Visualizzazione post con etichetta Università. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Università. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2013

Ecco il piano per l’Università

Master di specializzazione e via alla fondazione. Sono queste le prime due linee tracciate dal nuovo rettore dell'Università di Perugia, Franco Monconi, che ieri ha incontrato il sindaco di Temi Leopoldo Di Girolamo per fare il punto della situazione del polo ternano in vista del 2014.
Monconi ha confermato la volontà di consolidare le attività nel Ternano, puntando dritto però sull'aumento del numero degli iscritti, che rappresenta ad oggi il tallone d'Achille del sistema temano.
Ma come fare? I primi due elementi individuati per l'anno venturo sono: l'inizio a Terni di Master di specializzazione e la trasformazione del consorzio universitario in fondazione.

“ è stato un incontro positivo - ha spiegato il sindaco Di Girolamo al termine del vertice con Monconi - perchè il rettore ha confermato la sua intenzione di valorizzare e consolidare il polo di Temi. Siamo entrambi consapevoli che nel futuro dovremo andare verso una nuova direzione, perchè l'autonomia delle sedi decentrate non può essere più come quella di qualche anno fa. Per questo, con il rettore, siamo convenuti sul fatto che bisogna trovare, insieme a tutte le parti che partecipano al mondo universitario, un nuovo approccio, un nuovo accordo di programma. Accordo di programma su cui stiamo già lavorando".

A Temi potrebbero arrivare nuovi Master di specializzazione: questo uno dei primissimi punti del nuovo ordine. I corsi universitari darebbero l'opportunità alle sedi tematizzare il passaggio in vista del prossimo anno accademico, autunno 2014. In questo filone rientra anche l'analisi della richiesta del Comune di Amelia di entrare nel consorzio: passasse il progetto "fondazione" il Comune si ritroverebbe direttamente dentro il nuovo accordo, senza passare per la fase "consorzio".

Temi in sostanza diventerebbe sede di alcuni corsi di specializzazione. Siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma su questo punto i tecnici a breve cominceranno a lavorare. L'altro progetto per il 2014 è quella della trasformazione del consorzio universitario attuale (ad oggi i soci fondatori sono Università, Regione Umbria, Comune di Terni e Comune di Narni, la Provincia di Terni, la Camera di Commercio di Temi e la fondazione Cassa di Risparmio) in fondazione. Il procedimento permetterebbe una più snella, a livello burocratico, partecipazione dei privati alla vita universitaria.
Il progetto è già avviato e dopo le feste natalizie, quando Di Girolamo e Moriconi torneranno a vedersi, se ne discuterà.

Corriere dell'Umbria Martedì 17 Dicembre 2013

sabato 24 novembre 2012

Collescipoli e quei 6 milioni investiti per l’Università

Il corso di laurea di economia, aziendale dal prossimo anno si trasferirà nell'ex convento di San Valentino in sostituzione di Scienze politiche che con questo anno di corso in scadenza chiuderà definitivamente i battenti. Quasi sei milioni di euro d'investimenti spesi dal Comune in poco meno di vent'anni a Collescipoli, in palazzi di proprietà comunale ridestinati a sedi universitarie, per fare dell'antico borgo uno dei poli dell'università multicampus, rischiano di essere gettati al vento. Che cosa si farà di Palazzo Catucci, costato al Comune 3,5 milioni, del chiostro di Santa Cecilia, costato sempre al Comune 1,5 milioni, oppure del prefabbricato dell'aula, centomila euro spesi questa volta dalla fondazione Carit, non è dato sapere. Più tutte le spese per l'abbellimento e per la riqualificazione del borgo. Ammette sconsolato l'assessore all'università Sandro Piermatti che ad oggi non c'è nessuna alternativa per quelle sedi universitarie che si apprestano a diventare ex:
"Dobbiamo trovare un idea adeguata per Collescipoli. Non è semplice. Anche se oggi si offre una sede gratis non interessa. Al momento non c'è niente."
Mica male come prospettiva: quasi sei milioni d'investimenti in sedi che probabilmente non troveranno mai utilizzatori. Ma non è finita. A questo vanno aggiunti anche i costi sostenuti dai proprietari privati per la ristrutturazione degli immobili per i quali con il contratto di quartiere sono stati erogati circa 200mila euro. Gli stessi proprietari, per convenzione, devono garantire un affitto a prezzi calmierati per 12 anni agli stessi studenti universitari. Che ad oggi sono pochissimi e che dal prossimo anno spariranno del tutto. A questo si aggiunge un colpo mortale per tutte quelle attività, bar, ristoranti, pizzerie, pub che si reggevano proprio grazie alla presenza nel borgo di studenti e docenti.
Enrico Melasecche,
consigliere comunale Udc, da tempo chiede di sapere qual è il risparmio per l'università di Perugia nel trasferire il corso di economia aziendale da Collescipoli all'ex convento di San Valentino. Che almeno, dopo la chiusura di Scienze politiche, troverà una collocazione. Fino a quando non si sa. L'assessore all'Urbanistica Marco Malatesta, col senno di poi, dice che la soluzione migliore per Economia aziendale e Scienze politiche sarebbe stata accorpare Itis e Ipsia nell'edificio delle Professionali a viale Brin e riconvertire l'edificio dell'Istituto industriale a sede universitaria, con tanto di spazio per eventuale ampliamento e per la creazione di un campus. Forse bisognava pensarci prima. Ma negli ultimi vent'anni i sindaci Ciaurro e Raffaelli con un anello di congiunzione forte, e cioè l'ex dirigente all'Urbanistica e attuale direttore generale Aldo Tarquini, hanno pensato soprattutto a creare contenitori, dalle sedi universitarie sparse perla città, a Palazzo Primavera e al Caos, in larga parte vuoti o sotto utilizzati che costano molto come gestione e soprattutto come rate di quei mutui ingenti che sono serviti a finanziate la costruzione.
Corriere dell'Umbria Sabato 24 Novembre 2012

