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giovedì 6 novembre 2014

Nazionalizzare è l'unica strada e non è neanche tanto rivoluzionario

"COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - TITOLO III - RAPPORTI ECONOMICI - Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fontidi energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale."

Da anni affermiamo che l'intervento diretto dello Stato nell'Economia, il controllo e la nazionalizzazione di aziende che si ritengono strategiche per il paese o che sono fortemente in crisi e mettono in discussione migliaia di posti di lavoro, è l'unica soluzione ad una crisi che ormai sta distruggendo non soltanto le tasche e la salute dei cittadini, lavoratori, pensionati e disoccupati, ma l'intero sistema economico italiano.
Questa è la risposta strutturale alle tante crisi che si susseguono da anni: dall'acciaio di Terni a quello di Taranto, dalle ali dell'Alitalia a quelle di Meridiana, tanto per fare qualche esempio!
Sino a pochi anni fa ci prendevano per matti, folli rivoluzionari che non avevano compreso quanto fosse bello il mercato e il privato, che non c'era bisogno di regole perché la globalizzazione avrebbe messo in condizione il mercato di autoregolarsi. Poi piano piano la crisi ha fatto cambiare idea a molti ed oggi sentiamo parlare di nuova IRI, di nazionalizzazioni a tempo, di intervento dello Stato.
Certo tutto è sempre finalizzato al mercato, a quell'entità che si vorrebbe far passare come ideologica e immateriale, ma dietro alla quale si cela invece il profitto di pochi, le borse che salgono mentre la gente non riesce a curarsi. I più, infatti, vorrebbero un intervento dello Stato a tempo, tanto per risanare i debiti dei privati, farli ricadere sulla collettività e poi, tra qualche anno, ridare ai soliti noti aziende in buona salute e senza debiti.
Questa è la posizione della parte più “avanzata” della Cgil ed anche della Fiom che poco tempo fa, nella vertenza ILVA, parlava di acquisizione dello Stato a tempo determinato.
È lo stesso meccanismo che ha salvato migliaia di banche ed i loro azionisti in tutto il mondo, riempiendo i loro caveau di dollari e euro abbondantemente elargiti da stati e strutture sovrannazionali come la BCE e il FMI. Tutto ciò sempre a danno dei cittadini che pagano profumatamente per rimettere in piedi banche che poi invece di impegnare questi regali inaspettati per finanziare progetti produttivi che creano ricchezza e lavoro, investono in “buoni del tesoro” emessi dagli stessi Stati che li hanno sovvenzionati e ne ricavano ulteriori profitti.
Noi invece pensiamo che la nazionalizzazione non debba essere uno strumento economico temporaneo, ma l'inizio di una trasformazione dello stato in termini sociali.
Nulla di rivoluzionario se lo prevede anche la nostra Costituzione, ma sicuramente un qualche cosa che fa funzionare le aziende per creare ricchezza e per costruire lavoro, tutelando al tempo stesso la salute e l'ambiente.
Perché il lavoro non si crea riducendo i diritti e aumentando precarietà e età pensionabile come qualcuno vorrebbe farci credere, ma con progetti produttivi seri e concreti.
Non è eticamente, sindacalmente, socialmente e politicamente accettabile che aziende come la Fiat che sono vissute e hanno intascato profitti immensi con i soldi dello Stato sotto forma di ammortizzatori sociali, incentivi e sovvenzioni varie, possano di punto in bianco abbandonare il Paese e costruire un impero multinazionale, continuando a sottrarre lavoro in Italia.
Questo è il frutto di politiche asservite ai grandi gruppi industriali e finanziari nazionali ed internazionali, ammantate di una ideologia da quattro soldi e che tradotta vuol dire maggiore sfruttamento e una forbice sempre più ampia ed incolmabile tra ricchi e poveri.
Ma è anche il frutto del ruolo che Cgil, Cisl e Uil hanno assunto in questi decenni: non saranno certo le smanie di Landini e i capricci della Camusso a far cambiare la Cgil.
Ma la farsa continua e tanti, purtroppo, continuano a credere che quella sia la strada!
Ma tanti altri stanno invece abbandonando questi sindacati e chiedono una reale alternativa: dimostreremo a loro ed a tutti che la vera alternativa parte proprio da USB.

USB - Federazione di Terni

giovedì 25 settembre 2014

Ma che gioco fa l’Europa sull’Ast?

In un'interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, e al Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, il senatore temano del Pd, Gianluca Rossi, chiede lumi sulla posizione della Commissione Ue riguardo alla vertenza Ast, che oggi registra l'ennesimo incontro tra le parti.
Ricordando il piano industriale da lacrime e sangue presentato da ThyssenKrupp e la trattativa in atto, Rossi sottolinea come “il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, in una lettera dell'8 agosto 2014 inviata al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, ha rappresentato i problemi e le criticità in merito al piano industriale e Antonio Tajani ha rivolto in data 23 luglio 2014 un'interrogazione al commissario Almunia”.

