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venerdì 5 agosto 2016

Tk-Ast: oggi il confronto al ministero dello sviluppo

"Dopo tante chiacchiere è il momento di fare chiarezza sui nodi che sono ancora irrisolti."
thyssenkrupppClaudio Cipolla, segretario della Fiom ternana, è convinto che il summit odierno al ministero dello Sviluppo Economico non sarà una semplice passerella, ma un modo per
"verificare in modo puntuale l'attuazione dell'accordo all'Ast del 3 dicembre del 2014, capire se le ristrutturazioni sono davvero fmite e valutare le prospettive di sviluppo del sito ternano."
"Nell'incontro di oggi a Roma scandisce il leader della Firn, Riccardo Marcelli - l'azienda, oltre a confermare il piano di investimenti che riguarda principalmente linea 6, Tubifìcio e parco rottami e il mantenimento di tutte le produzioni, dovrà indicarci quale strada intende percorerrere per quella che la Fim definisce l'evoluzione di Ast. Alcuni segnali in questi primi mesi del nuovo management sono arrivati: mi riferisco alla qualità, alla logistica e al miglioramento continuo. Servirebbe entrare un po' più nel merito delle questioni per capire - osserva Marcelli - se ci siano o meno le condizioni per un nuovo piano industriale. Naturalmente tutto ciò avrebbe maggior senso se il bilancio non dovesse più chiudersi in negativo."
Nicola Pasini, segretario della Uilm, non si sbilancia.
"Se verranno risposte soddisfacenti su ex controllate e livelli produttivi, allora tutto ok. Altrimenti prenderme le nostre contromisure. L'ultima volta che ci siamo visti al Mise si era deciso di avviare degli incontri di approfondimento sulle ex controllate. Purtroppo - continua Pasini - dalle parole non si è mai passati ai fatti e oggi mi auguro che ci sia chiarezza su questi temi, una volta per tutte. In particolare si stanno addensando delle forti preoccupazioni su Sdf. Il confronto di oggi non potrà dimenticare questo punto."
Al Mise stamattina, alle 10 e 30, sarà la prima volta per Massimiliano Burelli come amministratore delegato dell'Ast.
"E proprio da lui - prosegue il leader dei metalmeccanici della Uil - vorrei sapere che cosa intende per acciaieria sartoriale. Si parla di un modello produttiva su misura, ma intanto resta l'incertezza sui volumi mentre lo stesso Burelli avverte che il milione di tonnellate di produzione non è più un tabù."
Di carne al fuoco, insomma, ce ne è molta. Stamattina al Mise ci saranno anche il presidente della Regione Catiuscia Marina, il vicepresidente Fabio Paparelli e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo. Assicurata anche la presenza dei rappresentanti sindacali nazionali e locali di categoria di Firn, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl. Per quanto riguarda il governo con ogni probabilità si presenteranno all'incontro il viceministro Teresa Bellanova e Giampiero Castano, coordinatore della task force per le imprese in crisi.
Corriere dell'Umbria Venerdì 5 Agosto 2016

giovedì 25 settembre 2014

Ma che gioco fa l’Europa sull’Ast?

In un'interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, e al Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, il senatore temano del Pd, Gianluca Rossi, chiede lumi sulla posizione della Commissione Ue riguardo alla vertenza Ast, che oggi registra l'ennesimo incontro tra le parti.
Ricordando il piano industriale da lacrime e sangue presentato da ThyssenKrupp e la trattativa in atto, Rossi sottolinea come “il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, in una lettera dell'8 agosto 2014 inviata al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, ha rappresentato i problemi e le criticità in merito al piano industriale e Antonio Tajani ha rivolto in data 23 luglio 2014 un'interrogazione al commissario Almunia”.

“Questu'ultimo ha affermato che: 'La Commissione è consapevole del fatto che TK prevede un ridimensionamento delle capacità e del personale nel settore della produzione di acciaio inossidabile laminato a freddo di Ast e che intende riposizionare questa società nel comparto dei prodotti laminati a freddo di gamma superiore, per aumentarne la produzione al 30 %.
Tk prevede anche di aumentare del 30 % la fabbricazione di tubi di acciaio inossidabile del Tubificio di Terni. Secondo le informazioni in possesso della Commissione, non sembra che il piano industriale annunciato sia in contrasto con l'impegno di mantenere e sviluppare Ast come operatore forte e attivo nel mercato dei laminati a freddo”.

“Dalle affermazioni rese dal Almunia e ancor più dal mancato riferimento alle produzioni a caldo - continua Rossi - è possibile evincere un intento dilatorio e volutamente omissivo; ciò perchè soprattutto sulla produzione a caldo sono state sollevate più critiche da parte delle istituzioni locali e dei sindacati alle scelte aziendali. Il sito di Terni, infatti, deve la sua fama sui mercati mondiali proprio al ciclo integrato e all'equilibrio delle produzioni a caldo e a freddo. 
A fronte di una assenso da parte della Commissione alle scelte fin qui operate da Tk, ignorando la posizione del Governo italiano, e agendo a detrimento e discredito del Governo, impegnato nella trattativa, si chiede di sapere: se la lettera inviata dal sottosegretario Gozi in data 8 agosto 2014 abbia ottenuto una risposta e, in caso affermativo, quale sia il contenuto; se il Governo non ritenga opportuno esprimere al nuovo Commissario europeo per la concorrenza la propria posizione in merito alla trattativa in corso sul nuovo piano industriale presentato da Ast; se, nell'ambito dell'industrial compact che il Governo italiano presenterà nel mese di dicembre 2014 al Consiglio europeo, non si ritenga necessario fare esplicito riferimento alla strategicità di Acciai speciali Terni per l'economia nazionale”.

