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mercoledì 24 luglio 2013

Sospese le serate musicali estive al quartiere Cospea

Troppo rumore. É questo il motivo che ha indotto i tecnici dell'Arpa a sospendere la festa che, in estate, si svolgeva di sera di fronte al centro Ferriera di Cospea.
Sul palco si alternavano orchestre di liscio che facevano ballare tantissimi ternani a prezzi popolari.Ma la musica, a quanto pare non piaceva ad alcuni residenti del quartiere che la ritenevano insopportabile, soprattutto in queste nottate afose in cui si lasciano aperte le finestre; e così è partito un esposto che ha costretto i tecnici dell'Arpa a intervenire con tanto di fonometri, gli apparecchi che misurano la pressione acustica.

E siccome sarebbe stato riscontrato un livello d'inquinamento sonoro, superiore ai limiti di legge, la sospensione della festa è stata immediata.
Da ieri sera, dunque, non si balla più. Almeno finché gli organizzatori non si metteranno in regola con le prescrizioni dell'Arpa.
E pensare che la manifestazione era completamente in regola, con tutte le autorizzazioni comunali rilasciate.

Dispiaciuto e amareggiato l'organizzatore della festa, lo stesso che d'inverno gestisce il Don Carlos. Per lui si è trattato di una decisione assurda e incomprensibile.

A.Mo.
Corriere dell'Umbria Mercoledì 24 Luglio 2013

giovedì 29 novembre 2012

Si accascia in campo ma l’ambulanza è bloccata: scene già viste purtroppo

Attimi di panico II giovane ha perso conoscenza ma l'ambulanza non è riuscita ad entrare sul terreno verde

Tutto si è svolto nel giro di poco tempo. Un calciatore si accascia a terra dopo un violento scontro di gioco. La botta alla testa è tremenda, tanto che il giovane perde completamente conoscenza. Le sue condizioni sembrano gravi, anzi gravissime. Attimi di panico sia in campo che fuori, con tentativi di rianimazione. Intanto scatta la macchina dei soccorsi. Ecco piombare l'ambulanza del 118 che, però, non riesce a raggiungere il manto verde non perchè le macchine parcheggiate ne ostruiscono il passaggio, ma per l'incredibile fatto che il cancello d'ingresso è maledettamente troppo basso. I minuti scorrono veloci, la paura è palpabile e la mente non può che tornare all'incredibile dramma della morte di Morosini.

Così, tra manovre di fortuna e tentativi disperati, il giovane viene a braccio portato fuori per essere poi trasportato in ospedale. Ma di tempo ne è passato tanto, forse troppo. Per fortuna, a tarda serata, ecco la notizia più attesa: Mirko (questo è il suo nome) si è ripreso e se la caverà con qualche giorno di assoluto riposo. Ma l'accaduto non può non avere il sapore della tragedia sfiorata, con quell'accesso vietato all'ambulanza che scatena rabbia e indignazione. Ma andiamo per ordine. Il fatto si è verificato lunedì sera intorno alle 21,30 al campo sportivo interno all'area del "Canto del Gallo", dove era in programma il match tra l'EdilService e l'Amr San Valentino, valido per il campionato amatoriale Arci Uisp.

Intorno al 35' del primo tempo, durante una normale azione di contropiede, Mirko viene travolto dall'uscita del portiere avversario. Un impatto tremendo, con tutti i giocatori che capiscono subito che la cosa è grave e chiedono l'intervento dei soccorsi. Soccorsi che arrivano tempestivamente, ma quell'ambulanza non riesce proprio a passare per colpa del cancello basso. Il ritardo spaventa, con quei minuti di ritardo che possono diventare decisivi. Per fortuna tutto si risolve per il meglio, ma ciò non può bastare. Perchè è assurdo che ancora oggi, sui terreni verdi dove si effettuano partite ufficiali, non vengono garantire tutte le misure di sicurezza necessarie. Come quello dell'accesso di un'ambulanza.

Corriere dell'Umbria Giovedì 29 Novembre 2012

mercoledì 22 febbraio 2012

Cellula di Hezbollah turca sgominata a Terni

L'intera Filiera commerciale dei Kebab a sostegno della "Hezbollah turca", gruppo eversivo di radicale ispirazione islamica. La Digos ternana, in collaborazione con il servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale polizia di prevenzione, dopo un anno di indagini ha sgominato una ramificata associazione per delinquere, attiva in mezza Italia e con base operativa proprio a Terni, composta da cittadini turchi di etnia curda, operante in ambito nazionale ed internazionale, con la finalità di compiere una serie indefinita di reati tra i quali quello del favoreggiamento dell'ingresso irregolare in Europa di connazionali clandestini, da impiegare e sfruttare nell'ambito del fiorente mercato della ristorazione etnica del circuito dei Kebab.
Il gip Maurizio Santoloci, su richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Massini, ha firmato nove provvedimenti di custodia cautelare,sette in carcere e due ai domiciliari. I termini dell'operazione, su scala nazionale, sono stati illustrati dal dirigente della Digos di Terni, Moreno Fernandez, e da Fabio Berrilli, funzionario della Direzione centrale della polizia di prevenzione. I vertici dell'associazione, tutti arrestati, sono turchi […] con precedenti penali per reati commessi in Italia, Europa e Turchia in materia di terrorismo, armi, droga e immigrazione.
Gestivano in diverse regioni esercizi di vendita di Kebab ed avevano regolarizzato la loro posizione in Italia, avendo ottenuto in modo fraudolento il riconoscimento di rifugiati politici o permessi di soggiorno a scopo umanitario. In sostanza l'organizzazione da un lato finanziava il gruppo eversivo con il sistema dei Kebab, dall'altro sfruttava lo stesso circuito per favorire l'immigrazione di soggetti affini al gruppo stesso, "oliando" sia le procedure di riconoscimento dello stato di rifugiati, sia la concessione delle autorizzazioni per l'apertura e la conduzione dei locali commerciali.
"Tale rete commerciale - osservano gli investigatori - si é dimostrata un sistema economico di tipo monopolistico a circuito chiuso, gestita unicamente da soggetti di etnia curda, affini per origini geografiche, ideologie politiche e religiose. L'intera filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni, alla distribuzione all'ingrosso, sino alla vendita al minuto, si é palesata funzionale alla raccolta di denaro, una sorta di salvadanaio periodicamente svuotato dai vertici dell'organizzazione, diretto alla Turchia per sostenere la causa curda."