“Questu'ultimo ha affermato che: 'La Commissione è consapevole del fatto che TK prevede un ridimensionamento delle capacità e del personale nel settore della produzione di acciaio inossidabile laminato a freddo di Ast e che intende riposizionare questa società nel comparto dei prodotti laminati a freddo di gamma superiore, per aumentarne la produzione al 30 %.
Tk prevede anche di aumentare del 30 % la fabbricazione di tubi di acciaio inossidabile del Tubificio di Terni. Secondo le informazioni in possesso della Commissione, non sembra che il piano industriale annunciato sia in contrasto con l'impegno di mantenere e sviluppare Ast come operatore forte e attivo nel mercato dei laminati a freddo”.

“Dalle affermazioni rese dal Almunia e ancor più dal mancato riferimento alle produzioni a caldo - continua Rossi - è possibile evincere un intento dilatorio e volutamente omissivo; ciò perchè soprattutto sulla produzione a caldo sono state sollevate più critiche da parte delle istituzioni locali e dei sindacati alle scelte aziendali. Il sito di Terni, infatti, deve la sua fama sui mercati mondiali proprio al ciclo integrato e all'equilibrio delle produzioni a caldo e a freddo. 
A fronte di una assenso da parte della Commissione alle scelte fin qui operate da Tk, ignorando la posizione del Governo italiano, e agendo a detrimento e discredito del Governo, impegnato nella trattativa, si chiede di sapere: se la lettera inviata dal sottosegretario Gozi in data 8 agosto 2014 abbia ottenuto una risposta e, in caso affermativo, quale sia il contenuto; se il Governo non ritenga opportuno esprimere al nuovo Commissario europeo per la concorrenza la propria posizione in merito alla trattativa in corso sul nuovo piano industriale presentato da Ast; se, nell'ambito dell'industrial compact che il Governo italiano presenterà nel mese di dicembre 2014 al Consiglio europeo, non si ritenga necessario fare esplicito riferimento alla strategicità di Acciai speciali Terni per l'economia nazionale”.