La Nazione Giovedì 25 Settembre 2014

martedì 29 luglio 2014

2000 in corteo sul raccordo: alta tensione all’Ast

La canicola estiva non ha tolto le forze ai lavoratori delle acciaierie che ieri pomeriggio si sono riversati in massa sul raccordo Temi-Orte per bloccare la circolazione. Una protesta estrema per sollecitare l'attenzione sul dramma che sta vivendo un'intera città e la sua fabbrica che da lavoro a 2.800 persone e rappresenta il 20 per cento del Pil umbro. In più di duemila, secondo le stime sindacali, sono usciti dai cancelli di viale Brin e delle altre aziende partecipate per ritrovarsi a Borgo Bovio da cui sono defluiti verso lo svincolo Terni est, nei pressi di San Carlo.
In pochi minuti si sono formate code di auto e camion mentre i lavoratori, per la gran parte giovani sotto i 40 anni, sfilavano dietro lo striscione rosso delle Rsu e urlavano slogan contro ThyssenKrupp e il piano da 550 esuberi in due anni.
Il traffico è rimasto bloccato fra Temi nord e l'uscita di San Carlo, fino all'innesto con la Flaminia per Spoleto. In allerta le forze di polizia che hanno organizzato un cordone di sicurezza attorno ai manifestanti. Ma tutto si è svolto in modo pacifico, senza tafferugli e, intorno alle 18, la situazione è ritornata alla normalità. Il corteo si è snodato tra le case di Borgo Bovio e tanti cittadini si sono uniti al corteo.

La giornata era iniziata ieri mattina con rincontro con le associazioni imprenditoriali, l'ultimo di quelli programmati dai sindacati. Nella sala riunioni della Cgil si erano presentati i rappresentanti di Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confapi e Lega delle cooperative mentre non aveva risposto all'invito Confindustria.

"Da parte loro - ha commentato il segretario della Cgil dell'Umbria, Mario Bravi - un silenzio assordante su tutta questa vicenda."
Secondo i sindacati
"appare singolare e incomprensibile l'assenza di Confindustria Umbria dato che l'associazione dovrebbe essere uno dei soggetti maggiormente interessati a mantenere le caratteristiche industriali della regione e dunque a difendere il polo siderurgico temano."
Gli incontri avviati in questi ultimi giorni, anche con i parlamentari e le istituzioni locali, hanno fatto emergere una sostanziale identità di vedute sulla necessità di un intervento diretto del presidente del consiglio nei confronti della commissione antitrust europea e della stessa multinazionale in difesa di uno dei siti strategici del manifatturiero italiano, come dichiarato dal viceministro De Vincenti.
"Il sito di Temi affermano Cgil, Cisl e Uil - ha peculiarità specifiche che lo rendono altra cosa rispetto alle altre vertenze del comparto siderurgico nazionale, per tipo di materiali prodotti, per la natura del ciclo produttivo che vede l'utilizzo di forni elettrici (quindi con più contenuto impatto ambientale) e per il riutilizzo di rottami per la produzione."
Preoccupanti, per i sindacati, anche le condizioni di sicurezza in fabbrica. 150 milioni di tagli annui, annunciati per le manutenzioni, non lasciano sperare nulla di buono per il prossimo futuro. Dopo l'incontro in Cgil i rappresentanti delle 5 sigle sindacali si sono recati a palazzo Bazzani dove sono stati ricevuti dal prefetto di Terni che si tiene costantemente aggiornato sull'evolversi della vicenda.
Assenti giustificati dal corteo di ieri pomeriggio i consiglieri comunali e il sindaco, impegnati nella riunione dell'assemblea di palazzo Spada che si è occupata proprio della vertenza acciaio. L'obiettivo dei sindacati è conquistare una vasta eco anche sui media nazionali.
"Dobbiamo imporci all'attenzione della pubblica opinione - spiega il segretario della Cgil ternana, Attilio Romanelli con tutti i mezzi a disposizione. Sempre nell'alveo della legalità, ma se necessario anche forzando un po' la mano."
Dopo le 4 ore di sciopero di ieri per oggi e domani non si prevedono altre iniziative, ma tra giovedì e venerdì - anticipa il segretario della Fiom Claudio Cipolla
"se non emergeranno novità positive, torneremo a organizzare altre iniziative di mobilitazione."
Intanto il comitato degli ex lavoratori Basell ricorda al premier Renzi, che arriverà a Temi in agosto, di non dimenticarsi delle vertenze che riguardano le aziende chimiche del territorio. La tensione resta alta.
Corriere dell'Umbria Martedì 29 Luglio 2014