Stefano Cinaglia
La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

Cellula terrorista dietro i kebab

Le 9 ordinanze di custodia cautelare, disposte dal gip del tribunale di Temi Maurizio Santoloci contro l'associazione a delinquere composta da turchi, sono arrivate a conclusione di una attività investigativa durata più di un anno. Le laboriose indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Elisabetta Massini, e svolte dalla Digos di concerto con i funzionari del Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della polizia di prevenzione, hanno consentito di far emergere una ramificata organizzazione, con base operativa a Temi e riconducibile al gruppo terroristico turco Hezbollah, che favoriva l'ingresso irregolare in Europa di connazionali clandestini, da impiegare e sfruttare nell'ambito del fiorente mercato della ristorazione etnica dei kebab.

Dietro i negozi di kebab alla turca una cellula di Hezbollah, l'organizzazione terrorista filoislamica. L'hanno scoperta gli uomini della Digos dopo un anno di indagini, intercettazioni e pedinamenti. Nove gli arresti eseguiti ieri mattina tra Terni, Roma, Varese, Modena e Milano e 30 le persone indagate a piede libero per gli stessi reati. Decapitata l'associazione per delinquere, una sorta di network europeo che favoriva l'immigrazione dei clandestini in Italia e aveva la sua base a Terni.Nel secondo capoluogo umbro le manette sono scattate ai polsi di 4 curdi che gestivano o lavoravano alle dipendenze dei kebab, aperti in città negli ultimi anni uno dopo l'altro. Abitavano in via Castello e in altre zone del centro dove la polizia ieri è andata a prenderli. I 6 stranieri arrestati sono S.A., 37 anni, FU., 43, VE., 38, M.A., 31, LA., 32, e M.K., 53. In carcere è finita anche una donna italiana, B.S., di 46 anni, consulente di una scuola di formazione professionale romana autorizzata dalla Regione Lazio che avrebbe fornito in cambio di soldi i documenti per l'abilitazione necessaria alla conduzione di esercizi pubblici. Altre due donne ucraine di 30 e 31 anni, M.K. e L.O., sono state invece poste agli arresti domiciliari nelle loro abitazioni di Terni e Milano. Entrambe avrebbero favorito l'immigrazione di palestinesi e soprattutto curdi dall'Anatolia all'Ucraina verso l'Italia. Per molti la mèta finale era la Germania, ma l'organizzazione consigliava comunque di transitare per il Bel Paese perché dicevano tra loro -

"tanto qui i controlli non li fanno. E poi in Italia, come in Turchia, è possibile avere tutto, pagando."
Una regola che era alla base del loro business.
"Non ci sono prove - ha detto Fabio Berrilli, della Direzione centrale della polizia di prevenzione ieri mattina in conferenza stampa - che il gruppo avesse finalità terroristiche."
L'unica cosa certa è che avevano messo in piedi un'organizzazione capillare che offriva pacchetti "all inclusive" ai Curdi che volevano espatriare e trovare un lavoro in Occidente. Una cinquantina i casi finora emersi, ma - come ha ricordato il dirigente della Digos di Terni, Moreno Fernandez -
"il conto è destinato ad allungarsi."

Provvedevano a pagare i trafficanti di essere umani, a procurare i passaporti, i visti d'ingresso e i permessi umanitari per ottenere lo status di rifugiati. Tra gli indagati figurano anche pensionati, impiegati, professionisti, artigiani insospettabili, coinvolti dall'organizzazione per far figurare finte assunzioni e anche matrimoni simulati. Ogni mezzo era considerato lecito pur di ottenere il risultato. L'organizzazione, in cambio di denaro, sapeva come "oliare" la persona giusta per ottenere i permessi mancanti e anche un posto di lavoro.

[]Quarantasette le perquisizioni eseguite ieri mattina in tutta Italia. A Terni come a Como dove un anno e mezzo fa ci fu il primo arresto di un turco, accusato di terrorismo internazionale, e da cui è partita l'indagine che ieri è arrivata a una svolta decisiva. Un medico faceva passare semplici ferite come segni di torture. Era lui il punto di riferimento per certificare le ferite riportate dagli immigrati. Lesioni che spesso venivano spacciate per segni di torture inferte in patria e che giustificano il successivo accoglimento delle domande di asilo politico o, ancora meglio, dei permessi umanitari che non avrebbero precluso in futuro un ritorno in Turchia.
La commissione nazionale che concede l'asilo politico sarebbe stata tratta in inganno ripetutamente da questi finti certificati medici. E così veniva assicurato l'ingresso in Italia anche a persone che in realtà avevano precedenti per terrorismo, traffico internazionale di  prostitute e commercio di armi. Uomini che poi andavano a ingrossare le fila di Hezbollah turco in Italia con obiettivi tutt'altro che chiari e su cui la Digos sta ancora indagando[]

Corriere dell'Umbria Mercoledì 22 Febbraio 2012

 

Sette le regioni d'Italia interessate dall'operazione, che ha portato a nove arresti (sette in carcere e due ai domiciliari), trenta indagati e quarantasette perquisizioni. Impegnate fin dall'alba di ieri le Digos di Terni, Roma, Milano, Como, Bergamo, Trieste, Latina, Viterbo, L'Aquila, Modena e Varese.
Quattro i turchi residenti a Terni finiti in manette, tutti titolari o dipendenti di Kebab della città. Altri due i connazionali arrestati. In cella anche un'italiana di 46 anni, consulente di una scuola di formazione, a Roma, autorizzata dalla Regione Lazio. Per gli inquirenti sarebbe stata lei, dietro pagamento di denaro, a favorire il rilascio agli stranieri delle abilitazioni (vedi i requisiti sanitari) per la conduzione degli esercizi commerciali. La donna per la polizia avrebbe agito con la complicità di funzionari al momento ignoti.
Agli arresti domiciliari, nelle rispettive case di Terni e Milano, due ucraine di 30 e 31 anni che avrebbero gestito l'immigrazione clandestina dei turchi in Italia dall'Ucraina, passando dalla Germania. Denunciato un medico romano che avrebbe stilato falsi certificati attestanti ferite da tortura o simili, utili al riconoscimento nella apposite commissione dello status di rifugiato o all'ottenimento di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Indagato anche un avvocato del Foro di Terni per falso ideologico nella procedura di regolarizzazione di un cittadino curdo.
La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

Il Credo Religioso che “Giustifica” le morti: Il partito di DIo diventa carnefice