La Nazione Giovedì 25 Settembre 2014

sabato 26 luglio 2014

Ast lunedì nuovo sciopero contro Tk

Quattro ore di sciopero lunedì e blocco immediato degli straordinari. Non si è fatta attendere la risposta delle Rsu del gruppo Ast che ieri, al termine del ciclo di assemblee programmate in settimana, hanno reagito alla decisione della Tk di prolungare la fermata estiva andando ad intaccare le ferie e senza ricorrere ad altra cassa integrazione. L'astensione dal lavoro è prevista dalle 15 alle 19 di lunedì pomeriggio con il concentramento davanti alla portineria centrale di viale Brin. Poi, tutti insieme, i lavoratori decideranno se sfilare in corteo o dare vita a una manifestazione sul posto. - Sale la tensione. I delegati di fabbrica denunciano
"l'iniziativa unilaterale assunta dalla direzione aziendale relativamente al mancato riconoscimento dell'accordo sulla gestione della cassa integrazione"
e giudicano
"false le motivazioni addotte a sostegno del prolungamento della fermata estiva. Non è infatti sostenibile a distanza di pochi giorni che un'azienda di questa dimensione possa cambiare completamente strategia nel rapporto con i clienti, con scelte che secondo le Rsu - vanno come sempre a discapito dei lavoratori che hanno già attraversato un lungo periodo di sacrifici tra mancate ferie e straordinari, pur di assicurare il regolare funzionamento degli impianti produttivi."
- Ore cruciali. La parola d'ordine adesso è fare presto. Tk sta accelerando i tempi d'attuazione del suo piano tanto che starebbe già avviando lo scioglimento dei consigli di amministrazione delle società partecipate. "Non c'è tempo da perdere". Questo il comune denominatore degli interventi che ieri pomeriggio si sono alternati nell'affollata sala riunioni della Camera del lavoro.
I sindacati, ai massimi livelli regionali, hanno chiamato a raccolta i parlamentari del centro Italia.
Un invito raccolto da un ampio schieramento bipartisan: dal vicepresidente del parlamento europeo David Sassoli ai parlamentari del Pd Walter Verini e Giampiero Giulietti, dal consigliere regionale di Forza Italia Raffaele Nevi, che rappresentava anche l'onorevole Tajani, a due esponenti del Movimento 5 Stelle come la deputata europea Laura Agea e la parlamentare Tiziana Ciprini. - Caso internazionale. Secondo Sassoli la vertenza Ast
"va posta al centro dell'agenda europea."
Certo è - è stato detto durante l'incontro - che il prossimo commissario europeo alla concorrenza dovrebbe essere in quota alla Germania è questo di certo non rassicura i lavoratori di viale Brin. E allora non bisogna lasciare nulla d'intentato. A cominciare da un appello al governo Renzi che - come ricorda il segretario della Cgil dell'Umbria Mario Bravi
"ha già espresso la sua contrarietà al piano della ThyssenKrupp, ma ora la deve tradurre in atti concreti. In gioco c'è la deindustrializzazione dell'intera regione e questo non possiamo permetterlo. Dobbiamo avviare un'azione congiunta ai vari livelli per evitare l’irreparabile."
Con Bravi ci sono anche i segretari regionali di Cisl e Uil, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini, a testimoniare il significato a cui il movimento sindacale umbro attribuisce a questa vertenza: i lavoratori ternani non resteranno soli. Anche Romanelli (Cgil) e Tasso (Cisl) esprimono con forza la loro preoccupazione mentre i parlamentari presenti raccolgono l'appello e assicurano il proprio impegno. Soprattutto in sede europea saranno avviati degli incontri per contribuire a sbloccare in senso positivo il braccio di ferro in corso e chiedere una nuova politica industriale per l'Italia. Intanto i direttivi sindacali unitari umbri, convocati nei prossimi giorni a Todi, annunceranno una vasta mobilitazione per i primi giorni di settembre: l'Umbria intera si fermerà per l'Ast. - Sfida aperta.
"Allo stesso modo però - incalza Bravi - vorremmo che Confindustria e tutte le associazioni datoriali spendessero ima parola su questa vicenda. Il loro silenzio finora è stato assordante mentre vorremmo che in questa circostanza fossero al nostro fianco nell'interesse dell'economia della regione e dell'Italia intera."
Intanto torna ad alzarsi la voce autorevole del vescovo Giuseppe Piemontese.
"Si stanno profilando conseguenze molto gravi per la città che - ammonisce dobbiamo evitare, con il concorso di tutti, prima che sia troppo tardi."
Sulla vicenda interviene anche l'ex candidato sindaco del centrodestra, Paolo Crescimbeni, che propone
"un brain storming, e non una passarella di politici in cerca di pubblicità, per cercare soluzioni complementari o alternative da proporre ai sindacati, ad Ast e al governo. Ben vengano la mobilitazione e quant'altro, ma ritengo - afferma - che si debba anche avviare un dibattito tutto nostro e da questo far scaturire una o più proposte alternative o complementari al diktat germanico. Certo è che il caso Terni, emblematico del processo di deindustrializzazione del nostro Paese, va portato a livello nazionale ed europeo. La nostra fatiscente amministrazione locale - conclude - non deve avere paura a disturbare Roma. Se ha problemi deleghi l'opposizione: io accetto."
Corriere dell'Umbria Sabato 26 Luglio 2014

giovedì 20 giugno 2013

Di Girolamo la Marini e Polli scrivono ad Almunia: Outokumpu blocchi la vendita o concluda entro un mese!

Outokumpu rinunci alla vendita di Ast ricomprendendola nell'operazione Inoxum e metta sul mercato gli impianti di Avesta; la cessione sia ultimata comunque entro il tempo massimo di un mese; Ast in questa fase sia adeguatamente tutelata perché sta subendo riduzioni di mercato preoccupanti: è quanto chiedono il sindaco Leopoldo Di Girolamo, la governatrice Catiuscia Marini, il presidente della Provincia, Feliciano Polli, nelle lettera inviata al commissario europeo alla concorrenza Joacquin Almunia.

I tre amministratori, tra l'altro, annunciano il ricorso alla Corte di Giustizia

Dalla missiva, che fa seguito all'incontro della settimana scorsa a Strasburgo, emerge un quadro drammatico.

“Dopo la decisione assunta dalla Commissione europea antitrust nel novembre 2012 che approvava la proposta di acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu ma subordinandola alla cessione di Ast e di alcuni centri servizi - si legge - la situazione sta diventando molto difficile. Infatti la produzione di acciaio e laminati sta calando, mettendo a forte rischio la posizione di mercato e lo stesso futuro della fabbrica. A maggio la produzione è scesa da 120.000 a 93.000 tonnellate e nei prossimi mesi, a causa della carenza di ordini, è previsto un ulteriore calo, con il fermo di alcune linee.
Le esportazioni verso l'acciaieria di Calvert in Alabama e Mexinox si sono ridotte quasi a zero e si è attivato in maniera molto modesta l'utilizzo dei tre centri servizi inox che sono stati inclusi nel pacchetto Ast, di cui solo quello di Willich (d) ha capacità adeguate di mercato. Inoltre Outokumpu sta attuando una politica di prezzi molto aggressiva sul mercato italiano, sottraendo ad Ast clienti storici.