martedì 25 settembre 2012

La Diocesi stronca il Polo Universitario Ternano

Università ternana così non va, è tutto da rifare. La diocesi boccia l'esperienza del polo universitario temano, "nei fatti un mero decentramento didattico"solo funzionale agli interessi dell'Ateneo perugino. Marginale rispetto alla sede centrale: quando si è trattato di tagliare, si è tagliato Terni.
E lo fa sulla base di uno studio commissionato al Sinloc, Sistema iniziative locali spa, istituto di ricerca terzo con sede a Padova che ha messo a confronto il polo didattico e scientifico temano con altre esperienze italiane di decentramento o istituzione di nuovi poli universitari. Confronto molto deludente per Temi. Lo studio è stato presentato ieri mattina in Duomo da monsignor Vincenzo Paglia che ancora regge la diocesi in attesa del successore e che si è definito cittadino onorario di Terni e per questo titolato a dare il suo contributo allo sviluppo della città; e dal professor Giuseppe Croce, ordinario di politica economica all'università La Sapienza. Il profilo che esce dallo studio del polo ternano è quello di un mero decentramento didattico.
"che ha chiarito Croce - è rimasto del tutto dipendente e secondario rispetto agli interessi mutevoli dell'università di Perugia; che non ha mai mostrato, oggi come in passato serie prospettive di consolidamento e di sviluppo autonomo."

Funzionale più agli interessi dell'Ateneo che all'area regionale. Il 66% degli iscritti ai corsi di Temi dell'anno accademico 2009-10 erano residenti in Umbria, un altro 13% nel Lazio. Il rapporto evidenzia poi il rischio di non superare i criteri di valutazione e accreditamento delle sedi né quelli di razionalizzazione della spending review.
Nel 2011-12 gli iscritti al Polo erano poco oltre i 2000, di cui la metà afferenti al corso di Narni.

Il totale degli immatricolati ai corsi di Terni (Economia, Ingegneria, Medic-ti locali h „ti io speso oltre20 milioni di curo

quelli della comunità ternana e del suo sviluppo.

Una radiografia evidenziata già quattro anni fa dal convegno diocesano sul futuro della città senza che nel periodo successivo si sia fatto nulla per cambiare le cose. Quattro anni persi, hanno fatto capire sia il professor Croce che monsignor Paglia.[…] il Polo temano non ha raggiunto una propria autonomia all'interno dell'ateneo perugino malgrado le molte risorse locali spese. Una creatura molto fragile per sostenere la quale gli enti locali si sono svenati. Spesi oltre 20 milioni `Tra il 2001 e il 2011- si legge nel rapporto - il Comune di Terni ha erogato almeno 13 milioni di euro a favore del Polo, compresi i trasferimenti al Consorzio. Negli anni precedenti aveva già speso almeno altri 6milioni di euro, soprattutto per gli interventi strutturali sulle sedi. Ancora nel biennio 2010-11 il Consorzio ha speso circa 2 milioni di euro."

Sia monsignor Paglia che il professor Croce hanno ripercorso l'occasione perduta del convegno del 2008 in cui, analizzando la classe dirigente ternana, si parlava di "debole capacità di sfidare la leadership perugina" e in cui si sottolineava che "una ripresa della crescita di Terni e della nostra comunità locale mette in discussione il primato dei gruppi dirigenti perugini."

Debolezza e subalternità che nei quattro anni successivi al convegno è apparsa più che mai evidente.
"Già quattro anni fa, - ha detto Croce - gli amministratori locali e buona parte delle forze politiche e sociali hanno preferito negare le criticità che pure si facevano via via più evidenti; successivamente hanno perso tempo avanzando richieste tardive e velleitarie, poi finite nel nulla, come quella di trasferire a Temi uno, due o anche più dipartimenti dell'ateneo perugino. Da ultimo, si è spostata l'attenzione sul bando per i nuovi distretti tecnologici eclissando il tema dell'università, che oggi è di fatto scomparso dall'agenda dei gruppi dirigenti locali."
Monsignor Paglia ha ripreso la metafora della bisaccia: le cose da lasciare e quelle da tenere.
"La situazione è questa, - ha concluso - non bisogna però subire le vicende ma prenderle in mano per un futuro migliore e ancora possibile."
Corriere dell'Umbria Lunedì 24 Settembre 2012

mercoledì 23 marzo 2011

Scienze Politiche chiuderà i corsi a Terni: si punta su Medicina, Ingegneria ed Economia