Il Gruppo Terroristico turco Hezbollah (in arabo `Il partito di Dio'), nasce durante gli anni Ottanta. Nonostante, in apparenza, ideologicamente ispirato all'omonimo movimento islamista libanese, l'hezbollah turco nasce e si sviluppa nella regione, a maggioranza curda, di Dyiarbakir come movimento sunnita, al contrario del gruppo attivo nel Libano meridionale che raggruppa individui aderenti al movimento sciita. Secondo quanto riporta la rivista italiana di Intelligence `Gnosis' del Sisde, la denotazione ideologico-religiosa dell'Hezbollah turco sembra rifarsi alle falangi estreme dei Kharigiti, setta islamica risalente al VII secolo, noti per la loro austera interpretazione dell'Islam.
Almeno inizialmente questo movimento ricevette supporto ed addestramento militare dal Pkk anche se, presto, lo sforzo cooperativo si trasformò in rivalità. Lo stesso Hezbollah rivolse accuse a carico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan che fu ritenuto responsabile di collaborare con i leader armeni, servire l'ideale comunista e di aver assassinato fratelli musulmani. Tale lotta si protrasse per molti anni causando la morte di alcune centinaia di persone, tra membri del Pkk ed altri gruppi curdi. Hezbollah turco non esitò a ricorrere al crimine per raccogliere le risorse finanziarie necessarie per le sue attività.
Tali azioni, di per sé contrarie ad ogni credo islamico, furono giustificate dall'Hezbollah su basi religiose dal momento che, secondo i leaders del movimento, le vittime furono persone note per comportamenti contrari al credo islamico. Solo nel secondo semestre 1999, più di 200 uomini d'affari curdi furono rapiti. Funzionari governativi turchi hanno affermato di disporre di elementi che confermerebbero il supporto delle autorità iraniane al gruppo, in forma di addestramento militare.

La Nazione Mercoledì 22 Febbraio 2012

lunedì 28 giugno 2010

Pietro Taricone in fin di vita dopo un incidente a Terni


Disperate le condizioni del giovane attore Pietro Taricone (concorrente storico del Grande Fratello) dopo aver avuto un incidente con il paracadute nei pressi di Terni.

Le prime ipotesi darebbero la colpa ad una manovra sbagliata o un colpo di vento che avrebbe fatto arrotolare le corde della sua attrezzatura.

Finito rovinosamente a terra è stato trasportato subito all'ospedale Santa Maria di Terni ma i medici hanno subito dichiarato molto gravi ed estreme le sue condizioni. prossimi aggiornamenti.

martedì 18 agosto 2009

California E-reader per la scuola - Notizie dal Mondo

In California i libri di testo potrebbero presto diventare elettronici. L'amministrazione guidata dal governatore Arnold Schwarzenegger ha infatti proposto l'impiego di e-reader al posto dei volumi cartacei già dal 2010.
Tra i vantaggi auspicati una maggiore familiarità degli studenti con la forma di comunicazione tipica dell'età di Internet e una maggiore facilità di aggiornamento. Ad ogni studente delle scuole superiori verrà fornito secondo il progetto un lettore multimediale (e-reader) all'interno del quale verranno caricati e via via aggiornati i diversi libri di testo. Per la fase di sperimentazione è previsto di utilizzare questo innovativo strumento solo per le materie scientifiche affidando a un comitato di docenti universitari la redazione dell'elenco degli ulteriori testi scaricabili dalla Rete e ritenuti un utile complemento formativo.
Il progetto consentirebbe a regime un notevole risparmio rispetto ai 350 milioni di dollari investiti nel solo 2008 dallo Stato della California per volumi che diventano obsoleti e inutilizzabili già l'anno successivo (oltre all'impatto ecologico di produzione e smistamento).

fonte: Valori.it

sabato 27 giugno 2009

Bonus patente a punti: dal 1° luglio 2 punti omaggio per i più disciplinati alla guida

Patente a puntiDopo 6 anni dall'introduzione della patente a punti il ministero delle Infrastrutture il 1°Luglio distribuirà per la terza volta a tutti i possessori di patenti a punteggio pieno, ovvero quelle che hanno già accumulato 24 punti, altri due in omaggio.
Si calcola che saranno circa 26 milioni gli italiani che beneficeranno del bonus.

L'occasione ha riacceso le discussioni sull'efficacia del sistema della patente a punti, soprattutto sulle possibili vie di uscita che la legge lascia ai trasgressori quando l'infrazione non è contestata immediatamente.
Quando il verbale è spedito alla residenza dell'intestatario del veicolo, infatti, se non si comunicano i dati di chi ha commesso la violazione nessun punto ovviamente viene sottratto dalla sua patente anche se questo "vantaggio" si paga con un costo aggiuntivo di 263.000€.

I più maliziosi potrebbero pensare che lo Stato Italiano sia più attento a raggranellare qualche euro che a salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini e quindi preferisca incassare questo obolo aggiuntivo piuttosto, ad esempio, che emanare una legge che obblighi a dichiarare i dati del trasgressore. Dopo tutto non mi risulta che una vettura possa guidarsi da sola, e quindi un responsabile della trasgressione al volante dovrebbe pur esserci sempre.

Importante sottolineare come per ricevere il bonus per la patente a punti non sia necessario telefonare all'848 782782; sarà il ministero infatti ad accreditare automaticamente i punti omaggio. Il numero in questione occorre solo per richiedere il proprio saldo punti ed ha il costo di una chiamata urbana.