Questo sta determinando anche un marcato deterioramento del bilancio che già nei due anni trascorsi si era chiuso in passivo a causa delle difficoltà di mercato.Nella decisione assunta dalla Commissione europea - si legge ancora - era posta la condizione di assicurare, da parte di Outokumpu, la redditività dello stabilimento e nel business-plan di Outokumpu presentato ai possibili acquirenti era previsto l'impegno a mantenere inalterata la produzione di Ast, anche attraverso nuovi ordini interni al gruppo. Tutti questi impegni non vengono mantenuti. Inaccettabile, poi, è il fatto che Outokumpu non ha rispettato le scadenze previste nello scorso maggio ed ha richiesto alla Commissione europea una proroga dei termini della vendita che non ci è stata comunicata. Inaccettabili tali comportamenti che stanno provocando danni forse irreparabili ad Ast,ed alla nostra comunità. Quindi le richieste e l'avvertimento del ricorso alla Corte di Giustizia. Gli amministratori umbri concludono chiedendo un incontro a breve, prima della pausa estiva degli organismi europei.”

Stefano Ch lia Acciai speciali Terni è il più grande complesso industriale del Centro Italia. R Gruppo di viale Brin occupa circa 2.800 lavoratori diretti ed altrettanti indiretti; realizza il 20% del Pil del)' Umbria ed il 40% dell'export. Fornisce circa il 40%a di acciai speciali del mercato nazionale. Dopo il corteo del 5 giugno culminato con gli scontri tra manifestanti e polizia, con il ferimento del sindaco, martedì circa quindici ila persone hanno sfilata a Terni per la salvaguardia dello stabilimento. Imarcia con gli operai ternani, i colleghi dei siti siderurgici italiani e le istituzioni dell'Umbria

La Nazione Giovedì 20 Giugno 2013

mercoledì 19 giugno 2013

In 15.000 con la Camusso e D'Alema per difendere l’AST

in Corteo II sindaco Di Girolamo con la leader della Cgil, Susanna Camusso, e con l'ex premier Massimo D'Alema

La citta di Terni in un colpo solo ritrova, almeno, orgoglio e un po' di speranza. Stringendosi intorno all'Ast, in un cordone di solidarietà che unisce l'Umbria, Terni può tentare di salvarsi.

Se l'Europa guarda alla siderurgia con logiche d'altri tempi e il Governo nazionale resta tiepido di fronte al rischio di smantellamento di uno dei suoi (pochi) gioielli industriali, le Acciaierie, la città cerca di reagire.
In quindicimila circa hanno sfilato ieri tra disperazione e speranza. Gli operai dell'Ast accanto Vescovi e sindaci dell'Umbria a fianco degli operai di Terni, Taranto e Piombino a quelli di Taranto, Piombino e Civitavecchia, il sindaco di Terni di fianco a quello di Perugia, i politici degli opposti schieramenti, i pensionati, i disoccupati, i giovani, i commercianti che hanno tenuto abbassate le saracinesche. Già perché mentre Outokumpu aspetta l'offerta giusta, l'Antitrust Ue “vigila” e il Governo “si impegna”, Ast perde produzioni e quote di mercato.

E Ast, oltre alla storia della città, vuol dire circa 5mila lavoratori tra diretti e indiretti.

“Servono fatti concreti, la questione Ast deve essere ai primi posti dell'agenda del Governo sottolinea il sindaco Di Girolamo dal palco di piazza della Repubblica - Questa è una grande giornata di mobilitazione, di consapevolezza che con il destino delle Acciaierie c'é in gioco il futuro di Terni, di un pezzo rilevante del tessuto produttivo del Paese. La normativa antitrust dell'Europa, ci penalizza e penalizza l'Europa stessa”.

Anche la Chiesa umbra esprime solidarietà agli operai dell' Ast.

“Ancora una volta - affermano i vescovi - sembrano prevalere interessi di carattere finanziario che rischiano di essere pagati dai lavoratori”.

Durissimo l'intervento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che chiudendo il comizio ne ha per tutti: Europa, Governo e Confindustria.

“A noi piacerebbe sentire il rumore del pugno che il nostro Governo sbatte sul tavolo della Commissione europea - tuona Camusso -. Non si può essere diplomatici quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce all'Europa che bisogna decidere. Bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha l'orgoglio di sì, di essere il secondo per produzione industriale e che non è disposto a cedere il passo ad altri. Il dubbio è che si perde tempo e qualcuno si prende le produzioni dell'Ast. Noi siamo qua – continua - a difendere fabbriche, lavoro e futuro mentre tutti gli altri sembrano appassionati dal discutere se i grandi proprietari immobiliari devono pagare o no le tasse. Certo che le devono pagare. Al Governo diciamo che o cambia il passo e difende la produzione, oppure continueremo la mobilitazione. Vorremmo da Confindustria un segno un po' più esplicito di che cosa pensa debba fare questo Paese.
Non abbiamo mai trovato imprenditori italiani che si lanciassero nella competizione per difendere le fabbriche italiane quando le multinazionali lasciano. Non ci siamo accorti in queste ore di una Confindustria intenzionata garantire comunque che a Taranto, Terni e Piombino si produca”.