Fuori dal polo didattico e scientifico il corso di laurea di Scienze Politiche. É quanto emerso ieri pomeriggio, dopo l'ennesima discussione in consiglio comunale, sui due atti di indirizzo legati alla questione universitaria. Ad annunciarlo è stato il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, chiamato ad intervenire per concludere il confronto tra i consiglieri. Una discussione che lo stesso sindaco ha definito "molto utile". Tutto questo anche se, proprio alla luce della riforma Gelmini e del decreto 17, i giochi sembrano fatti. In poche parole, per il Polo didattico e scientifico di Terni,
"non un decentramento ma, appunto un polo"
, il futuro sarebbe tutto legato ai tre elementi cardine, ovvero Medicina, Ingegneria ed Economia.
"Abbiamo fatto una battaglia per dire che Terni non è un decentramento ma un polo con la sua autonomia sancita da documenti sottoscritti da istituzioni locali, università e governo. Da questo punto di vista partiamo da un dato che ci mette in condizione di poter affrontare la riforma insieme a Perugia come università regionale dell'Umbria."
Un punto di partenza che il sindaco ha indicato come
"importante per un processo nel quale chiediamo con forza, lo abbiamo già fatto, che venga considerato globalmente il discorso dell'università regionale con la sede principale di Perugia e quella secondaria di Terni."
Altro elemento di difficoltà, arrivato dal governo, è quello della 160, emessa per regolare i principi attraverso cui mantenere i corsi di laurea. Il tutto certificato con il decreto 17 emesso nel mese di settembre.
"L'altra questione fondamentale - ha proseguito Di Girolamo - è quella del fondo ordinario di finanziamento e del fondo premiale, una criticitàper Perugia perchè da un lato il fondo di finanziamento ha visto la diminuzione di 20.000.000 di curo dall'altro l'università non ha avuto accesso, quest'anno, al fondo premiale. Questi elementi costituiscono l'elemento strutturale attorno al cui il senato accademico da una parte e le istituzioni dall'altra, devono lavorare."
Tra le tante ipotesi emerse in questo periodo di crisi, anche quello di stringere rapporti con altre università.
"Non esistono possibilità perché la legge prescrive che siano la regione e l'università a determinare gli atti di riassetto che vengono disposti. Non possiamo esercitarci in pensieri che vedano altre tipologie di università con cui stringere intese."
Quale sarà il futuro?
"L'università - ha concluso il sindaco - sarà strutturata in maniera profondamente diversa. Dentro dobbiamo collocare le nostre richieste e le nostre strategie. L'indicazione della presidente Marini, è che Terni sia sede di dipartimenti, significa far sì che questo Polo conservi fortemente l'autonomia e l'autorevolezza che gli è stata data in questi anni. L'altra questione, le scuole che sono strutture incentrate su aspetti formativi e didattici raggruppando più dipartimenti. Per concludere, le piattaforme nel quale è importante la relazione tra ricerca e territorio, in particolare con aziende e imprese."
Il prossimo step, ora, è quello legato strettamente alle scadenze.
"Noi ci avviciniamo alla fase delicata, quella che vede entro la metà del mese di maggio, la formalizzazione dell'offerta formativa. Medicina, Ingegneria ed Economia sono i tre assi su cui si sta lavorando per rivedere le intese rispetto al percorso di riassetto che sarà determinato dal nuovo statuto dell'Università di Perugia. Chiediamo all'università di Perugia la ricerca, la qualità e il rapporto con il territorio in un sistema che sia sinergico e possa portare vantaggio reciproco. Da un punto di vista istituzionale, poi, ora toccherà alle richieste di confronto proprio con la commissione che presto si costituirà in sede universitaria. Incontri che saranno fondamentali per fissare i paletti utili allo sviluppo del Polo temano. "Il consiglio sarà informato passo passo - ha concluso il primo cittadino - e se necessario faremo un consiglio straordinario con Regione e università. L'università è fondamentale per il territorio, è l'unica voce di bilancio che non ha subito tagli negli investimenti, Terni vuole la sua università"
Sara Gargagli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 23 Marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