domenica 14 giugno 2009

Fabrizio Corona, Nina Moric e Belen Rodriguez al Mivida

Una serata di quelle al vetriolo. Mettete insieme Fabrizio Corona, Nina Moric e in mezzo Belen Rodriguez e il "colpo" è fatto. Un colpo di cannone. É quello che ha sparato venerdì sera il "Mivida" la discoteca tornata a essere la grande interprete delle notti estive ternane sotto l'esperta guida del "comandante" Daniele Giovagnoli e dalla sua ciurma, nella nuova location, quella del parco Chico Mendes, con il suggestivo sfondo del lago.
Un palcoscenico adatto a divertimenti e "follie". Così ecco arrivare tardi, ma pur sempre per primo, Fabrizio Corona il fotografo dei divi e principale indiziato di Vallettopoli.
Poi ad "apparire" è Nina Moric, anche lei in ritardo perché vittima di un incidente, fortunatamente non grave, mentre da Udine raggiungeva Terni.
Infine quasi a fine serata chi ti spunta? La gatta Belen Rodriguez. Sguardi freddi e distaccati tra Nina e Fabrizio abbracci calorosi tra il fotografo e Belen. Il tutto per la gioia, il divertimento e il gossip delle migliaia di persone che affollavano la discoteca "Mivida".
Ha ormai superato qualsiasi fiction la vita vera di Fabrizio Corona e delle persone che gli vogliono bene, da Nina Moric a Belen Rodriguez.
Se tutto quello che si è letto in questi mesi fosse solo frutto dell'abilità di stratega della comunicazione del fotografo, uno nato per fare soldi magari anche viaggiando in territori non sempre limpidi, bisognerebbe evocare i grandi sceneggiatori di Hollywood.
Ma è così che va oggi il mondo dello spettacolo. Per i più curiosi, Corona e Belen si conoscono da anni, entrambi provenienti dal "circo" di Lele Mora, ma filano appassionatamente dai primi di dicembre 2008 (anche se i ben informati giurano che si erano già "assaggiati" anni addietro).
Finita l'Isola, mollata da Marco Borriello, la sexy Belen incontra di nuovo Fabrizio da "Nobu". La scintilla scocca immediata. Dicono che i due abbiano passato 5 giorni chiusi in casa ad amarsi con passione: insieme fanno scintille.
[...]
Riccardo Cecchelin
Corriere dell'Umbria Domenica 14 Giugno 2009


La notizia della presenza di Belen Rodriguez al MiVida non troverebbe tuttavia conferma, almeno da quanto segnalatoci da diversi utenti del sito; trovate maggiori dettagli qui di seguito nei commenti.

giovedì 8 gennaio 2009

Terni su Facebook

"Non ci cercheranno mai, ma noi parliamo lo stesso. L'unico spazio è quello dell'intelligenza. Portiamo idee al candidato sindaco."
Centoquarantasei iscritti a un gruppo di lavoro tematico, tutti amici su Facebook e tutti ternani. Prevalentemente giovani. Da settimane discutono con passione di candidati sindaci e di progetti per la città. Di come è oggi, deludente, e di come dovrebbe essere. Prendendo spunto dalla cronaca di tutti i giorni desunta dai giornali. É uno spaccato di realtà filtrato dal mondo della rete, ovviamente col linguaggio della rete.
i politici in corsa per Palazzo Spada in qualche caso dovrebbero prendere appunti. Il tema degli ultimi giorni è il "caso Pardini". Fausto, rivolto agli amici:
"Hai per caso letto l'intervista del professor Pardini sul Corriere dell'Umbria? Mi pare che lui dia alle cose un nome e un cognome.
Sarebbe bello che lui facesse parte del nostro gruppo, mi sembra che abbia delle idee. C'è qualcuno che può contattarlo per capire se può darci il suo contributo?."
Risponde Paolo:
"Pardini sarebbe un ottimo candidato, anche se non è della mia parte. É certamente una persona con delle idee. Ma ad oggi i nomi che sembrano più probabili sono Baldassarre, Di Girolamo e Venturi. No?."
Fiorella non è appassionata al toto sindaco:
"In attesa dei nomi sarebbe auspicabile che chiunque siederà su quella seggiola riprenda il contatto con la gente che ormai vede il palazzo come un'entità astratta, lontana anni luce dalla realtà quotidiana."
Alberto mette alcuni paletti:
"L'onestà e la trasparenza non sono sufficienti, ma sono condizioni necessarie per un buon politico e un buon amministratore, e nel recente passato la nostra città, per usare un eufemismo, non ha sempre conosciuto momenti di gloria in proposito."
Massimo ha una percezione grigia della città:
"Sento ancora giovani che hanno come massima aspirazione quella di entrare all'Ast o simili, sento e vedo le solite facce che da anni sminestrano politica e potere, che magari si indignano per un albero abbattuto in Nuova Guinea ma delle tonnellate di monnezza che si respirano a Terni e del fatto che abbiamo amministratori locali indagati per disastro ambientale non fanno cenno."
Fausto conserva l'ottimismo:
"Stiamo dimostrando a quelli che la politica la fanno davvero che, se la cercano, la gente disposta a lavorare e ad impegnarsi c'è.
Che la soluzione non è vero che sia sempre quella di raccattare da qualche armadio il grande vecchio!."
Massimo è però sempre pessimista sulla possibilità di far cambiare direzione alla città. E a riprova di ciò racconta la sua storia:
"Ho avuto la fortuna di lavorare in almeno tre ambiti potenzialmente risolutivi per la città, il nascente Cmm, la speranza mancata di Papignollywood e nel settore del turismo.
In tutte le esperienze ho dovuto lasciar perdere. I giovani promettenti c'erano e ci sono ma sono stati schiaffeggiati, umiliati, sfruttati dai soliti noti e i loro parenti-protetti-pupilli-lacchè…."
Terni soffocata dalle caste e dalle clientele, anche Roberta pensa che sia ora di spazzare via questa cappa:
"Basta con i soliti cognomi, figli di una tessera di partito e di un'iscrizione sindacale.
Altrimenti tutto ciò che a Terni tenta di nascere (cinema-Papigno, università, impianti sportivi, la grandezza della cosiddetta bibliomediateca) come è accaduto fino ad oggi, muore poco dopo."
Mara ha già pronte le valigie
"perché io di stare al capezzale del morente sinceramente mi sono stufata e ho deciso che qui non ci voglio invecchiare.
Circondata da negozi cinesi, finanziarie e discount. Leggendo qua e là gli interventi mi chiedo: ma voi uomini (ops! e noi donne) cosa facevamo quando ci hanno rovinato la nostra bella città? Perché la nostra generazione ha subìto, in cambio di una minestra calda, questo sfacelo ambientale, culturale, economico?."
E Fiorella non vede Obama in giro pronti a fare miracoli:
"Da quello che si sente, a meno di sorprese dell'ultima ora che sfornino un candidato sindaco 45enne, affascinante, brillante, psico-fisicamente dotato, mi pare che l'orientamento vada nella direzione opposta.
Allora insisto sul fatto che se proprio dovremo avere un sindaco "
datato
" che almeno la squadra sia dinamica, giovane e tecnicamente in grado di portare avanti al meglio la gestione di questa città."
Roberto è più tecnico e pone agli aspiranti candidato sindaco una domanda:
"é disposto a presentare con congruo anticipo - anche senza fare nomi - la struttura della giunta? Quanti saranno i suoi assessori e secondo quale schema saranno attribuite le deleghe? Quanti saranno gli assessori tecnici e quali le sfere di loro competenza?."
Candidato sindaco, squadra, infine i programmi per la città del futuro. Anche qui i 146 iscritti ternani al gruppo tematico su Facebook si scatenano. Paolo suggerisce di
"fare di Terni un modello di città verde; tanti piccoli comuni nel territorio nazionale danno l'esempio ma non mi risultano capoluoghi di provincia che investano in modo drastico sull'ecologia urbana; tagliare gli sprechi permette di ridistribuire meglio le risorse: l'industria verde sta crescendo ovunque, i materiali e le tecnologie sono a portata di mano."
Letizia va sul concreto:
"Collegamento Adsl a Maratta. Ridateci la piscina di viale dello Stadio, ridateci il parco di Cardeto. Piste ciclabili in tutta la città. A cosa serve la metropolitana Terni-Cesi se non c'è il bus che va ad Acquavogliera? Perché per andare in treno all'università di Perugia uno studente ternano impiega quasi due ore? Parliamo di circa 70 chilometri."
Massimo m. riprova a volare alto:
"Ruolo centrale dell'università, concentrare le risorse per attrarre docenti e quindi studenti con veri finanziamenti alla ricerca.
Vivibilità del centro con Ztl vera e incentivi a organizzarvi attività giovanili di ogni tipo. Più servizi pubblici e biciclette. Stimolare la creatività diffusa con più concorsi di idee."
Fausto parte da un confronto, deludente, con Perugia che è insieme un bilancio dell'incrociato decennio e chiede al sindaco che verrà un colpo d'ala:
"Avere la metropolitana di superficie e non il mini metrò, Cioccolentino e non Eurochocolat, Terni in jazz e non Umbria jazz e via dicendo qualcosa mi fa pensare… Caro sindaco del futuro portaci via da questo approccio paesano! Portaci lontano da una città dove qualcuno autorevole pensa e propone di riaprire la Ztl per far fronte alla crisi e non vede che dentro la Ztl ci sono sempre più negozi dei quali non riusciamo neanche a leggere le insegne.
Portaci via da una città dove la soluzione del mercato coperto è aprire un altro centro commerciale che ammazzi definitivamente i negozi del centro.
Con o senza macchine."
Gian Luca, infine, stila un programma del futuro che è insieme una stroncatura di quanto realizzato, sognato e pensato nel decennio trascorso:
"Signor sindaco del futuro, perché non mandiamo via Cinecittà da Papigno e ci facciamo fare una super struttura fieristica (considerato che fra un paio d'anni ci sarà anche lo svincolo della Terni-Rieti)? Perché non chiudiamo il Cmm e ci spostiamo tutti i corsi di laurea del polo ternano, tranne Medicina? Perché non inventiamo la macchina del tempo, torniamo indietro di qualche anno e mandiamo a quel paese chi si è inventato la metropolitana Terni - Cesi, poi prendiamo i 20 milioni di euro risparmiati e ci facciamo tante, tante, tante piste ciclabili, perfino da Borgo Rivo a Terni?"
Giuseppe Magroni
Corriere dell'Umbria Giovedì 8 Gennaio 2009