La manifestazione, con otto ore di sciopero, è iniziata alle 10 dai cancelli di viale Brin con il corteo che, in un caldo torrido e nello sventolare delle bandiere, ha raggiunto piazza della Repubblica. Nessun atto di tensione dopo i tafferugli del 5 scorso con la polizia in cui era rimasto ferito anche il sindaco.

La Nazione Mercoledì 19 Giugno 2013

 
La classe operaia va in paradiso. Per un giorno migliaia di persone hanno indossato simbolicamente le tute blu dei metalmeccanici e marciato insieme ai lavoratori della Ast. Con orgoglio, partecipazione, civiltà, senso di responsabilità donne e uomini (gli organizzatori parlano di dodicimila persone) hanno camminato tranquillamente per tre chilometri dai cancelli di Acciai Speciali Temi in viale Brin fino a piazza della Repubblica luogo storico di tante battaglie sindacali. Negozi chiusi.
"Chiudiamo oggi, per non chiudere per sempre."
Il grido era
"Difendiamo l'Ast, daje Terni!!!."
Una città, una provincia, una regione mobilitate, insieme ad altre realtà nazionali (Taranto, Piombino, Civitavecchia) per difendere in tutti i modi la propria fabbrica che produce il 40% dell'intero fabbisogno nazionale di acciaio speciale. Sciopero generale di otto ore in tutta la provincia di Terni, ovviamente riuscito. Intorno al sito siderurgico ruotano interessi, giochi per certi versi non chiari. L'acciaieria ternana è come una bellissima quercia secolare e rigogliosa. Ma se si tagliano le radici prima o poi inesorabilmente muore. E infatti ogni anno Ast perde il suo valore patrimoniale.
"Tranquilli - affermava l'azienda - avremo almeno una ventina di possibili compratori."
Oggi scopriamo che le manifestazioni di interesse sono solo una. E non potrebbe essere diversamente letti i bilanci. Ma nessuno ne vuole parlare. Bene, è arrivato il momento di scoprire le carte. Per fortuna ci ha pensato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a spezzare questo inquietante silenzio chiedendo al governo delle larghe intese di
"sbattere il pugno sul tavolo della Commissione Ue per difendere le acciaierie di Terni. Non si può essere diplomatici - ha detto con forza scaldando la gente che la stava ascoltando - quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce che bisogna decidere, ma bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha la seconda produzione industriale e non è disposto cederla ad altri."
Finalmente! La posta in gioco è alta e fino a questo momento a farla da patroni sono stati i signorotti tedeschi e finlandesi con noi italiani buoni, buoni in posizione di perenne attesa per non creare allarmismi e non disturbare il "manovratore". Ieri la svolta potrebbe essere arrivata. E non è un caso che alle parole della Camusso sono arrivate a stretto giro quelle della presidente della Regione Catiuscia Marini.

"É giunto il momento che il governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad agire e dare risposte urgenti in difesa dell'Ast. Stiamo vigilando - ha affermato la presidente - e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale proprietà finlandese."
Erano in tanti, soprattutto giovani, a indossare la fascia tricolore. Per un volta Terni aveva tanti primi cittadini. É toccato però al sindaco doc Leopoldo Di Girolamo ricordare che
" il cuore di Terni è tornato a pulsare, in quanto le acciaierie sono il fondamento della città, la sua storia."
Secondo il primo cittadino
"la crescita e l'occupazione devono essere il primo problema del governo, perché solo ripartendo dal tema del lavoro si può guardare al futuro con una prospettiva."

Di Girolamo nel corso del suo intervento ha sottolineato più volte l'importanza della partecipazione della città nel suo complesso, della presenza di tutto il territorio umbro, con i sindaci della provincia di Terni e di quello di Perugia. Una giornata di mobilitazione ma anche di festa. A smuovere i partecipanti ci ha pensato anche la cantante Lucilla Piccioni con una splendida taranta e canzoni delle lotte operaie. E tra una Bella Ciao o l'intramontabile Internazionale, le note di Giorgio Gaber hanno colpito come sempre: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione ".

E a livello dà partecipazione, la città di Temi non ha eguali.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 19 Giugno 2013

lunedì 27 maggio 2013

Storia di un’impresa: la nascita delle acciaierie

Appena raggiunta l'Unità, il Paese sentì il bisogno di equipararsi alle altre potenze europee.
Per armare un forte esercito e una marina efficiente abbisognava però di un'industria siderurgica al passo coi colossi industriali di Francia. La sconfitta di Lissa nella III guerra d'Indipendenza evidenziava ancor più il problema, che s'acuiva con l'adesione dell'Italia alla Triplice Alleanza, che la chiamava ad esercitare il controllo sul Mediterraneo.