La Gelmini l’Università di Perugia e il Polo di Terni

Con l'approvazione della riforma Gelmini, si apre un periodo molto particolare per l'Università di Perugia e per il Polo di Terni.
Nel corso dei prossimi 5 mesi verranno fatte delle scelte sulla futura struttura dell'Ateneo. Alcuni punti della riforma sono molto chiari. Essa punta ad uno snellimento sostanziale del sistema universitario: riduzione di corsi, riduzione del personale, del numero di strutture dipartimentali, del numero di strutture gestionali. Le Facoltà, storicamente il centro fondamentale del potere accademico, spariscono.
I Dipartimenti assumono invece un ruolo molto importante nella gestione delle risorse umane, della ricerca e della didattica: dovendo avere una dimensione minima di 40 docenti saranno necessarie numerose fusioni fra quelli esistenti, per cui ne rimarranno probabilmente solo 18. La parte della riforma collegata alla ricerca è probabilmente quella che risulta più convincente.
L'eccellenza nella ricerca diventa un parametro molto importante perla valutazione dell'Università, da cui dipenderà una frazione sempre maggiore del finanziamento pubblico.
L' Università di Perugia ha deciso, giustamente, che sarà una "research university" e non una "teaching university", per cui i Dipartimenti saranno incentivati ad accogliere solo i ricercatori e i docenti più produttivi dal punto di vista scientifico, in quanto quelli improduttivi rappresenteranno, dal punto di vista della valutazione, un elemento fortemente penalizzante.
La didattica verrà invece organizzata per Scuole dove potranno collaborare due più Dipartimenti, ma ogni Dipartimento potrà partecipare solo ad una Scuola.
Presso l'Ateneo si prevede quindi l'attivazione di 6 Scuole: Sanità, Ingegneria, Scienze, Economia-Scienze politiche, Scienze umanistiche e Agro-alimentare.
Questa è una parte della riforma che risulta meno convincente. La didattica per l' Università è naturalmente una parte essenziale le Scuole hanno un ruolo e una autonomia decisionale minima rispetto a quella delle vecchie Facoltà. Le risorse in termini di personale ed investimenti, verranno gestite dai Dipartimenti e dal Consiglio di Amministrazione. Alla luce di tutto questo, quali prospettive si aprono per il Polo di Terni?
L'operazione di snellimento imposta dalla riforma ridurrà inevitabilmente l'offerta didattica su Temi, per il semplice motivo che il forte calo di docenti dell' Ateneo (in alcune aree fino a-30%0 a causa dei pensionamenti non sostituiti da nuove assunzioni) non permetterà di mantenere aperti tutti i corsi di laurea attualmente presenti a Terni.
Probabilmente le Scuole più radicate a Temi, Medicina ed Ingegneria, continueranno la loro offerta didattica, focalizzando il più possibile su un numero ridotto di corsi di laurea. E noto ad esempio che la laurea triennale in Ingegneria Gestionale è a rischio a meno che non vengano trovate risorse sul territorio, per assumere un significativo numero di ricercatori. Con ogni probabilità Ingegneria Industriale, che include anche la Laurea Magistrale, rimarrà nei prossimi anni, ma anche in questo caso occorre fare attenzione.
Se l'offerta didattica non riuscirà ad attrarre un numero di studenti adeguato all'investimento dell'Università in termini di docenti impiegati a Temi, tenere aperto questo corso di studi potrebbe diventare un fattore negativo nella valutazione della Scuola di Ingegneria. Per cui occorre impegnarsi come Università e come Istituzioni per mantenere e consolidare l'attrattività di questo corso di laurea, ad esempio con una adeguata strategia comunicativa, risolvendo gli attuali problemi dell'edilizia, assicurando le necessarie risorse untane per fare fronte al calo degli organici, migliorando l'offerta complessiva, in termini non solo di didattico-scientifico ma anche logistici e sportivi.
Per quanto riguarda la ricerca invece il Polo di Terni contribuisce in modo significativo alla competitività dell'Ateneo, in particolare con i Laboratori di Pentima, conosciuti a livello nazionale ed internazionale per le ricerche nei settori dei materiali, dello spazio, dell' energia, dei campi elettromagnetici. Questi laboratori sono il risultato di investimenti effettuati nel corso di più di 15 anni con fondi provenienti dalla Comunità Europea, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dalla fondazione Carit e dal Miur. L'insieme dei Laboratori dei Pentima riconosciuto e apprezzato anche dal Ministero della Ricerca, rappresenta una risorsa importante per l'Università a Temi, su cui occorre continuare ad investire e che allo stesso tempo che deve essere sfruttata per rafforzare l'offerta formativa della futura Scuola di Ingegneria a Temi, per esempio realizzando una Piattaforma Tecnologica, strumento previsto dal nuovo statuto, che graviti intorno alle attività di ricerca svolte a Pentima
Il Messaggero Venerdì 4 Marzo 2011

domenica 11 luglio 2010

Consegnata la nuova sede di Medicina a Terni

Di Consorzio in consorzio. La patata bollente adesso passa nelle mani del sindaco Leopoldo Di Girolamo, in qualità di presidente del Consorzio Universitario. Le chiavi delle nuova sede di Medicina ora sono nelle sue mani. La "consegna" ieri, con Ciano Ricci Feliziani, presidente dell'altro consorzio (quello per il completamento di Medicina) che ha formalmente terminato il suo compito.
"In settimana - annuncia Ricci - scioglieremo l'ente, che ha svolto a pieno i sui obblighi: completare il corso di laurea e realizzare la nuova sede."
Un passo in avanti è stato fatto, ma restano ancora nodi da sciogliere prima di raggiungere la meta. Aprire le porte agli studenti di Medicina, che aspettano dal semestre scorso di sistemarsi nella nuova sede. La consegna era prevista per marzo, ma le tante vicende legate alla "vertenza universitaria" hanno allungato i tempi. Non ultimo, il problema ormai superato dell'infiltrazione d'acqua, riscontrato nell'ultimo sopralluogo.
"La sede - sostiene Ricci - è agibile e dal primo ottobre può cominciare l'attività didattica."
Ora si deve trovare il modo di gestire la nuova struttura. Considerando che l'Ateneo ha già fatto sapere che non parteciperà alle spese. Sono 350 mila euro i costi annui di gestione per il nuovo edificio. Gran parte, 200 mila, sono stati trovati. Li ha messi il Consorzio universitario. La parte che manca non è una cifra impossibile per i bilanci di Comune, Provincia e Regione, ma in tempi di magra richiede sforzi.
"L'empasse più grande - spiegano da palazzo Bazzani - è la manovra finanziaria. Ancora non è approvata e ciò non consente agli enti locali di fare i conti di quanti soldi potranno disporre."
Dopo sarà possibile dividere le spese, con la Provincia chiamata agli straordinari. La partita vera però è un'altra. Coinvolge la ricerca e gli spazi a disposizione. Nel primo caso la situazione è a buon punto:
"Ci sono - dice Adolfo Puxeddu, preside del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia - tre laboratori di ricerca gestiti da professori clinici ed universitari già attrezzati e finanziati anche per i ricercatori."
In realtà sono sei le aule attrezzate per la ricerca:
"Laboratori non ad personam - sostiene il professore - ma interscambiabili realizzati grazie al contributo della fondazione Carit."
Eppure si può migliorare. Anzi. Il grande assente è uno: il ricercatore Andrea Crisanti (nella foto sopra). Per questo si punta a portare nei nuovi locali anche l'attività del professore straordinario di Microbiologia che oggi lavora a Pentima. Insieme ai sui collaboratori è impegnato in progetti di ricerca internazionali per cercare di debellare la malaria. Portarlo nella nuova sede è l'obiettivo di sempre. Per dare corpo al polo biotecnologico di Terni, ma la strada è ancora in salita. La questione spazi. Gli studenti di Medicina con chi condivideranno la nuova struttura, composta da tre edifici? Di sicuro con i "colleghi" del corso di Infermieristica. Come conferma il preside Puxeddu. Secondo l'Ateneo, però, lì ci dovrebbero andare anche gli studenti di Scienze politiche, nell'ottica della riorganizzazione delle sedi. Non è escluso che venga trovato posto anche per altre realtà non legate all'Università. Ad esempio l'Asl che a due passi dall'Ospedale Santa Maria, potrebbe trasferire parte delle sue funzioni.
"In questi giorni si sta discutendo proprio di aspetti legati alla logistica delle nuova Medicina"
, confermano da palazzo Bazzani. D'altronde se l'università non vuole contribuire a coprire le spese di gestione gli enti locali saranno liberi di "occupare" parte dei locali come meglio credono.
Il Messaggero Domenica 11 Luglio 2010