giovedì 4 dicembre 2008

Il Crocifisso rimosso durante la lezione all'Istituto professionale per il commercio

Un professore di lettere che ogni mattina, prima di fare lezione, stacca il crocifisso che ha alle spalle e lo ripone nel cassetto della cattedra: in difesa dello Stato laico e pluralista.
Per poi riappenderlo all'uscita. La sua classe che civilmente si ribella al gesto, che difende il diritto ad avere il crocifisso appeso anche durante quell'ora d'italiano.
Il consiglio d'istituto che prende posizione dura contro il docente. Così anche il preside che, dopo inutili richiami, presenta sul fatto un esposto alla procura e all'Ufficio scolastico regionale chiedendo provvedimenti sanzionatori.
Strana guerra di religione quella in corso dalla fine di settembre all'Istituto professionale per il commercio "Alessandro Casagrande" di Terni: oltre mille iscritti, poco meno della metà stranieri.
Strana perché, almeno in apparenza, tutti sembrano andare di piatto contro il professore; in realtà, lo confessano i suoi stessi "avversari", quel prof è amato dagli studenti e apprezzato dai suoi colleghi.
Strana anche perché il preside, d'un rigore che sembra di destra, è un ex dirigente del Pci e si dichiara tranquillamente ateo.
Guerra, più che di religione, di principi. I fatti Il professore si chiama Franco Coppoli, è ternano, ha 43 anni e un passato e un presente "gruppettaro".
Fondatore negli anni Ottanta del centro sociale Icaro, oggi esponente dei Cobas scuola. É titolare di cattedra a Reggio Emilio ma, essendo diventato padre, ha chiesto e ottenuto il trasferimento a Terni: all'Ipc.
Primi giorni di conoscenza e contatto con la classe, la III a indirizzo economico aziendale, 16 ragazzi di cui molti stranieri.
Poi il gesto eclatante: lo stacco del crocifisso, il suo deposito nel cassetto della cattedra e la sua riposizione sul muro al cambio di ora.
"Difendo principi elementari - spiega Coppoli - quelli di uno Stato laico. Gli unici elementi che dovrebbero essere nella classe sono la Costituzione, il tricolore e la foto del presidente della Repubblica."
Anche lo stacco e il riposizionamento vengono spiegati:
"Non voglio la rimozione assoluta del crocifisso, ma chiedo che il docente possa scegliere l'ambiente formativo in cui opera, ecco perché alla fine della mia ora lo riappendo."
Tutto sommato il comportamento di Coppoli non è originale, già visto. Quello che è originale è il comportamento dei suoi studenti che sull'argomento si sono riuniti in assemblea e a stragrande maggioranza hanno deciso per la riposizione del crocifisso anche durante la sua ora.
Una volontà che il professor Coppoli, leggi alla mano, però non riconosce:
"Il testo unico non dà agli studenti la libertà di scegliere l'ambiente educativo, ma al singolo docente.
Semmai al dirigente scolastico, che in realtà non ha deciso in quanto al Casagrande ci sono classi col crocifisso e classi senza."
Il pugno duro In realtà il preside, Giuseppe Metastasio, ha scelto una linea, quella della fermezza.
E non solo lui. Il consiglio d'istituto ha condannato all'unanimità l'atteggiamento di Coppoli:
"Il professore nonostante la volontà contraria degli studenti continua nel proprio atteggiamento e durante le sue ore prosegue nella rimozione del crocifisso, anche forzando con un proprio attrezzo il vincolo fisso apposto nella parete."Da qui"un forte dissenso e una decisa condanna al comportamento del docente."
E soprattutto una richiesta d'intervento al preside, all'Ufficio scolastico regionale e al ministro Gelmini.
Mozione recepita in toto dal preside Metastasio che ha già chiesto l'intervento dell'Usr e presentato un esposto sui fatti alla Procura: anche perché una sua circolare che chiedeva il rispetto della volontà degli studenti è stata elusa da Coppoli.
Azioni pesanti, che il preside motiva:
"é una cosa di enorme gravità che va condannata in modo netto - spiega - qui ci sono dei ragazzi che si sono espressi in modo inequivocabile: il crocifisso lo vogliono a tutte le ore.
Hanno discusso in modo approfondito e motivato le loro ragioni. E il professore non ha rispettato quella volontà dei suoi studenti. Noi facciamo un mestiere bellissimo, ma stiamo attenti a non condizionare i ragazzi. Per loro ci vuole attenzione e rispetto."
Da indiscrezioni, l'Ufficio scolastico regionale avrebbe già contestato a Coppoli alcuni addebiti. Ma lui è un tipo tosto, e va avanti per la sua strada: staccare e riappendere