Dopo i tentativi dell'allora ministro della Marina Depretis, e di quello delle Finanze Sella, trovava nuovo impulso con l'avvento al potere della Sinistra e l'azione risoluta dell'ammiraglio Benedetto Brin, che, per produrre corazze navali, auspicava il ricorso ad impianti nazionali, realizzati con capitali privati e capaci di concorrere con quelli stranieri. Una commissione d'indagine sulle nostre ferriere, guidata da Brin, ne constatava ancora una volta l'inconsistenza strutturale e l'arretratezza tecnologica.

Individuava allora l'ingegner Breda, che in quella fonderia aveva una rilevante partecipazione e gli propose di costruire un grande stabilimento siderurgico.
Tomato al ministero, il 20 aprile 1884 stipulava un contratto che assegnava all'azienda dell'ingegner Breda, per la fornitura di 8.600 tonnellate di corazze, anticipando alla stessa 3.200.000 lire. Successivi esborsi porteranno a 12 milioni il totale delle anticipazioni. La costruzione dell'acciaieria interessò un'area di 200.000 mq tra il fiume Nera e il torrente Serra, di cui 50mila interamente coperti.

Due anni di duro lavoro e lo stabilimento poteva dirsi finito. Ben 56 milioni il costo di realizzazione, sedici rastrellati sul mercato azionario, altri sedici con l'emissione di obbligazioni, dodici con le anticipazioni statali e altrettanti coi prestiti bancari. Alimentata dalla sola forza dell'acqua, si componeva di tre sezioni: la prima produceva acciai comuni per rotaie, getti e lamiere; la seconda acciai speciali per corazze, cannoni e proiettili di grosso calibro; la terza, quella meno importante, acciaio al crogiolo, perla costruzione di utensili. Una pezzo di ferrovia la collegava alla stazione e alla vecchia fonderia, binari interni univano tra loro i reparti.

Corriere dell'Umbria Lunedì 27 Maggio 2013

giovedì 21 febbraio 2013

Una joint venture italo-lussemburghese per le acciaierie di Terni

Cordata italo-lussemburghese in campo per rilevare le acciaierie di Terni ora in mano ai finlandesi di Outokumpu.
Le italiane Arvedi e Marcegaglia, con la lussemburghese Aperam, hanno siglato un memorandum d'intesa per una joint venture (controllata da Aperam) che parteciperò alla vendita dell'Ast. Nessun commento dai vertici dell'Ast di Terni, mentre i sindacati chiedono di conoscere i dettagli dell'offerta
La cordata.ha formalizzato l'accordo: maggioranza ai lussemburghesi quote paritarie agli italiani 

Una cordata italo-lussemburghese nel futuro del sito produttivo di viale Brin? Sono in molti a crederci. Uno stretto rapporto di collaborazione tra la lussemburghese Aperam che ha siglato una joint venture con le italiane Marcegaglia ed Arvedi per lanciare un'offerta per gli stabilimenti Acciai Speciali Temi. Aperam avrà la maggioranza nella nuova società mista, mentre le aziende italiane avranno entrambe quote di minoranza.

"L'esperienza e le risorse combinate dal consorzio si legge nella nota congiunta lanciata ieri mattina dalle agenzie di stampa - saranno mirate a migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dell'acciaio inossidabile."
Con la dichiarazione congiunta sembra di capire che Aperam abbia avuto dalla commissione europea Antitrust il permesso di presentare una proposta, non vincolante ai finlandesi di Outokumpu per l'acquisto del sito di Terni. I giochi per quanto riguarda il futuro di Acciai speciali sono più che mai aperti anche se qualche carta comincia dunque a scoprirsi. Una partita industriale ma anche diplomatica. Una soluzione tutta europea di certo è ben vista sia a Bruxelles che a Roma con il governo del premier Monti che in più di una occasione ha visto favorevolmente la soluzione italo-lussemburghese. E proprio nei giorni scorsi a Bruxelles gli incontri sulla vendita di Ast si sarebbero intensificati. Il problema dell'acquisto da parte di Aperam riguarderebbe, come è successo a Outokumpu, lo scoglio dell'Antitrust e il superamento della soglia del 40 % della produzione con l'acquisizione di Ast. Ma a questo punto sembra superato. Lunedì scorso proprio a Terni il vicepresidente della commissione Ue Antonio Tajani aveva detto
"che la trattativa è in corso ed è complessa ma c'è la volontà politica di dare un sostegno forte all'acciaio. Bisogna vedere - aveva aggiunto Tafani - il problema della concorrenza ma Almunia (commissario all'Antitrust, ndr) sta valutando."
Il ceo di Aperam, Philippe Darmayan già a dicembre aveva confermato l'interesse su Terni.
"Noi - aveva spiegato il manager siamo localizzati al Nord, mentre Terni può contare su ottimi prodotti e strutture industriali che da quanto vedo, possono ben integrarsi con noi per ridurre i costi."
Da considerare poi che il piano d'azione per il rilancio della siderurgia europea prevede tutta una serie di agevolazioni e incentivazioni per le aziende. Di solito abbottonati, soprattutto quando le trattative sono in corso, sempre ieri i finlandesi di Outokumpu hanno commentato la decisione di Aperam. Arvedi e Marcegaglia.
"Accogliamo con favore questo interesse - ha dichiarato la portavoce di Outokumpu, Saara Tahvanainen -. Ci sono molti candidati in questa fase del processo di vendita e il consorzio d’'Aperam è uno di questi ha continuato - senza però aggiungere nulla sugli altri potenziali offerenti o sulle cifre. La vendita - ha spiegato ancora Tahvanainen - sta andando avanti come previsto e si prevede di chiudere nel secondo trimestre."
Come detto la partita è ancora aperta. A Temi quello che interessa è far rispettare la capacità produttiva dello stabilimento soprattutto per quanto riguarda la parte a freddo. Il che vorrebbe dire produrre almeno 500-600mila tonnellate. Altrimenti i conti andrebbero in rosso. Una situazione tutta in evoluzione e da tenere sotto controllo. E la domanda a questo punto viene spontanea: dall'assetto produttivo del nuovo gruppo, quante saranno le quote di prodotti finiti inox realizzati a Temi? Domanda difficile a cui rispondere. Mai sindacati su questo punto tengono alto il livello di attenzione perché i se segnali che arrivano direttamente da viale Brin fanno prefigurare per il 2013, 350-400mila tonnellate di produzioni. Poco, molto poco.
Corriere dell'Umbria Giovedì 21 Febbraio 2013