sabato 26 luglio 2014

Ast lunedì nuovo sciopero contro Tk

Quattro ore di sciopero lunedì e blocco immediato degli straordinari. Non si è fatta attendere la risposta delle Rsu del gruppo Ast che ieri, al termine del ciclo di assemblee programmate in settimana, hanno reagito alla decisione della Tk di prolungare la fermata estiva andando ad intaccare le ferie e senza ricorrere ad altra cassa integrazione. L'astensione dal lavoro è prevista dalle 15 alle 19 di lunedì pomeriggio con il concentramento davanti alla portineria centrale di viale Brin. Poi, tutti insieme, i lavoratori decideranno se sfilare in corteo o dare vita a una manifestazione sul posto. - Sale la tensione. I delegati di fabbrica denunciano
"l'iniziativa unilaterale assunta dalla direzione aziendale relativamente al mancato riconoscimento dell'accordo sulla gestione della cassa integrazione"
e giudicano
"false le motivazioni addotte a sostegno del prolungamento della fermata estiva. Non è infatti sostenibile a distanza di pochi giorni che un'azienda di questa dimensione possa cambiare completamente strategia nel rapporto con i clienti, con scelte che secondo le Rsu - vanno come sempre a discapito dei lavoratori che hanno già attraversato un lungo periodo di sacrifici tra mancate ferie e straordinari, pur di assicurare il regolare funzionamento degli impianti produttivi."
- Ore cruciali. La parola d'ordine adesso è fare presto. Tk sta accelerando i tempi d'attuazione del suo piano tanto che starebbe già avviando lo scioglimento dei consigli di amministrazione delle società partecipate. "Non c'è tempo da perdere". Questo il comune denominatore degli interventi che ieri pomeriggio si sono alternati nell'affollata sala riunioni della Camera del lavoro.
I sindacati, ai massimi livelli regionali, hanno chiamato a raccolta i parlamentari del centro Italia.
Un invito raccolto da un ampio schieramento bipartisan: dal vicepresidente del parlamento europeo David Sassoli ai parlamentari del Pd Walter Verini e Giampiero Giulietti, dal consigliere regionale di Forza Italia Raffaele Nevi, che rappresentava anche l'onorevole Tajani, a due esponenti del Movimento 5 Stelle come la deputata europea Laura Agea e la parlamentare Tiziana Ciprini. - Caso internazionale. Secondo Sassoli la vertenza Ast
"va posta al centro dell'agenda europea."
Certo è - è stato detto durante l'incontro - che il prossimo commissario europeo alla concorrenza dovrebbe essere in quota alla Germania è questo di certo non rassicura i lavoratori di viale Brin. E allora non bisogna lasciare nulla d'intentato. A cominciare da un appello al governo Renzi che - come ricorda il segretario della Cgil dell'Umbria Mario Bravi
"ha già espresso la sua contrarietà al piano della ThyssenKrupp, ma ora la deve tradurre in atti concreti. In gioco c'è la deindustrializzazione dell'intera regione e questo non possiamo permetterlo. Dobbiamo avviare un'azione congiunta ai vari livelli per evitare l’irreparabile."
Con Bravi ci sono anche i segretari regionali di Cisl e Uil, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini, a testimoniare il significato a cui il movimento sindacale umbro attribuisce a questa vertenza: i lavoratori ternani non resteranno soli. Anche Romanelli (Cgil) e Tasso (Cisl) esprimono con forza la loro preoccupazione mentre i parlamentari presenti raccolgono l'appello e assicurano il proprio impegno. Soprattutto in sede europea saranno avviati degli incontri per contribuire a sbloccare in senso positivo il braccio di ferro in corso e chiedere una nuova politica industriale per l'Italia. Intanto i direttivi sindacali unitari umbri, convocati nei prossimi giorni a Todi, annunceranno una vasta mobilitazione per i primi giorni di settembre: l'Umbria intera si fermerà per l'Ast. - Sfida aperta.
"Allo stesso modo però - incalza Bravi - vorremmo che Confindustria e tutte le associazioni datoriali spendessero ima parola su questa vicenda. Il loro silenzio finora è stato assordante mentre vorremmo che in questa circostanza fossero al nostro fianco nell'interesse dell'economia della regione e dell'Italia intera."
Intanto torna ad alzarsi la voce autorevole del vescovo Giuseppe Piemontese.
"Si stanno profilando conseguenze molto gravi per la città che - ammonisce dobbiamo evitare, con il concorso di tutti, prima che sia troppo tardi."
Sulla vicenda interviene anche l'ex candidato sindaco del centrodestra, Paolo Crescimbeni, che propone
"un brain storming, e non una passarella di politici in cerca di pubblicità, per cercare soluzioni complementari o alternative da proporre ai sindacati, ad Ast e al governo. Ben vengano la mobilitazione e quant'altro, ma ritengo - afferma - che si debba anche avviare un dibattito tutto nostro e da questo far scaturire una o più proposte alternative o complementari al diktat germanico. Certo è che il caso Terni, emblematico del processo di deindustrializzazione del nostro Paese, va portato a livello nazionale ed europeo. La nostra fatiscente amministrazione locale - conclude - non deve avere paura a disturbare Roma. Se ha problemi deleghi l'opposizione: io accetto."
Corriere dell'Umbria Sabato 26 Luglio 2014