mercoledì 9 giugno 2010

Università a Terni: dopo i tagli rimarrà un polo con 4 pilastri

Medicina, Ingegneria industriale, Economia e Scienze dell'investigazione. Rimangono questi i quattro pilastri del Polo didattico e scientifico di Terni. Sul filo, invece, Scienze politiche mentre fuori dalla rosa sarà il Dams di Maratta. Questo il quadro che i rappresentanti delle istituzioni locali il presidente della Regione Catiuscia Marini, il presidente della Provincia Feliciano Polli, i sindaci di Terni e Narni Leo Di Girolamo e Stefano Bigaroni, il rettore Francesco Bistoni e il prorettore, Pietro Burrascano, hanno portato a casa. Con loro, per il Ministero, il direttore generale, Marco Tomasi e il capo della segreteria tecnica, Alessandro Schiesaro. L'incontro è stato incentrato sulla questione Ingegneria ed Economia. E i risultati sembrano essere di tutto rispetto. Tecnicismi sarebbero alla base del dubbio sulla presenza della laurea specialistica per il corso di laurea di Ingegneria.
"Con il cambio del nome del corso di laurea che passa da Ingegneria dei materiali a Ingegneria industriale, erano venuti a mancare i parametri per la specialistica - sottolinea il prorettore Pietro Burrascano - Sembrava necessaria, infatti, la presenza di un centro di ricerca a cui appoggiarsi."
Un dettaglio che ieri è stato chiarito. La storia di Terni e della ricerca applicata al corso di laurea in Ingegneria, è praticamente ventennale. Un passato estremamente importante che, anche dai rappresentanti del Ministero, è stata riconosciuta, tanto da arrivare ad una chiara conclusione.
"Saranno necessari degli aggiustamenti proprio per le modalità"
, modifiche che saranno poste in essere nei prossimi giorni e sottoposte ad un tecnico messo a disposizione dal Ministero. Una sorta di tutor che impedisca "errori", tanto per evitare brutte sorprese all'ultimo minuto. Sì, perché il tempo stringe visto che la scadenza per la presentazione del Piano per l'offerta formativa, rimane fissata al 15 giugno. Una settimana anche per sbrogliare la matassa di Economia.
"In questo caso la situazione - chiarisce il sindaco Di Girolamo - è un pochino più complessa anche se la strada è ancora aperta."
La vicenda, scoppiata a causa della mancanza di otto docenti, sembra essere passata dalla certezza della chiusura a quella del recupero. Anche in questo caso c'è uno studio in atto che sarà redatto e sottoposto al Ministero. Saranno reperiti nuovi docenti? Sulla questione sembra esserci lo stretto riserbo sia da parte delle istituzioni sia del prorettore. Certo è che la corrente possibilista sembra aver guadagnato importanti posizioni. Il "pellegrinaggio a Roma", come detto ironicamente dal sindaco Di Girolamo, non ha portato buone notizia per Scienze politiche e per il "Dams" di Maratta. Per Scienze politiche la situazione è particolarmente difficile,
"incerto, continua a permanere, il futuro"
, ha commentato il sindaco. Un problema estremamente pesante per il Polo che deve anche registrare, come detto, la possibile chiusura del "Dams". Anche in questo caso, comunque, si prosegue il lavoro, mantenendo alta l'attenzione.
"Questo è il risultato di un lavoro frutto dell'impegno unitario - sottolinea il presidente della Provincia Polli - determinante in questa fase di definizione del Polo ternano. Ci siamo trovati a parlare con un Ministero rigoroso ma anche comprensivo in merito agli sforzi compiuti negli anni. Questo a sottolineare come l'università a Terni non sia fragile ma ricca e con ottime prospettive di eccellenza. Dobbiamo evitare sbavature come quelle di questi giorni, sorprendenti e curiose."
"Il territorio si è mostrato unito - commenta il sindaco Di Girolamo - Dal Miur la disponibilità a collaborare per le questioni poste dall'Umbria, ad iniziare da quelle per la salvaguardia e il consolidamento del Polo didattico di Terni.Il quadro di compattezza dimostrato è comunque destinato a pesare. Piena è stata la condivisione del Rettore alle istanze delle istituzioni, ad iniziare dalla Regione con la presidente che è stata netta nel ribadire le funzioni di eccellenza e di ricerca del Polo."
Le speranze rimangono e si avvicina il tanto atteso sospiro di sollievo per una città "in cerca di vocazione"
Sara Gargagli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 9 Giugno 2010

