campo fiscale. Nel caso della cooperativa di pulizie finita nei guai, il Nucleo di polizia tributaria di Terni - comandato dal maggiore Giovanni Carotenuto ha accertato anche una consistente evasione fiscale: la società avrebbe infatti omesso di versare alle casse dell'Erario una imposta sul valore aggiunto per circa 300mila euro. Quanto alle irregolarità a livello contributivo venute alla luce nel corso dell'anno è stato emblematico il caso del bar-pasticceria del pieno centro di Terni all'interno del quale, tra il 2008 e il 2009, sarebbero stati impiegati 29 lavoratori irregolari. Proprio nel locale i finanzieri, durante le loro verifiche, avrebbero scovato un registro nel quale sarebbero state riportate le ore di lavoro dei dipendenti presi "in nero". Il quaderno elaborato dal titolare dell'impresa, intitolato esplicitamente
"Riepilogo nero in entrata e nero in uscita"
, ha permesso alla Finanza di appurare non solo le entrate relative a prestazioni non fatturate a clienti, ovvero cessioni per le quali non era stato emesso il relativo scontrino fiscale, ma anche il dettaglio dei compensi dati fuori busta paga ai propri dipendenti. Irregolarità, nel corso del 2011, sono state riscontrate anche nel territorio Orvietano: a luglio, per fare un esempio, gli uomini della tenenza di Orvieto oltre alla mancata presentazione della dichiarazione fiscale per il 2008 per ben 7 milioni di ricavi, aveva contestato a un'impresa artigiana omessi versamenti della ritenute Irpef e Inps, a carico dei dipendenti ma non versati all'Erario, rispettivamente per 300mila e 90mila euro.Alla cooperativa sono stati contestati anche 300mila euro di evasione fiscale
Il Giornale dell'Umbria Giovedì 29 Settembre 2011

martedì 20 settembre 2011

Arrivano i parrucchieri cinesi

[…], anche a Terni. In una città messa a dura prova dalla crisi economica e occupazionale, le attività commerciali gestite da cittadini extracomunitari, di nazionalità cinese ma non solo, trovano terreno fertile per svilupparsi e creare il proprio business. Il punto di partenza è rappresentato da prezzi di vendita decisamente concorrenziali e in qualche caso stracciati. Un aspetto che arriva diretto al cuore dei consumatori, soprattutto in questo periodo. Una leva che i detrattori collegano alla qualità scarsa delle merci, delle materie prime e a un approccio stakanovista al lavoro, ipotizzando scarse tutele e orari fin troppo liberi. Il dato di fatto è che in Italia le imprese gestite da immigrati cinesi hanno superato quota cinquantamila, con elevate concentrazioni in Lombardia, Campania e Toscana (Prato docet).
Commercio e manifatturiero sono i settori cardine di un fenomeno che ha risvolti economici, sociali e anche di costume. E nella nostra piccola realtà di provincia, non poteva passare inosservata l'apertura del primo parrucchiere gestito da cittadini cinesi. Una novità che ha scatenato la curiosità degli utenti finali, ma anche le polemiche di chi opera da tempo sul territorio nello stesso settore. Alla base c'è il timore che la propria professionalità possa uscire ridimensionata, svilita dal confronto con chi pratica prezzi bassi. Talmente bassi da innescare dubbi e perplessità di ogni genere, ma tutte da verificare, soprattutto sulla qualità dei prodotti utilizzati. Il listino del coiffeur asiatico è, in media, inferiore del 50% rispetto a quello di un qualsiasi commerciante locale, con punte del 60% e oltre.
Un ribasso che rischia di sparigliare il mercato locale e aprire un fronte ampio, soprattutto se il business esotico nel settore dell'estetica dovesse crescere ulteriormente. Alla rabbia degli acconciatori "tradizionali" hanno fatto seguito anche alcuni controlli da parte delle autorità competenti. Tutto in ordine, per il momento. E così, sulla spinta delle discussioni e della curiosità, abbiamo voluto toccare con mano questa nuova realtà, nata di recente in viale Cesare Battisti, a pochi passi da piazza Tacito. L'ambiente si presenta essenziale, spartano, ma accogliente. La cortesia dei tre giovani di nazionalità cinese che lavorano all'interno del negozio (due uomini e una donna), si mischia alla tradizionale riservatezza e alle difficoltà (a volte simulate) nel parlare in italiano. Pochi convenevoli: i ragazzi non si comportano da proprietari dell'attività e sono lì per lavorare sodo, senza perdersi in chiacchiere.
Fabio Toni
Corriere dell'Umbria Lunedì 19 Settembre 2011