martedì 15 luglio 2014

AST a rischio la tenuta sociale

Un primo incontro. Di cortesia. Ma la governatrice Marini e il sindaco Di Girolamo hanno approfittato e ribadito a Lucia Morselli, nuovo amministratore delegato dell'Ast, che è necessario un percorso di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali dei lavoratori in occasione della riunione di giovedì a Palazzo Chigi per la presentazione del piano industriale.
Tutto questo ieri mattina, a Palazzo Spada. Sembra che il colloquio sia stato cordiale, poco altro trapela, anche se in città ormai da giorni si parla di un piano che potrebbe prevedere sino a 500 esuberi.
Solo indiscrezioni, è chiaro, che però rimbalzano con sempre maggiore insistenza.
E fanno ovviamente paura. Ieri nel corso del consiglio comunale Di Girolamo ha comunicato che Regione, Provincia e Comune hanno invitato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, ad intervenire per la mancata convocazione delle organizzazioni sindacali all'incontro di giovedì. Il sindaco ha parlato anche del piano di Tk che
"...deve essere - a suo avviso - di continuità e consolidamento, anche in vista di una possibile futura ricollocazione sul mercato."
"Le dimissioni repentine e impreviste di Marco Pucci - ha aggiunto - hanno suscitato una legittima preoccupazione e timori per un piano di ridimensionamento del sito industriale, patrimonio non solo locale, ma italiano ed europeo. Non abbiamo ancora avuto modo di valutare elementi di merito, ne ottenuto rassicurazioni: per questo chiediamo che ci sia un confronto complessivo."
Di Girolamo ha ribadito che occorre tutelare la permanenza dell'area a caldo con una produzione di 1,5 milioni di tonnellate e con un incremento dell'area a freddo con la collocazione a Temi della linea 5 di Torino, dissequestrata dalla magistratura. Oggi alle 18, comunque, sindacati e istituzioni locali si incontreranno in Regione per concordare le strategie per giovedì. Intanto prendono posizione le rsu con un documento in cui si sostiene che l'accelerazione sul piano e il mancato coinvolgimento dei sindacati rischia di
"...compromettere la tenuta sociale dell'intera comunità, dopo anni di destabilizzazione societaria, caratterizzata negli animi dei lavoratori da ansia e preoccupazione."

I sindacalisti rimarcano la giovane età media dei lavoratori ("con figli piccoli e mutui") e avvisano che di fronte ad un riassetto lacrime e sangue - con un potenziale squilibrio tra area a caldo e a freddo, ed un possibile disimpegno sulle controllate Sdf, Tubificio ed Aspasiel, che comprometterebbe la prospettiva del sito - si corre seriamente il rischio di forti contraccolpi psicologici e materiali, pericolosi anche per la sicurezza e l'incolumità personale". Avvisano l'azienda:

"Troverà in noi interlocutori corretti, ma fortemente motivati e determinati, rispetto alla salvaguardia di posti di lavoro, salari e professionalità. Siamo noi che negli anni passati con il nostro impegno ed i nostri sacrifici abbiamo consentito alla multinazionale di trarre significativi ricavi e con fermezza affermiamo che non è sul costo del lavoro che si innesta la crisi".

La rsu puntualizza che "... valuteremo e misureremo le reali volontà ed eventuali responsabilità delle istituzioni locali e regionali, del governo centrale e dell'Unione europea e chiaramente della stessa multinazionale, nel garantire le giuste prospettive di rilancio e stabilità dell'azienda, di gran lunga migliore, come da tutti riconosciuto, delle "colleghe" europee, oltre che strategica per il sistema industriale nazionale ed internazionale”.

Il documento chiude sottolineando che in questi momenti nessuno, dai dirigenti, ai quadri, agli impiegati e agli operai, può più vantare di ritenersi maggiormente tutela to e garantito. "E che sia proprio in tali momenti che occorre prepararsi ad azioni anche di forte mobilitazione ed occorre farlo con la massima partecipazione e condivisione possibili dei lavoratori".

Corriere dell'Umbria Martedì 15 Luglio 2014

martedì 20 maggio 2014

AST: la produzione è in calo

Terni la Previsione dei volumi produttivi non rassicura di certo sul futuro di Ast, peraltro in continua attesa del piano industriale da parte di ThyssenKrupp.
E la fermata di almeno otto giorni nell'area a caldo del sito di viale Brin, in base ai piani produttivi di maggio e giugno della multinazionale tedesca, fa salire ulteriormente la tensione.
Un primo stop produttivo sarebbe previsto da lunedì 26 prossimo.

A lanciare l'allarme è il segretario provinciale della Fiom Cgil, Claudio Cipolla, secondo cui la produzione mensile di acciaio non supererà le 90 mila tonnellate (a fronte delle oltre 100mila medie, per una produzione, a pieno regime, di un milione e 200 mila tonnellate all'anno), confermando le “preoccupazioni evidenziale e denunciate da qualche mese a questa parte sul futuro assetto produttivo del sito ternano” della ThyssenKrupp.

“è da tempo - commenta Cipolla - che chiediamo concretezza e certezza degli impegni da parte di TK su Temi e, ad oggi, abbiamo avuto soltanto rassicurazioni verbali che nei fatti, come dimostrano i volumi in programma, vengono puntualmente smentite”.

La Fiom torna quindi a sollecitare un “confronto governativo ai massimi livelli per evitare che la situazione precipiti e per intervenire nei confronti della Commissione europea e della multinazionale tedesca chiedendo il rispetto degli impegni presi”.

Secondo il sindacato è infatti a “rischio, nel medio periodo, la sopravvivenza delle produzioni siderurgiche ternane per come le abbiamo conosciute fino ad oggi”.

Nei giorni scorsi le istituzioni locali hanno richiesto un incontro urgente al premier Matteo Renzi.

La Nazione Martedì 20 Maggio 2014

lunedì 5 maggio 2014

Il futuro di Ast? Decisamente poco chiaro

Allarme sulle prospettive dell'Ast, lo lancia la Fiom chiedendo nuovamente garanzie. La “non chiarezza delle strategie aziendali” per l'Ast viene evidenziata dai metalmeccanici della Cgil che esprimono preoccupazione per il futuro del sito siderurgico temano.
Da qui la sollecitazione ad enti locali e categorie per “un'azione unitaria come comunità umbra”, con l'obiettivo di pretendere dalla ThyssenKrupp

“le garanzie necessarie che devono essere contenute nel piano industriale allo scopo di far svolgere al sito di Terni un ruolo di primaria importanza nel panorama delle produzioni degli acciai speciali”.