Giuseppe Magroni
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 4 Dicembre 2008

mercoledì 3 dicembre 2008

Condanna per Padre Ricardo Argañaraz di Koinonia Giovanni Battista

Anche a Terni aveva messo radici la comunità religiosa "Koinonia Giovanni Battista", nata ufficialmente nel 1979 in una località montana sperduta nel vicentino chiamata Camparmò dall'iniziativa di padre Ricardo Argañaraz, denunciato nel 1996 da una sua seguace alla quale avrebbe promesso la guarigione di una congiunta dietro l'offerta al Signore di 800 milioni delle vecchie lire, la guarigione non si è mai verificata e la donna affetta da un cancro è morta.
Due anni dopo, nel 1998 si è concluso il processo ad Argañaraz con la condanna a tre anni di reclusione per truffa aggravata e un risarcimento alla parte civile di 766 milioni di lire.
Durante il processo altre otto persone formularono accuse contro il sacerdote argentino, tra queste l'ex presidente dell'Inter Ernesto Pellegrini al quale Argañaraz aveva promesso la vittoria dello scudetto in cambio di una offerta di 250mila euro.
Nel 1999 la corte d'appello di Venezia conferma la condanna ad Arganaraz, nel 2001 la condanna definitiva in Cassazione.
A Terni i fedeli si riunivano una volta al mese presso la chiesa "San Paolo" che si trova in via Fratelli Rosselli (nella zona di Cesure).
Erano in tanti a partecipare.
"Ma alle messe di guarigione arrivava quasi a cento il numero dei partecipanti"
, racconta don Roberto Tarquini, il parroco della Chiesa San Paolo, che partecipava personalmente alle celebrazioni ma era totalmente all'oscuro della vicenda giudiziaria che aveva travolto il padre fondatore del movimento.
Il gruppo a Terni si è sciolto soltanto un anno fa anche grazie al contributo dello scrittore e giornalista Giancarlo Padula che sull'intera vicenda ha scritto un libro-inchiesta
"Milioni & miracoli - l'inganno del supermercato della fede"
, pubblicato da Global Press Italia
"dove si analizzano, accanto a testimonianze e il contributo di esperti - precisa lo scrittore - le controverse questioni legate alla cosiddetta Koinonia Giovanni Battista, movimento religioso formato da sacerdoti cattolici e laici, che sarebbero stati "
chiamati" ad una speciale missione…".
Presso la Chiesa di San Paolo il gruppo partecipava alle cosiddette "messe di guarigione di massa" celebrate da padre Corrado Sperotto che una volta al mese arrivava dalla grande sede di Roma.
"Le messe erano trascinanti, molto vive dal punto di vista dell'animazione musicale, con canti e suoni di chitarra, c'era senza dubbio un clima di festa, direi di entusiasmo collettivo"
ricorda don Roberto.
Insomma una messa non tradizionale in cui però si faceva anche la comunione.
"Questi incontri avevano una caratteristica carismatico-pentecostale, ma mai prima che ne venissi informato, avevo dubitato della trasparenza di questa comunità, poi però quando sono venuto a conoscenza delle accuse e della condanna a carico del padre fondatore ho riflettuto su alcuni aspetti che mi inquietavano, come il rischio di un coinvolgimento eccessivo in queste pratiche di guarigione"
Chiara Damiani
dal Corriere dell'Umbria Mercoledì 3 Dicembre 2008