giovedì 28 luglio 2011

1000 hanno smesso di cercare un'occupazione nell'ultimo anno

Basta cerchiare in rosso gli annunci sui giornali, basta rovistare tra i siti internet o passare intere giornate al telefono. Trovare lavoro al tempo della crisi è sempre più difficile e l'esercito dei disoccupati si tramuta presto nell'esercito dei "rassegnati". In 1000 in provincia di Terni, secondo le rilevazioni dell'Istat che infarciscono il Rapporto sul mercato del lavoro 2010 presentato ieri a palazzo Bazzani, hanno smesso di ricercare "attivamente" lavoro nell'ultimo anno, soprattutto donne, con ogni probabilità scoraggiati dalla crisi che rende maledettamente complicato trovare un'occupazione. Erano 7mila le persone in cerca di lavoro nel 2009, sono state 6mila nel 2010, metà maschi e metà femmine.
A fronte di questo il tasso di disoccupazione scende al 5,9% (7,7% donne, 4,5% uomini) rispetto al 7% del 2009 e alla media nazionale del 9%. Ma è un dato effimero perché in provincia di Terni l'occupazione ristagna, tenuta a galla da un aumento degli addetti nel settore dei servizi dove però la "qualità" dei contratti è "bassa". Nel dettaglio, il numero degli occupati a livello provinciale, secondo l'indagine Istat, è di circa 90.000 unità, (53mila maschi e 37mila femmine). La distribuzione si ripartisce per il 3,8% in agricoltura, per il 24,6 % nell'industria e per il 71,6 % nel terziario.
Secondo le rilevazioni dei Centri per l'impiego della Provincia nel 2010 il numero degli avviamenti al lavoro è pari a 29.921, con un incremento dell'1,7% rispetto al 2009. Cresce il ricorso alle forme contrattuali più flessibili, quali contratti a tempo determinato e di lavoro intermittente utilizzato per lo più nel settore alberghiero e della ristorazione, in aumento rispettivamente del 2,5% e del 62,9%. Diminuiscono i contratti a tempo indeterminato (-13,9%) e di apprendistato (-6,8%). La diminuzione delle assunzioni a tempo indeterminato riguarda quasi tutti i settori produttivi, con una particolare accentuazione nei servizi alle famiglie, nell'industria manifatturiera e nelle costruzioni. In controtendenza il commercio dove il numero di assunzioni a tempo indeterminato cresce del 23,9%. Nel 2010 le assunzioni di stranieri sono aumentate meno rispetto a quelle degli italiani e anche qui la crisi si sta facendo sentire soprattutto nel settore dell'assistenza algli anziani, con un ricorso più contenuto alle badanti. Crescono in modo significativo invece gli iscritti nei Centri per l'impiego. Nel 2010 sono state 24.662 di cui il 61,5% femmine e il 38,5% maschi, con un incremento dell'11,7%. In generale il 9% delle persone che si rivolgono ai Centri per l'impiego della Provincia di Terni trovano lavoro entro quattro mesi (contro il 4%delle agenzie interinali), un tasso di intermediazione che è del 6,2 a livello nazionale.
"L'obiettivo ha detto l'assessore alle Politiche del lavoro, Fabio Paparelli - è di portarlo al 15% entro il 2013 avvicinando sempre di più i Centri alle esigenze di chi cerca lavoro, sfruttando le nuove tecnologie e i social network, ma anche a quelle delle imprese."
Anche per la mobilità si rileva un sensibile incremento (942 unità, con un aumento del 17,8% rispetto al 2009). Rimane alta anche la cassa integrazione pur se in calo dell'1,3% (2.258 lavoratori). I settori più coinvolti sono quelli dei servizi alle persone (cooperative sociali), metalmeccanico e tessile. Nel 2010, per quanto riguarda la componente femminile, il rapporto attivato dalla Provincia con i tribunali di Terni e di Orvieto ha dato la possibilità a 9 donne di usufruire dei tirocini formativi presso gli uffici giudiziari. Qualche timido segnale di ripresa dell'occupazione dai dati del primo trimestre del 2011. Rispetto allo stesso periodo del 2010, infatti, i rapporti di lavoro soprattutto con contratti a termine attivati dal Centro per l'impiego sono in aumento del 2,5%, specialmente nel manifatturiero, mentre difficoltà permangono nelle costruzioni. Scende il ricorso alla mobilità (-3%) e alla cassa integrazione ordinaria, aumenta quella straordinaria, cresce leggermente anche il numero degli iscritti al Centro per l'impiego da 24.662 a 24.866.
Mercoledì 27 Luglio 2011