sabato 8 dicembre 2012

Il Teleriscaldamento a Borgo Bovio di Terni

L'Umbria verde e cuore verde d'Italia per il suo paesaggio, sta diventando sempre più Umbria green, cioè leader nel settore delle energie rinnovabili, quelle che puntano all'utilizzo di sorgenti naturali, come il fotovoltaico. Continua a crescere T.E.R.N.I. Research con nuove iniziative che ormai l'hanno posta all'attenzione nazionale e del Made in Italy. L'ultima nata si chiama Italeaf ed opera anch'essa nell'industria verde. L'audace progetto, concepito alcuni anni fa, dall'avv. Stefano Neri, ora è diventato una azienda operante, con ottimi risultati, nella ricerca, innovazione e produzione di energia per costruire una concreta alternativa alle fonti tradizionali.

L'impresa, che porta il nome di Terni nel suo acronimo, ha anche il merito, non secondario, di aver indicato (e percorso) un segmento nuovo per l'economia del territorio, sia per la differenziazione produttiva, sia per l'applicazione di tecnologie del futuro sostenibili. Ancor più con i fumi-caldi, dell'Ast si alimenta uno scambiatore di calore che porta a temperatura l'acqua immessa nella rete urbana, appositamente costruita per il teleriscaldamento. Si alimentano, in tal modo, utenze private e pubbliche.

Le rinnovabili sono fondamentali dopo l'abbandono del nucleare, nel nostro Paese, e il suo prossimo tramonto in Europa. Per fortuna abbiamo votato il 2° referendum antinucleare e fatto naufragare il disegno concepito dal Governo Berlusconi che intendeva rilanciare alla grande, in Italia, il lucroso business della costruzione di centrali atomiche. Una fortuna quel no popolare, altrimenti ora staremmo a costruire impianti nuovi, mentre l'Europa ha deciso di dismettere molti di quelli installati in passato. Le Agenzie specializzate informano che ce ne sono un gran numero con questa prospettiva: chiusura e smantellamento. Un impegno colossale se appena si considera la pericolosità delle operazioni connesse alla reazione a catena. La stessa informazione annuncia che ne verremo dismesse 29 in Inghilterra, 27 in Germania, 12 in Francia, per citare i Paesi più importanti. Quattro di quelle installate poi chiuse a suo tempo, le stiamo eliminando anche noi (Trino Vercellese, Garigliano, Caorso, Latina). Ciò significa che, più dei costruttori, oggi stanno entrando sul mercato imprenditoriale gli smantellatori.

É evidente che gli "appassionati" dei nucleare hanno perso la loro battaglia. Sconfitti da tre avversari: la contraria volontà popolare liberamente espressa; la bassa economicità e l'enorme massa di capitali da investire; la difficile soluzione del problema legato allo smaltimento delle scorie e dei materiali contaminati. Il gravissimo incidente di Fukuschima, dopo il disastro di Cernobyl, ha convinto i governanti ad un sostanziale ripensamento ed a rivedere i propri progetti, deludendo le attese dei sostenitori del grande affare. Secondo le previsioni dell'U.E., un impegno, quello della rimozione e bonifica, destinato, nel medio periodo, a creare migliaia di nuovi posti di lavoro ad alta specializzazione.
In Italia, si lavora, da anni e con notevole impegno di risorse finanziarie, alla cancellazione dell' "eredità" lasciataci dalle centrali morte appena nate, nei quattro siti sopraelencati. A dimostrazione di quanto sia arduo restituire integrità ad un territorio contaminato e liberarsi della ingombrante presenza di questi impianti. Siccome sulla strada dell'atomo è stata innestata, in molte parti, la marcia indietro; siccome le capacità produttive dell'idroelettrico sono ormai al limite; siccome la bolletta petrolifera è particolarmente esosa, la prospettiva delle fonti rinnovabili, da mezza scommessa qual'era, ora si è fatta certezza. Pur se la riduzione degli incentivi economici finirà per creare non poche difficoltà.