giovedì 2 aprile 2009

Pietro Burrascano presenta il Polo scientifico e didattico di Terni

Il Polo scientifico e didattico di Terni è la struttura dislocata di coordinamento delle attività culturali e di sviluppo dell'Ateneo perugino.
Il prorettore Pietro Burrascano, in qualità di responsabile di tale centro universitario, ne illustra le prerogative salienti.
Qual è la storia del polo didattico di Terni?
"La storia che porta alla nascita del Polo scientifico e didattico di Terni parte dai primissimi insediamenti della facoltà di Medicina che, oltre 25 anni, cominciò a porre le prime radici su questo territorio, inizialmente con il triennio della specializzazione e più recentemente con il completamento dell'intero corso.
Nel 1994-1995, è stato istituito il corso di laurea in Ingegneria dei materiali, una facoltà nuova e una realtà completamente ternana.
Negli anni successivi nel 1996-97 è stato attivato il diploma universitario in Economia. Originariamente, i tre insediamenti universitari non erano collegati tra di loro, risultando tre emanazioni delle rispettive case madri perugine.
Nel 2001 ha preso luogo una grande operazione, che ha visto una crescita numerica in termini di facoltà.
Così, alle tre già preesistenti, si sono aggiunte altre tre facoltà, vale a dire Scienze della formazione, Scienze politiche e Lettere e filosofia.
Più precisamente, l'accordo che ha sancito la nascita del Polo di Terni è stato firmato dall'Università degli studi di Perugia, dalla Regione Umbria e dal ministero dell'Università nel 2002.
Questa riorganizzazione complessiva ha modificato la tipologia dei corsi di laurea, inserendo una struttura di coordinamento denominata Consiglio del polo scientifico didattico di Terni, che pur rapportandosi con gli organi accademici centrali, prende sostanzialmente decisioni inerenti il polo dislocato.
Per quanto ci riguarda, il nostro Polo ha completa autonomia finanziaria, gestiamo i nostri bilanci, abbiamo la possibilità di stipulare convenzioni, attività di ricerca, e di sviluppare interazioni con le scuole medie e superiori oltre che con altre istituzioni universitarie sia a livello locale che globale."
Da un punto di vista logistico, come si articola l'Università di Terni e quali sono le strutture principali di cui è dotata?
"Siamo organizzati in sei strutture collocate nell'ambito della città di Terni e una a Narni.
La scelta del Comune e degli enti locali di fornirci gli spazi su cui è sorto il Polo, è legata sia alla contingente disponibilità, sia alla volontà di usare l'università come strumento per far crescere, far sviluppare e rendere più vitali alcune zone della città.
Tuttavia, oggi, questa dislocazione così dispersa, si scontra con i criteri di economicità che ci vengono fortemente sollecitati del ministero dell'Università.
A tal fine, siamo in contatto con gli enti locali per cercare di capire se tutta questa organizzazione può essere rivista.
Per ciò che concerne i nostri laboratori, quelli più importanti sono quelli che ha organizzato la facoltà di Ingegneria, le cui attività di base, impiantate già nel 1994-1995, sono gli assi portanti su cui abbiamo costruito la didattica e la ricerca.
I laboratori principali sono quelli dei materiali polimerici, della fisica dello spazio, della compatibilità elettromagnetica, delle scienze delle costruzioni e della fisica tecnica.
Altri sono stati attivati nell'ambito della mediazione linguistica, sono all'avanguardia e dotati oltre che di cabine, anche di un sistema di traduzioni molto avanzato.
Abbiamo un laboratorio di multimedialità, uno per la scena del crimine e altri due sugli aspetti giuridici dei diritti dei consumatori e sulla psicologia sociale."
Come si colloca il Polo di Terni nei confronti della città e del territorio?
"Nel momento in cui ci siamo costituiti, sentivamo l'esigenza di caratterizzarci in una maniera forte, che non poteva che guardare alle espressioni delle esigenze territoriali.
La collocazione sulla città di Terni è dovuta al fatto che è un territorio di transito da sud verso nord e da est a ovest, logisticamente capace di accogliere insediamenti produttivi, perché è un terreno pianeggiante e ricco di energia.
Un esempio significativo è fornito dalla presenza delle Cascate delle Marmore, che hanno consentito attraverso le centrali idroelettriche, di fare ricerca sia sul settore della metallurgia che della chimica.
Terni è un luogo nel quale il passaggio è una cosa importante. Per fermare alcune attività che transitano e per rendere attrattivo un luogo con caratteristiche positive, occorreva creare localmente un insediamento che offrisse le capacità di produrre e di mediare l'incontro di culture diverse.
Tutte le istituzioni locali ci stanno supportando con grande lungimiranza e si sono dimostrate molto attente allo sviluppo universitario.
Stiamo avendo dei contatti molto importanti con la Fondazione Cassa di risparmio di Terni, con Confindustria, Confartigianato e Camera di commercio che ci danno spazio per molte iniziative.
Essendo un nuovo insediamento territoriale abbiamo ritenuto fondamentale trovare accordi con le istituzioni locali, comune e provincia e le realtà produttive.
Come università abbiamo la pretesa di essere un elemento portatore di innovazione. Un'operazione di portata ampia che ha permesso di fondare questo Polo ha un senso solo se serve a dare supporto allo sviluppo territoriale.
Non sarebbe giustificato se dovesse servire soltanto per fini didattici."
Per conseguire questi obiettivi che tipo di offerta formativa proponete?
"Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso la presenza dei nostri corsi di laurea in mediazione linguistica all'interno della facoltà di Lettere e dei corsi di Scienze politiche orientati alla mediazione culturale.
A ciò si aggiungono le strutture tecnologiche della facoltà di Ingegneria, con laboratori che storicamente guardano all'energia, alla chimica e ai materiali metallici.
Anche la Medicina gioca un ruolo significativo poiché riesce a fornire risposte in grado di contemperare la salute territoriale con la presenza degli insediamenti produttivi.
Va da sé che la facoltà di Economia svolge una funzione centrale. Inoltre, la presenza di Scienze della formazione è rilevante e si è ormai connotata con alcune delle vocazioni legate con il settore dello spettacolo e del teatro."
Quali sono le convenzioni che avete stipulato con università, centri di ricerca e istituzioni pubbliche a livello internazionale?
"Come polo ternano, abbiamo firmato almeno venti convenzioni con università sparse in tutto il mondo.
Alcuni esempi di tali collaborazioni culturali e scientifiche riguardano gli accordi di ricerca e programmi di scambio di studenti e docenti, con le università di Madrid, Barcellona, Valenzia, con l'Università Ucla di California e con l'Università Politecnica di Losanna.
L'Università di Terni è anche la sede centrale di una rete di eccellenza nelle nano tecnologie che comprende novantasei atenei.
Frequenti sono le collaborazioni con il Cern di Ginevra nell'ambito della fisica dello spazio e della fisica delle particelle.
Altro aspetto di estrema rilevanza è che, grazie ad accordi che abbiamo siglato con la Nasa, alcuni dei loro tecnici hanno lavorato presso i nostri laboratori di fisica dello spazio per fare sperimentazioni su dei progetti comuni.
In particolare, c'è in corso un progetto che coinvolge almeno 30 paesi tra cui l'Italia, il cui coordinatore nazionale è a Terni, per la cui realizzazione sono arrivati oggetti enormi addirittura dalla Nasa destinati a viaggiare nello spazio."
Carlo Timio
Corriere dell'Umbria Mercoledì 1° Aprile 2009