La Fiom parla poi di “incoerenze aziendali”, ribadendo che l'Ast

“si difende e si rilancia garantendo la sua unitarietà ed il ruolo strategico ed autonomo delle società controllate, facendo investimenti per potenziare le produzioni e migliorare la qualità di processo, di prodotto, del lavoro e dell'ambiente”.

Per il Sindacato, poi, va garantita, attraverso politiche commerciali, una produzione di acciaio fuso che vada oltre 1,3 milioni di tonnellate.
Tutto questo, sottolinea ancora il sindacato, mentre l'azienda continuerebbe a chiedere “ulteriori sacrifici ai lavoratori di Ast e dell'indotto”, prefigurando un assetto complessivo del sito siderurgico “indebolito e depotenziato rispetto alle sue capacità produttive”.

La questione si dibatte da tempo ma resta prioritario il piano industriale, che la multinazionale tedesca non ha ancora presentato lasciando intatte le preoccupazioni sul futuro del polo industriale di viale Brin.

La Nazione Lunedì 5 Maggio 2014

venerdì 21 marzo 2014

Ast: nell’era Outokumpu persi oltre 200 milioni di euro

Una montagna tutta da scalare tornando ad aggredire i mercati di tutto il Mondo. Da qui riparte il nuovo corso tedesco dell'Ast che nella breve parentesi finlandese ha visto i propri conti precipitare nel baratro.
Oltre 200 milioni di euro di perdite negli ultimi due anni, circa 126 messi a consuntivo nel 2013 con un incremento rispetto ai 110 del 2012 e agli 85 dell'anno precedente.
Un passivo che dal 2009 a oggi è praticamente raddoppiato.
Cifre dei bilanci snocciolate in questi due giorni dal presidente della Business area Materials services della Tk, Joachim Limberg, che ieri mattina ha concluso il suo tour temano incontrando i rappresentanti delle istituzioni locali.

Perdite dovute a diversi fattori, non solo quelli legati alla crisi economica e finanziaria o alle difficoltà del settore dell'acciaio, ma anche alla battaglia quasi solitaria che il management locale ha dovuto fronteggiare visto che quello di Outokumpu si è rivelato un parcheggio temporaneo. Pagato a caro prezzo.
Quello che temevano sindacati e istituzioni che oggi si riflette nei numeri dai quali Tk deve ripartire.
Sul tavolo c'è già un piano triennale di contenimento e razionalizzazione dei costi - che interessa come noto anche il personale - che dovrebbe portare a un risparmio di 70 milioni di euro, ma è sul mercato che si gioca la partita più importante.
Anche da qui, come avrebbe spiegato Limberg in questi giorni, la decisione di inserire Ast e Vdm nell'area più importante per fatturato di tutto il gruppo, quella la cui rete commerciale (7mila agenti in 500 Paesi) potrebbe portare il sito di viale Brin fuori dalla palude e in prospettiva a brillare anche agli occhi di un potenziale futuro acquirente.

In questo senso va pure la decisione di separarla dai centri servizi, anche questi - come avrebbe sottolineato il manager tedesco - in perdita. Per i sindacati in realtà i centri in "rosso" sarebbero proprio quelli ereditati da Outokumpu e non, ad esempio, Terninox.
In ogni caso Ast non ha proprio bisogno di altri pesi.

“Ci è stato detto - spiega il sindaco di Temi, Leo Di Girolamo al termine dell' incontro di ieri - che Ast conserverà autonomia sulla propria clientela, ma in questo modo usufruirà della rete commerciale della capogruppo. Così come i centri servizio non venderanno più solo inox”.

Sul fronte sindacale, che ha apprezzato la disponibilità al dialogo di Limberg, le perplessità restano.

“Una delle quali - spiega un comunicato unitario di Firn , Fiom, Uilm, Fi- smic e Ugl - merito all'autonomia commerciale di Ast che così concepita potrebbe trasformare le acciaierie in futuro in un centro di costo. Vogliamo conoscere il progetto industriale e il relativo piano industriale che per noi rappresenta l'elemento sul quale si potranno verificare gli impegni concreti che ThyssenKrupp manterrà su Temi e quelle certezze per garantire l'unitarietà del sito con tutte le società controllate.
Per noi è di fondamentale importanza la difesa dell'assetto impiantistico, il potenziamento dei volumi dell'area a freddo, anche attraverso una politica di investimenti per l'innovazione e la ricerca pure per la sostenibilità ambientale, il mantenimento dei volumi dell'area a caldo”.

Il piano industriale non arriverà prima di giugno-luglio, ma la presidente della Regione Catiuscia Marini è fiduciosa dopo l'incontro con Limberg.

“Valuto positivamente - dice la disponibilità annunciata dall'azienda di condividere anche con le istituzioni il nuovo piano industriale. Essere rientrati in Tk è importante anche in relazione al fatto che la multinazionale ha grande capacità industriale e finanziaria. Per questo ci attendiamo una prospettiva di investimenti, con particolare attenzione alle questioni ambientali del sito di Temi per ciò che riguarda la qualità dell'aria e di gestione del sistema dei rifiuti prodotti dall'azienda”.

Al presidente Limberg la Marini ha voluto ricordare le principali questioni infrastrutturali per le quali le istituzioni sono impegnate e che potranno aiutare la crescita e la competitività delle acciaierie.