lunedì 24 novembre 2008

Domenica 30 Novembre il referendum di Leonessa per entrare in Umbria

Voglia di secessione Leonessa si sente trascurata C'è chi la mette esclusivamente sul piano poco elegante dei soldi. E dice che i circa dodici euro a testa che si spenderanno per svolgere il referendum si potrebbero spendere in modo migliore.
Ma tant'è. Quei ventottomila euro hanno già la strada segnata. Parliamo di Leonessa, del piccolo comune che vuol lasciare il Lazio e traslocare entrare armi e bagagli in Umbria.
E domenica 30 novembre "entrerà" nelle urne per fare la sua scelta. Dopo mesi di polemiche che hanno diviso, e dividono, l'opinione pubblica, politici e amministratori.
Su 2734 residenti sono 2285 coloro che hanno diritto a esprimere la loro opinione, scegliendo il futuro politico e amministrativo del comune.
Affinché il referendum sia valido dovranno votare la metà degli aventi diritto più uno. Intanto i due Comitati che combattono la duplice battaglia, quella del sì e quella del no, vanno avanti a dire la loro.
Convinti delle loro buone, anzi ottime ragioni. In un recente forum organizzato dal Corriere di Rieti - uno dei giornali del nostro gruppo editoriale - i portavoce dei due Comitati hanno detto la loro.
E negli oltre settanta minuti di faccia a faccia ognuno ha tirato le frecce del proprio arco. Paolo Trancassini che guida il gruppo che sostiene il sì e Giuseppe La Bella che invece è portavoce di chi vuole che dalle urne esca un no tondo tondo.
Meglio la regione Umbria, più a misura d'uomo, per il futuro di Leonessa, si afferma. Chi scappa ha sempre torto, meglio rimanere nel Lazio, si replica. Queste, in grande sintesi, le ragioni delle due opposte fazioni esposte nel confronto del forum. Secondo Trancassini il primo ottimo motivo per fare le valige e traslocare in Umbria, è la maggiore attenzione che un piccolo comune come Leonessa potrebbe avere.
"La provincia di Terni - dice - ci ha proposto di migliorare la viabilità esistente che ci collega a Polino.
Inoltre fare sistema con Cascia e Norcia è un progetto sicuramente affascinante, come è affascinante dare una vetta al lago di Piediluco."
Per La Bella l'unico lato positivo del can can referendario è l'attenzione che si è attirata su Leonessa.
Ma se si vincerà il referendum si arriverà a una condizione di oblio
"perché verrà messa in frigorifero in attesa che il Parlamento possa ratificare o meno il verdetto comunale.
Cosa che probabilmente non accadrà perché c'è tutta la volontà politica trasversale di non spezzare i collegi elettorali, quindi sarà una bocciatura."
Secondo Trancassini la provincia di Rieti è piccola come una traversa di via Aurelia a Roma,
"perciò Rieti è marginale e invece qui c'è un forte bisogno di politica."
Ma La Bella replica duro:
"In venti anni di amministrazione di centrodestra, di cui Trancassini è stato autorevole esponente, non si è mai sentita l'esigenza di evadere in Umbria.
Il referendum è strumentale, altrimenti si sarebbe parlato di opere pubbliche. É una clava agitata per una autocandidatura di Trancassini alla Provincia. Che io auspico, del resto, perché nutro per lui molta stima."
L'"avversario" replica per le rime:
"Sei l'unico che mi ha candidato. La realtà è un'altra. Faccio un esempio. Quello della borsa internazionale del turismo. Le altre regioni ci sono. Sicilia, Sardegna, Umbria. Andate in quella del Lazio e trovate solo Roma. Se vai allo stand e chiedi di Leonessa, quelli ti danno un euro per comprarti un caffè. Per questo ci siamo guardati intorno e abbiamo scelto il modello dell'Umbria dove almeno saremo tutti uguali"
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 24 Novembre 2008

martedì 18 novembre 2008

Harald Espenhahn sarà processato per omicidio volontario

Omicidio volontario con dolo eventuale: tocca all'amministratore delegato dell'Ast ThyssenKrupp di Terni, Harald Espenhahn, un primato del quale avrebbe fatto volentieri a meno.
Quello, cioè, di essere il primo dirigente industriale in Italia ad essere chiamato alla sbarra per il reato più grave possibile in un processo per morti sul lavoro.
Il 15 gennaio, di fronte ai due giudici togati e ai sei giudici popolari della Corte di Assise di Torino, avrà accanto a sé anche due ternani, il consigliere di amministrazione dell'Ast con delega al marketing, Marco Pucci, e il dirigente dello stabilimento di viale Brin, Daniele Moroni, entrambi rinviati a giudizio, insieme al membro del board Gerald Priegnitz, ed ai dirigenti di Torino Giuseppe Salerno e Cosimo Cafueri, per le imputazioni di omicidio colposo con colpa cosciente, omissione dolosa di cautele antinfortunistiche e incendio doloso.


Illeciti amministrativi connessi alla mancata adozione di cautele antinfortunistiche, sono stati contestati anche alla multinazionale tedesca, anch'essa rinviata a giudizio come persona giuridica
"perché il reato - secondo i pm Guariniello, Longo e Traverso - è stato commesso dai propri manager nell'interesse e a vantaggio della società."
Si è chiusa con queste decisioni clamorose l'udienza preliminare per il rogo di un anno fa in viale Regina Margherita, dove sulla linea 5 degli stabilimenti torinesi della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni in procinto di essere trasferiti a Terni, morirono sette operai piemontesi.
a rinviare a giudizio i sei manager della multinazionale tedesca, dopo la requisitoria del pm Raffaele Guariniello, è stato il gup di Torino Francesco Zanfrotta, che ha accolto tutte le tesi dell'accusa.
Nell'ordinanza di rinvio a giudizio, secondo il giudice,
"Espenhahn ha accettato il rischio rappresentato dalla concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali sulla linea Apl5 dello stabilimento di Torino"
e, nonostante fosse a conoscenza dei problemi,
"ha preso dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino, pur avendone già programmata la chiusura, e poi ha assunto la decisione di posticipare l'investimento per l'adeguamento della linea 5 ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni."
Una tesi contestata dai legali del manager di Essen e degli altri imputati, Maurizio Anglesio, Cesare Zaccone e Ezio Audisio, che avevano anche mostrato una serie di documenti per dimostrare come le presunte indicazioni dei periti assicurativi su impianti antincendio automatici non riguardavano la linea 5.
In particolare, ha sottolineato il pool di legali dell'azienda, mai la ThyssenKrupp sostenne l'opportunità di posticipare l'implementazione degli interventi al trasferimento dell'impianto a Terni.
e se il Pm Guariniello ha parlato di sentanza storica, l'avvocato Audisio ha ribadito come l'Ast
"non abbia mai chiesto che non si facesse il giudizio, ma solo che lo si facesse su un altro capo di imputazione, di tipo colposo.
Al momento il giudice non ha condiviso questa impostazione, ma noi restiamo convinti che la nostra tesi possa trovare accoglimento nel seguito del processo quando si affronterà il merito della questione"
Federico Zacaglioni
dal Corriere dell'Umbria Martedì 18 Novembre 2008

Al bar Cesarini vince 500.000€

Spendendo cinque euro ne vince cinquecentomila al "Gratta e vinci". La fortuna bussa dalle parti del bar-ricevitoria Cesarini di Lorella e Fabio, sita in via Narni, dove un ternano fortunato (che in questo caso è un eufemismo!) si è portato a casa ieri un miliardo circa delle vecchie lire.
Una cifra che, visti i tempi che corrono, potrà sicuramente ritornare utile al vincitore, le cui generalità non sono state rese note dai proprietari della ricevitoria i quali, tuttavia, hanno fatto capire di conoscerlo bene.
"é un nostro cliente abituale - dice Lorella Cesarini - e quindi siamo contentissimi che a vincerli sia stato proprio lui.
É una giornata storica per il nostro bar."
Il neo Paperon de Paperoni (sembra un pensionato), come abbiamo detto, si è intascato la somma con un "investimento" iniziale di cinque euro: tanto è costato il "Gratta e vinci" che gli permetterà di cambiare vita.
E ora è scattata una vera e propria caccia per conoscere la sua identità.