giovedì 13 novembre 2008

Il consorzio universitario di Terni chiamato a scelte fondamentali

Raffaelli Presidente del consorzio universitario di Terni
"Per il polo universitario ternano è il momento di fare scelte coraggiose e qualificanti."
Evitando la dispersione di finanziamenti e concentrando risorse ed energie su alcune facoltà cardine in modo da dare al
"Polo ternano una connotazione sul piano scientifico e della ricerca."
é l'appello che viene dall'associazione per Terni città universitaria alla luce della riorganizzazione complessiva dell'alta formazione su scala nazionale targata Gelmini che prevede la soppressione di quei corsi di laurea che non raggiungano quegli indici di rapporto ottimale tra docenti e studenti.
Appello contenuto in un lungo documento che è stato illustrato ieri mattina nel corso di una conferenza stampa presieduta dal nuovo presidente, l'ingegner Vincenzo Montalbano Caracci.
Tre i pilastri da salvaguardare e da rinforzare: Medicina, Ingegneria ed Economia aziendale.
"Sulle altre facoltà - ha precisato Montalbano - occorre che si faccia una riflessione seria. Se non c'è la possibilità di avere mezzi finanziari per tutti si facciano scelte."
Ergo, tagli. Medicina e Ingegneria vanno tutelate e incrementate perché strettamente legate col mondo della ricerca e della produzione.
La prima perché si collega con l'Azienda ospedaliera e con i centri di ricerca in partenza o già attivi: quello sulle cellule staminali di Vescovi, quello sull'oncologia di Giordano e quello sulle Biotecnologie di Crisanti.
Ingegneria perché lì sono maturate esperienze qualificanti e competenze di alto profilo come il Centro europeo di Nanotecnologie di Kenny o come il Laboratorio per lo studio degli effetti della radiazione sui materiali per lo spazio diretto dal professor Battiston.
"Ma anche perché - ha precisato Montalbano - l'industria sta crescendo nel territorio e ha dato prova di saper applicare la ricerca alla produzione anche grazie a piccole aziende altamente innovative."
Il terzo polo da salvaguardare è infine quello di Economia aziendale
"perché c'è una miriade di aziende, anche piccole, che vanno gestite con professionalità."
E le altre tre facoltà con i rispettivi corsi?
"Stanno per fare una brutta fine per le decisioni che sta prendendo il governo italiano"
sentenzia il segretario dell'associazione Ciano Ricci Feliziani.
Fine anche rapida dato che
"a gennaio l'ateneo di Perugia dovrà decidere i corsi da mantenere. E i corsi che non hanno i requisiti moriranno naturalmente."
Ricci chiede di sbloccare i finanziamenti, già in cassa al Consorzio universitario, per la ricerca 2006- 2007: più di un milione d'investimenti fermi.
"Non è più tempo - conclude - per finanziamenti a pioggia."
In Europa, dice l'associazione, ci sono due tipi di università:
"una dove ci si dedica principalmente alla ricerca e le altre in cui, invece, l'obiettivo è quello di una formazione universitaria diffusa.
Potrebbe essere la prima l'identità futura del Polo scientifico ternano."
Nel 2001 il Polo ternano nacque però con una forma mista: ricerca ma anche diffusione di sapere attraverso facoltà umanistiche.
Montalbano è netto:
"Cerchiamo di modificare un'impostazione che fin dall'inizio era discutibile. Dobbiamo recuperare il terreno."
Poi, alludendo esplicitamente a Scienza e tecnologia delle produzioni artistiche da anni in crisi d'iscrizioni
"nel 2001 con gli investimenti su Papigno quella facoltà aveva un senso.
Quando cambia lo scenario bisogna avere il coraggio di fare delle scelte"
Giuseppe Magroni
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 13 Novembre 2008