“Come sistema istituzionale locale - ha detto Marini - stiamo portando avanti i lavori per la realizzazione della piastra logistica di Terni Narni e della costruzione della bretella stradale per diminuire il flusso del traffico pesante in città. Resta poi sempre di grande attualità la questione del collegamento di Temi con il porto di Civitavecchia che rappresenta un punto fondamentale per la competitività delle acciaierie. Per questo continueremo l'interlocuzione che abbiamo da tempo avviato sia con Governo e Parlamento, che con la Regione Lazio”.

Vincenzo Carducci
Il Giornale dell'Umbria Giovedì 20 Marzo 2014

mercoledì 19 marzo 2014

Ast: la Thyssen Krupp prende tempo

Serve tempo per (ri)avviare il nuovo corso Ast targato Thyssen Krupp.
Ma da quanto è emerso ieri dalle parole di Joachim Limberg, presidente del comitato di gestione della Business unit special materials nel quale le acciaierie di Temi sono confluite insieme a Vdm dopo l'operazione con Outokumpu, non si tratta di una semplice "melina" ma di una necessità vera per consentire una seria riorganizzazione capace di riproiettare Ast sul mercato e renderla nel medio termine anche appetibile a potenziali compratori.

Limberg, in missione a Temi, ha incontrato nel pomeriggio di ieri i rappresentanti dei sindacati dei metalmeccanici, e oggi in viale Brin vedrà i rappresentanti di Regione, Provincia e Comune.
Ai sindacati ha spiegato ulteriormente i motivi, più economici e finanziari che di strategia industriale, per i quali la Tk si è ripresa dai finlandesi le acciaierie.
Due anni di indeterminatezza che non hanno fatto certo bene agli stabilimenti di viale Brin costretti di fatto a giocare una partita autonoma sul mercato visti i problemi di Outokumpu.

Quello di oggi è dunque una sorta di "anno zero" da cui si riparte però non da zero considerando lo sforzo del management locale, riconosciuto dallo stesso Limberg, per far rimanere comunque a galla le acciaierie ternane.
Nella divisione "Materials" dunque Ast e Vdm sono stati in qualche maniera catapultati quasi improvvisamente ma allo stesso modo non si può improvvisare una strategia di rilancio che porti il sito ternano a tornare a fare utili o, in una prima fase, quantomeno a riassorbire le perdite degli ultimi anni. Numeri non ne sono stati fatti al tavolo di ieri, è stato confermato invece - come scritto nella lettera inviata nei giorni scorsi ai dipendenti - che il piano industriale non arriverà prima dell'estate. Sarà elaborato con il management locale, ha sottolineato Limberg chiedendo la collaborazione dello stesso sindacato.

“Faremo il compito che ci compete e siamo pronti a fornire la collaborazione che dal sindacato non è mai mancata - commenta Daniele Francescangeli dell'Ugl - ma abbiamo ribadito che non siamo disposti a fare sconti sul personale poichè i sacrifici che sono stati fatti di recente li intendiamo già inquadrati dentro il piano industriale che si dovrà predisporre”.

Dal manager tedesco sono arrivate anche rassicurazioni sulla bontà della scelta di dividere Ast dai centri di servizi, come Terninox, che sono confluiti in una unità distinta. Poichè di fatto la divisione materials ha già la competenza di politica commerciale del gruppo e potrebbe consentire ad Ast, senza l'intermediazioni dei centri di servizio, di trarre dei vantaggi da una rapporto più diretto con il cliente finale.

Così come la vasta gamma di produzioni e relazioni che gestisce potrebbe essere una vetrina per la stessa Ast di fronte a potenziali futuri acquirenti.
Intenzioni che i sindacati vogliono però che si traducono in fatti concreti rimandando ogni valutazione alla definizione del piano industriale.
Oggi, come detto, il tour italiano di Limberg prosegue con l'incontro con i rappresentanti istituzionali.
Sul tavolo della discussione, in questo caso, finiranno anche le questioni legate all'approvvigionamento energetico e alle infrastrutture, su tutte il completamento della Terni-Orte-Civitavecchia.

Il Giornale dell'Umbria Mercoledì 19 Marzo 2014

martedì 14 gennaio 2014

Ast torna a ThyssenKrupp: ok dall’UE

Via Libera della Commissione europea al riacquisto di Acciai Speciali Terni da parte di ThyssenKrupp, che come noto l'ha rilevata dalla finlandese Outokumpu a cui l'aveva in precedenza ceduta.
Secondo la Commissione UE l'operazione consente di chiudere la fusione tra Outokumpu e Inoxum (la società nata dalla scorporo dell'inossidabile di ThyssenKrupp) per la quale Bruxelles aveva posto la condizione, appunto, della cessione a un terzo delle attività ternane.
L'ok all'operazione è stato annunciato dal responsabile dell'Antitrust, Joaquàn Almunia.
La Commissione ha imposto però delle condizioni per garantire l'indipendenza tra ThyssenKrupp e Outokumpu, tra queste l'impegno della società tedesca a vendere la sua quota nell'azienda finlandese pari al 29,9% del capitale (decisione peraltro annunciata dalla stessa multinazionale tedesca proprio nell'ambito del ritorno della titolarità dell'Ast), a interrompere canali creditizi tra le due società e a ritirare il suo esponente nel cda di Outokumpu.
L'operazione prevede che la multinazionale tedesca acquisti da Outokumpu anche il Tubificio di Terni, Vdm e alcuni altri centri di servizio.
Joaquin Almunia ha specificato che l'Antitrust UE formalmente dovrà condurre una nuova analisi sul caso, che dovrebbe concludersi entro la puma metà di febbraio, annunciando però già che la decisione sarà “rapida e positiva”.
Il ritorno di Ast sotto il controllo di ThyssenKrupp sarà comunque formalizzato entro marzo; resteranno poi da capire le intenzioni del Gruppo tedesco che, appunto, nel recente passato aveva “scorporato” proprio l'inossidabile.
La Nazione Martedì 14 Gennaio 2014