dal Corriere dell'Umbria Martedì 18 Novembre 2008

domenica 16 novembre 2008

15000 euro di multa per accesso alla ZTL senza permesso

Quindicimila euro per essere entrato nella zona a traffico limitato senza permesso. Non una ma diverse volte, certo (per l'esattezza circa duecento ingressi). Ma tutto è nato per una semplice dimenticanza. Disattenzione che adesso per il malcapitato può significare la rovina totale, fino a rischiare di dover chiudere la propria attività.
Il fatto è accaduto a un ternano di 35 anni, titolare di un centro di revisioni auto a San Gemini. La macchina a lui intestata è in realtà in uso a suo padre, intestatario di un permesso per invalidi rilasciato dal Comune di Terni, in base al quale quest'ultimo può entrare liberamente all'interno della zona a traffico limitato.
Al momento della richiesta del permesso, qualche anno fa, il padre aveva così fornito all'ufficio permessi del Comune la targa dell'auto intestata al figlio comunicando che era a lui in uso, in modo tale che alla stessa fosse concesso di entrare nelle aree ad accesso limitato, potendo in particolare oltrepassare i varchi elettronici senza che l'auto venisse fotografata e segnalata.
Lo scorso mese di giugno però veniva deciso di acquistare una nuova auto, sempre in uso al padre ma nuovamente intestata al ragazzo.
La disattenzione commessa dai due (ritenendo ognuno che l'adempimento fosse eseguito dall'altro) era però quella di non comunicare la nuova targa all'ufficio permessi del Comune di Terni.
Dal quel momento pertanto ogni volta che la nuova automobile oltrepassava un varco elettronico, circostanza che si verificava diverse volte al giorno, essendo residente il padre in via Garibaldi, questa veniva fotografata e la targa veniva segnalata per contestare al proprietario la relativa sanzione di 80 euro (con spese postali).
Considerato il tempo trascorso tra la commissione delle presunte infrazioni e la prima notifica della multa inviata al ragazzo, avvenuta a metà novembre, le sanzioni era pertanto diventate oltre 200.
Così il poveretto è dovuto andare a ritirare periodicamente tale spropositato 'pacco' di multe dell'importo ciascuna di 80 euro.
Ovviamente i due sono subito corsi ai ripari comunicando la targa all'ufficio permessi, così che nessuna nuova sanzione è più stata contestata.
Ma tentando anche di far capire all'amministrazione la proprie ragioni, segnalando l'assurdità di far pagare così cara una semplice svista.
Ed ovviamente proponendo opposizione alle sanzioni di fronte al Giudice di Pace. Eppure l'amministrazione, anche in questa sede, ha reiterato le proprie richieste, costituendosi ed insistendo per il pagamento di ognuna della multe.
"a questo punto ripongo tutte le mie speranze nella giustizia, - spiega il ragazzo - anche perché l'avvocato mi dice che il permesso per invalidi è strettamente personale così che non sono legittime le multe emesse solo in base alla targa, senza accertare chi si trovasse realmente all'interno della macchina."
Ma, al di là delle questioni strettamente giuridiche, lui spera soprattutto che prevalga il buon senso:
"Non posso credere che un'amministrazione possa rovinare una persona solo per avere omesso di aggiornare un permesso.
Se pretendessero da me realmente tutti quei soldi, gli lascio direttamente le chiavi della mia officina.
La mia attività è tutto quello che ho, e così me la farebbero certamente chiudere."
Anche se prima, promette, lo vedremmo incatenato di fronte a Palazzo Spada

dal Corriere dell'Umbria Domenica 16 Novembre 2008

venerdì 30 maggio 2008

Bonifica Parco Fluviale del Nera, tra Ponte Allende e Ponte della Ferrovia

Per disposizione del questore Gianfranco Urti, nella serie di provvedimenti atti alla repressione dello spaccio di stupefacenti e dell’immigrazione clandestina nel centro cittadino e nell'immediata periferia di Terni, sono iniziati i lvori per la bonifica del Parco Fluviale del Nera, tra Ponte Allende e Ponte della Ferrovia, un tratto di sponde di circa 2 km dove erano stati creati rifugi o semplici nascondigli fra la vegetazione per spacciatori ed immigrati clandestini.
Celebre la "famiglia" di lavavetri che alloggiava sotto Ponte Allende qualche mese orsono.
All'intervento hanno preso parte gli uomini della Squadra Volante, della Squadra Mobile, dell’Ufficio Immigrazione, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale, coordinate da funzionari della Questura.
Come si legge sul comunicato nel sito del comune di Terni:
Al fine di bonificare l’intera area e renderla nuovamente fruibile ai cittadini, su esplicita richiesta del Questore sono stati concordati con la Provincia gli interventi di taglio dei canneti, utilizzati da soggetti intenzionati a delinquere per nascondersi alla vista di eventuali controlli di Polizia, alla raccolta dei rifiuti lasciati sul greto del fiume, alla rimozione di giacigli di fortuna ovvero allo smantellamento di eventuali costruzioni abusive.
L’intervento è l’apice di una più articolata operazione delle Forze dell’Ordine, condotta da tempo nella zona, sul fronte della repressione dello spaccio di stupefacenti e contro l’immigrazione clandestina.
L’azione di prevenzione è frutto della stretta collaborazione interistituzionale tra Questura, Provincia e Comune di Terni che, nell’obiettivo comune perseguito di rafforzare la percezione della Sicurezza nei cittadini, hanno inteso intervenire prioritariamente in quelle zone che necessitano di mirate azioni per renderle pienamente fruibili e restituirle ai cittadini.
Proprio le segnalazioni dei cittadini hanno contribuito in maniera fattiva ad intervenire nel tempo per reprimere i fenomeni delittuosi attinenti allo spaccio di stupefacenti ma anche a prevenire l’affermazione di fenomenologie delittuose più importanti.
I lavori di bonifica più immediati proseguiranno per tutta la giornata di domani e, se necessario per la completa pulizia della zona, anche nella giornata di dopodomani.
Come segnalato dai tecnici della Provincia i lavori per la totale ripulitura della vasta area proseguiranno per circa un mese

mercoledì 21 maggio 2008