venerdì 15 luglio 2011

Banca di Terni-Credito cooperativo: 659 soci

Sono oltre 37mila le azioni sottoscritte da 659 soci. Il capitale totale supera i 3 milioni e 700 mila euro. Sono questi i numeri raggiunti dalla costituenda Banca di Terni-Credito cooperativo, le cui sottoscrizioni si sono concluse il 30 giugno scorso. I dati sono stati forniti ieri mattina nel corso di una conferenza stampa dal presidente del comitato promotore Giorgio Adeodato Norcia, dal vicepresidente Carlo Orsini e dal tesoriere Gianluca Di Mei.
"In un Momento di crisi economica - ha detto Norcia – avere raggiunto un obiettivo simile è un ottimo risultato. Le sottoscrizioni erano iniziate il primo luglio di un anno fa e siamo riusciti a rispettare i termini che ci eravamo prefissati nel prospetto informativo depositato presso la Consob, andando anche oltre le cifre che avevamo auspicato in un primo momento 1659 sottoscrittori - è stato spiegato ancora nel corso dell'incontro - 542 sono costituiti da persone fisiche (24.168 azioni sottoscritte per un totale di due milioni 416 mila 800 euro) e i restanti 117 da persone non fisiche (13 mila 47 azioni per un totale di un milione 304 mila 700 euro). La sottoscrizione media - ogni azione ha un valore di 100 euro – è stata di cinque mila 647,19 euro. [] dopo la richiesta di versamento del capitale a ogni sottoscrittore - ha spiegato ancora il presidente del comitato promotore Norcia - verrà indetta l'assemblea costituente della nuova società cooperativa per azioni. Successivamente verrà inviato il business plan e tutta la documentazione necessaria alla Banca d'Italia per ottenere l'autorizzazione ad avviare l'attività.
Per marzo, infine, ci auguriamo di poter aprire la nostra prima filiale che sorgerà a corso del Popolo a Terni e impiegherà inizialmente otto dipendenti.
L'approccio di questa banca - ha aggiunto il vicepresidente Orsini - sarà tutto diverso in un territorio in cui l'apporto delle banche locali é carente. Sarà una banca trasversale, snella e molto attenta alle esigenze e alle richieste dei giovani".
La Nazione Venerdì 15 Luglio 2011

domenica 29 maggio 2011

Occupazione a picco nell'edilizia

In Provincia di Terni occupazione a picco anche nell'edilizia. In due anni, dall'ottobre 2008 al dicembre 2010, si sono persi oltre mille posti di lavoro (da 4026 a 3012), e più di 100 imprese sono uscite dal ciclo produttivo per fallimenti o cessazioni. Registrata una riduzione di 276.740 ore lavorate e un crollo della massa dei salari, passati da 5,2 milioni di euro a 3,5 milioni, con un saldo negativo di oltre 1,7 milioni di euro e una consistente diminuzione percentuale del correlato gettito contributivo. L'allarme viene lanciato dalla Cassa Edile della provincia di Terni che parla esplicitamente di
"contrazione dei livelli occupazionali che attraversa trasversalmente tutti i comparti del settore e che dura ormai da più di due anni."
"La situazione è drammatica - afferma il presidente della Cassa Edile, Eugenio Montagna Baldelli – [] a questa presa di responsabilità delle imprese e della stessa Cassa Edile, però si accompagna un atteggiamento sempre più restrittivo del mondo del credito e una sottovalutazione dei problemi da parte delle pubbliche amministrazioni. É per questa ragione che chiediamo al sistema istituzionale un supplemento di impegno affinché si prenda coscienza della gravità di questa fase, che incide pesantemente sull'attività delle imprese e sui lavoratori, mettendo a rischio i posti di lavoro e compromettendo i risultati economici delle aziende, fortemente condizionati anche dal contestuale incremento dei costi dei materiali di costruzione. Riteniamo indispensabile alzare il livello di allarme, affinché questo settore strategico e trainante per l'economia non venga dimenticato dalle istituzioni locali, Regione, Provincia di Terni e Comuni. Serve, infatti, uno sforzo comune per uscire dalla crisi, non limitando l'attenzione alle tante vertenze aperte nell'industria, ma dando spazio e attenzione anche alla tutela occupazionale e alle esigenze del mondo imprenditoriale del nostro settore edile".
In questi anni contraddistinti dalla crisi la Cassa Edile ha mantenuto lo standard delle prestazioni ai livelli precedenti alla fase recessiva, nonostante i minori introiti dalle imprese, causati dalla riduzione delle ore lavorate, dal crollo dei fastturati […]