lunedì 2 dicembre 2013

L’Ast torna alla ThyssenKrupp

L'Ast toma a parlare il tedesco; ThyssenKrupp si riprende viale Brin

Clamoroso colpo di scena infarcito ora di preoccupanti interrogativi. Una colossale partita di Risiko finanziario internazionale riporta Ast sotto il controllo della tedesca ThyssenKrupp.
Già, ma per quanto? Questo è il primo, pressante interrogativo nel contesto di un'operazione che rappresenta un autentico colpo di scena.
La vicenda testimonia ancora una volta il potere esclusivo delle multinazionali, in grado di mettere all'angolo chiunque.
Governi compresi. Governo italiano nello specifico.

Perché a prescindere dalla piega che prenderà il nuovo assetto di Ast, tutto da capire, l'immagine delle rappresentanze istituzionali esce a pezzi.
A nessuno sfugge che tre anni fa ThyssenKrupp annunciò lo scorporo dell'inossidabile, lo spin-off, proprio per rivedere le sue strategie e salvare il salvabile.
E anche stavolta tenta di salvare il salvabile, lasciando in piedi Outokumpu, che rischiava di uscire con le ossa rotte dalla partita, e soprattutto recuperando dai finlandesi ciò che, di più prezioso, poteva essere recuperato. Quindi Ast e controllate comprese, tutte, nonché margini finanziari in un vortice di operazioni che appaiono di tipo meramente speculativo.

Tk e Outokumpu si dicono soddisfatte e di certo non si può dar loro torto: in pratica si sono salvate a vicenda.
E Ast? Si toma a chiedere a gran voce il piano industriale.
Via, si ricomincia. Tre anni dopo.

Poco prima di mezzanotte quando Outokumpu, spazzando via Aperam, cordate e indiscrezioni varie, rende noto il ritorno di Ast nelle mani della tedesca ThyssenKrupp.
Una machiavellica operazione finanziaria che così può essere riassunta: Tk annulla il prestito concesso a Outokumpu quale corrispettivo per Ast (e per Vdm, linea di produzione delle leghe speciali collocata in Germania) e vende a investitori istituzionali le quote del suo 29% in Outokumpu, che dal canto suo abbatte così il debito netto e ricapitalizza.
E Ast? Il fatto che Tk, dopo aver scorporato l'inox, di recente abbia venduto ad una joint- venture (tra cui Mittal) lo stabilimento in Alabama, lascia perplessi sulle prospettive di viale Brin, che nel ping-pong tra multinazionali continua a perdere quote di mercato, in un momento storico difficile a tutte la latitudini.
Per il Ministero dello Sviluppo “è essenziale che il passaggio di proprietà configuri un'operazione industriale e non solo finanziaria; verificheremo il piano industriale di Thyssenkrupp. Il Governo è continua è in tempi rapidi, incontrerà i vertici di Outokumpu e Tk per verificare che il profilo industriale della cessione prevalga su quello finanziario”.

Il ministro Flavio Zanonato , come già previsto, martedì sarà in Acciaieria e incontrerà anche le istituzioni locali. Regione, Provincia e Comune chiedono al Governo un incontro urgente e fanno appello alla Commissione Ue “perché si faccia garante della rispondenza dell'operazione alle esigenze industriali, occupazionali e di competitività dello stabilimento”.

I sindacati territoriali dei metalmeccanici, che ieri hanno incontrato l'Ad di Ast, Marco Pucci, chiedono un'interlocuzione diretta con i vertici di ThyssenKrupp “per capire gli sviluppi finanziari e produttivi” del sito. Sarà necessaria – aggiungono - la ricapitalizzazione dell'Ast, per dare continuità alle produzioni ternane, e la visione del progetto industriale. É una vergogna che dopo tre anni si ritorni al punto di partenza e quello che ci chiediamo ora è se Tk stia compiendo un'operazione transitoria per poi rivendere Ast oppure no.
Non vorremmo che si trattasse di una mera speculazione finanziaria”.

Stefano Cinaglia
La Nazione Lunedì 2 Dicembre 2013

venerdì 16 agosto 2013

La favola del teleriscaldamento dei quartieri Sant'Agnese e Borgo Bovio

Non si accenderà nel 2014, e forse non si accenderà mai l’impianto di teleriscaldamento che utilizzando una parte del calore dell'Ast dovrebbe riscaldare circa 1200 famiglie dei quartieri Sant'Agnese e Borgo Bovio. Con risparmi in bolletta e miglioramento della qualità dell'aria. Impianto di proprietà del Comune di Temi.
Lavori iniziati nel 1998, utilizzando 3,5 milioni di euro di fondi comunitari. Impianto praticamente finito e ancora non collaudato. Il Comune si era rivolto nei mesi scorsi all'Asm per periziare l'impianto, vedere quanto vale, le criticità e cosa c'é da fare per farlo entrare in funzione.

La relazione é tecnica ed analitica, ma in pratica fa capire che i soldi sono stati buttati al vento. L'impianto, sono passati 15 anni dall'inizio lavori, ha bisogno di un restyling complessivo, tubature, sottostazioni, scambiatori di energia. Prima però va collaudato, messo in funzione. Va stipulata una convenzione dettagliata con l'Ast per l'utilizzo gratuito del calore che al momento, é incredibile ma é così, non c'é.