martedì 22 luglio 2008

Università a Terni: futuro e prospettive

La città ha scelto per un’università plurale, a più voci, non ridimensionando le facoltà scientifiche e continuando a tenere in piedi quelle umanistiche che assicurano ad ogni polo universitario la grande fetta degli iscritti.
Questa indicazione uscita dal consiglio di Polo, che riunisce i presidi delle sei facoltà attive a Terni, è alla base della modifica in atto dell’offerta formativa del polo universitario ternano, che è obbligato ad adeguarsi ai decreti Mussi.
La mappatura essenziale della nuova università, che sarà attiva dall'anno accademico 2009/2010, è questa.
Per ingegneria (che è dentro i parametri stabiliti dai decreti Mussi sul rapporto tra docenti e corsi attivati) al posto di ingegneria energetica nascerà ingegneria industriale, che di fatto rappresenta un ampliamento delle competenze del vecchio corso.
"Abbiamo cercato così di accogliere le richieste e le sollecitazioni arrivate dal mondo dell'imprenditoria locale con la quale abbiamo attivato da tempo - spiega il Prorettore del polo universitario Pietro Burrascano - una commissione paritetica nell'ambito delle tematiche della formazione".
"Ampliamento delle competenze" anche ad Economia per la laurea specialistica.
A Scienze della Formazione sarà tagliata la triennale in Esperto nella progettazione dell'insegnamento a distanza e si punterà su Scienze per l'investigazione e la sicurezza a Narni, dove sarà attivata una laurea specialistica.
Le difficoltà maggiori hanno riguardato la riorganizzazione della facoltà di Scienze Politiche, la più "lontana" dai parametri di efficienza stabiliti dal decreto Mussi.
In questa facoltà scompariranno dal 2009 i due corsi di laurea triennali in Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la pace e Scienze sociali della comunicazione interculturale.
Ne verrà creato uno soltanto, articolato però in due curricula che rifletteranno i due "vecchi" corso triennali.
Già dal prossimo anno accademico sarà riattivato intanto il corso di laurea in Mediazione linguistica applicata, curriculum per l'interpretariato e la traduzione.
Nessun aggiustamento per la facoltà di Medicina e chirurgia, che potrà contare sulla laurea specialistica e sul corso di laurea in infermieristica.

Chiara Damiani dal Corriere dell'Umbria

venerdì 11 luglio 2008

Centro europeo di nanotecnologia e Centro europeo per i polimeri nanostrutturati

Adolfo Puxeddu, preside della Facoltà di Medicina
Per il futuro del Polo scientifico e didattico della provincia di Terni quella del 10 luglio 2008 sarà una giornata campale.
In programma, infatti, ci sono due rilevanti appuntamenti: l’inaugurazione del nuovo Centro europeo di nanotecnologia ma, soprattutto, la riunione del Consorzio Universitario, presieduto dal sindaco di Terni Raffaelli.
Al primo posto dell’ordine del giorno proprio Raffaelli aveva deciso di indicare, in occasione del recente sopralluogo alla nuova sede della Facoltà di medicina e chirurgia, il tema dell’allestimento delle aule e dei laboratori di ricerca, secondo un cronoprogramma che ha come obiettivo principale quello di far partire le lezioni nella struttura di viale Trieste già dalla metà del prossimo anno accademico, con la consegna dei primi due edifici (novembre 2008).
Il professor Adolfo Puxeddu, preside della Facoltà, e Ciano Ricci Feliziani, presidente del Consorzio di Medicina, si presenteranno alla riunione con una prima proposta operativa che sarà sottoposta ai soci consorti. “Un gruppo di lavoro formato da docenti, progettisti e operati consortili - spiega Ricci Feliziani - ha elaborato una valutazione di massima sul fabbisogno economico per l’allestimento di aule e laboratori scientifici.
Si tratta di un investimento totale di circa 2 milioni e mezzo di euro, suddiviso in quattro blocchi funzionali, come suggerito dal sindaco Raffaelli: 450 mila euro per le aule e i servizi amministrativi, 900 mila euro per i laboratori, 450 mila euro per lo stabulario e 700 mila euro per l’aula magna”.
Il gruppo di lavoro ha in mente anche una proposta per finanziare il primo stralcio, attingendo dai fondi residui del 2007 (evitando così di riportare avanzi di amministrazione anche nel prossimo bilancio, come aveva suggerito il presidente di Confindustria Bernardini) per circa 370 mila euro e, senza penalizzare le altre facoltà, ragionare sulla disponibilità di un milione e mezzo di euro per la ricerca (417mila euro per i progetti, 732 mila per i contratti di ricerca e 300 mila per le spese di funzionamento).
Nella riunione, inoltre, si dovrebbe discutere anche delle decisioni assunte dall’università rispetto ai corsi ternani, in base alle scadenze imposte dal decreto Mussi che imponevano la trasmissione al ministero, entro il 30 giugno, dei progetti di adeguamento alla legge.
Intanto, stamattina alle ore 11,30 a Pentima, verrà inaugurata la sede operativa del Centro europeo per i polimeri nanostrutturati.
Il Centro di eccellenza, diretto da Josè Maria Kenny, lavorerà in collaborazione con il laboratorio di Scienza e tecnologia dei materiali attivo da 15 anni.
Fotovoltaico, aerospaziale, trasporti, optoelettronica, biomateriali saranno i principali settori di ricerca. All’evento prenderanno parte anche il sindaco Raffaelli e l’assessore all’università Nardini.

dal Corriere dell'Umbria del 10 Luglio 2008