"L'industria green - ha dichiarato di recente Stefano Neri - sta diventando un motore potente per invertire il declino e innescare un processo di crescita ad alto contenuto sostenibile."
E quindi capace di operare una rilevante integrazione energetica e, nel medio periodo, occupare un posto di rilievo nelle strategie di sviluppo industriale e delle produzioni tecnologicamente avanzate. Ci sono grandi numeri ad accreditare questo settore della green economy. Riguardano gli investimenti, il risparmio, l'occupazione. Che anche l'Umbria partecipi a questo processo di transizione, è motivo di compiacimento. Stiamo cooperando per far sì che
"l'energia non rappresenti più - ha detto il Presidente Monti - per il nostro Paese, un fattore strutturale di svantaggio competitivo."
Ma c'è un'altra utile sperimentazione in atto, a Terni: il teleriscaldamento. Ne abbiamo parlato per anni, in diverse sedi, come un fattore di rilievo a fini di risparmio energetico, attraverso il recupero del calore. Nella fattispecie, il calore prodotto e disperso nell'atmosfera durante i processi di lavorazione dell'Acciaieria. Il sogno dell' "apprendista stregone" era quello di "rubare" il fuoco, scaldare l'acqua e, con l'acqua calda a buon mercato, alimentare i termosifoni di una ampia zona urbana. In tempi di crisi, sicuramente un metodo intelligente e ingegnoso, sulla direttrice riciclo - risparmio. Ed ecco allora, la notizia diramata dal Comune di Terni: è entrato in funzione, nel Quartiere di Borgo Bovio, l'impianto di teleriscaldamento. Il sistema funziona così: la prima parte è costituita dal processo di captazione dei "cascami termici" dell'A.S.T. Con i fumi caldi, si alimenta uno scambiatore di calore che porta a temperatura l'acqua immessa poi nella rete urbana, appositamente costruita per il teleriscaldamento, Si alimentano, in tal modo, utenze private e pubbliche, al momento limitate ad alcune strade del quartiere, ma suscettibili di ampliamento, in quanto la rete stessa è stata realizzata per accoglierne molte altre. Attualmente vengono serviti gli impianti a termosifone di due complessi residenziali, del Nucleo Peep e del Videocentro. E. non è poco. Dunque, una iniziativa di straordinaria importanza ecologica ed economica, perché si tratta di una operazione di recupero a costi esigui e di nessun impatto ambientale, una sorgente di energia pulita che merita la stessa attenzione delle altre fonti rinnovabili.
Umbria 7 Giorni Sabato 8 Dicembre 2012

sabato 17 novembre 2012

Di Girolamo: se l'Acciaieria chiude, la città muore

La Vertenza Ast tiene inevitabilmente banco. L'ennesimo capitolo lo scrive il sindaco Leopoldo Di Girolamo che ha inviato una lettera al ceo di Outokumpu, Mika Seitovirta.

“Ho apprezzato la lettera con cui ci ha riaffermato il suo impegno per ricercare il miglior acquirente possibile per lo stabilimento di Terni dopo la decisione della Commissione europea - si legge nella missiva del sindaco - Resta in noi la preoccupazione per la mancata inclusione del Tubificio nel pacchetto messo in vendita, ma confidiamo nella vostra disponibilità ad inserirlo in caso di una richiesta che sia economicamente vantaggiosa per Outokumpu”.

La risposta del primo cittadino arriva dopo l'impegno della multinazionale ad individuare il miglior acquirente nell'ambito di una cessione integrale dell'Alt all'interno della fusione con Inoxum-ThyssenKrupp.

“Siamo fortemente preoccupati per il nostro futuro. Il destino di Terni - aggiunge Di Girolamo - è da sempre legato a quello dell'Acciaieria. Non a caso essa mantiene nella sua sigla il nome della città. Se l'Acciaieria chiude, la città muore. Per questo non possiamo accettare scelte sbagliate. Occorre un partner industriale e non finanziario, con un profilo internazionale. Credo - conclude - che la creazione di un tavolo permanente al ministero dello Sviluppo possa essere uno strumento utile a trovare le soluzioni migliori per Outokumpu e Ast”.

La Nazione Sabato 17 Novembre 2012