Lo scambiatore di energia che utilizza il calore delle siviere, si legge sempre nella relazione, va integrato con una centrale a cogenerazione, metano o fonti rinnovabili, per aumentare la potenza dell'impianto e soprattutto per non essere legati ai cicli industriali dell'Ast. Ma soprattutto, questo il punto cruciale della relazione Asm, oggi come oggi l'impianto non é economico da un punto di vista gestionale per cui nessuna società lo prenderebbe in carico. Conferma il direttore Asm Stefano Tirinzi:

"Noi in ogni caso rifiutiamo l'affidamento diretto che ci impedirebbe di partecipare ad altre gare pubbliche. Potremmo partecipare alla gara per la gestione ma prima il Comune deve fare investimenti per rendere adeguato rimpianto."

Nessuno si sbilancia sulla cifra. "Investimenti consistenti" dice il presidente Carlo Ottone. Il punto cruciale é che l'impianto é stato tarato per servire 1200 famiglie del quartiere Borgo Bovio - Sant'Agnese; per diventare conveniente dal punto di vista gestionale le famiglie servite devono essere almeno 3000.
L'impianto attuale deve più che raddoppiare. Occorrono varianti urbanistiche, almeno dieci chilometri di scavi per posare le nuove tubazioni. Conformare i condomini al doppio allaccio, metano e acqua calda che viene dall'Ast. Fare il restyling all'impianto esistente, che in parte rischia di essere obsoleto. A microfoni spenti, all'Asm dicono che molto difficilmente quell'impianto verrà mai messo in funzione.

Tre milioni e mezzo di fondi comunitari probabilmente gettati al vento. Serve un restyling del circuito, una nuova centralina e soprattutto dieci chilometri di nuove tubature per raddoppiare le famiglie servite Corriere dell'Umbria Venerdì 16 Agosto 2013

giovedì 20 giugno 2013

Di Girolamo la Marini e Polli scrivono ad Almunia: Outokumpu blocchi la vendita o concluda entro un mese!

Outokumpu rinunci alla vendita di Ast ricomprendendola nell'operazione Inoxum e metta sul mercato gli impianti di Avesta; la cessione sia ultimata comunque entro il tempo massimo di un mese; Ast in questa fase sia adeguatamente tutelata perché sta subendo riduzioni di mercato preoccupanti: è quanto chiedono il sindaco Leopoldo Di Girolamo, la governatrice Catiuscia Marini, il presidente della Provincia, Feliciano Polli, nelle lettera inviata al commissario europeo alla concorrenza Joacquin Almunia.

I tre amministratori, tra l'altro, annunciano il ricorso alla Corte di Giustizia

Dalla missiva, che fa seguito all'incontro della settimana scorsa a Strasburgo, emerge un quadro drammatico.

“Dopo la decisione assunta dalla Commissione europea antitrust nel novembre 2012 che approvava la proposta di acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu ma subordinandola alla cessione di Ast e di alcuni centri servizi - si legge - la situazione sta diventando molto difficile. Infatti la produzione di acciaio e laminati sta calando, mettendo a forte rischio la posizione di mercato e lo stesso futuro della fabbrica. A maggio la produzione è scesa da 120.000 a 93.000 tonnellate e nei prossimi mesi, a causa della carenza di ordini, è previsto un ulteriore calo, con il fermo di alcune linee.
Le esportazioni verso l'acciaieria di Calvert in Alabama e Mexinox si sono ridotte quasi a zero e si è attivato in maniera molto modesta l'utilizzo dei tre centri servizi inox che sono stati inclusi nel pacchetto Ast, di cui solo quello di Willich (d) ha capacità adeguate di mercato. Inoltre Outokumpu sta attuando una politica di prezzi molto aggressiva sul mercato italiano, sottraendo ad Ast clienti storici.

Questo sta determinando anche un marcato deterioramento del bilancio che già nei due anni trascorsi si era chiuso in passivo a causa delle difficoltà di mercato.Nella decisione assunta dalla Commissione europea - si legge ancora - era posta la condizione di assicurare, da parte di Outokumpu, la redditività dello stabilimento e nel business-plan di Outokumpu presentato ai possibili acquirenti era previsto l'impegno a mantenere inalterata la produzione di Ast, anche attraverso nuovi ordini interni al gruppo. Tutti questi impegni non vengono mantenuti. Inaccettabile, poi, è il fatto che Outokumpu non ha rispettato le scadenze previste nello scorso maggio ed ha richiesto alla Commissione europea una proroga dei termini della vendita che non ci è stata comunicata. Inaccettabili tali comportamenti che stanno provocando danni forse irreparabili ad Ast,ed alla nostra comunità. Quindi le richieste e l'avvertimento del ricorso alla Corte di Giustizia. Gli amministratori umbri concludono chiedendo un incontro a breve, prima della pausa estiva degli organismi europei.”

Stefano Ch lia Acciai speciali Terni è il più grande complesso industriale del Centro Italia. R Gruppo di viale Brin occupa circa 2.800 lavoratori diretti ed altrettanti indiretti; realizza il 20% del Pil del)' Umbria ed il 40% dell'export. Fornisce circa il 40%a di acciai speciali del mercato nazionale. Dopo il corteo del 5 giugno culminato con gli scontri tra manifestanti e polizia, con il ferimento del sindaco, martedì circa quindici ila persone hanno sfilata a Terni per la salvaguardia dello stabilimento. Imarcia con gli operai ternani, i colleghi dei siti siderurgici italiani e le istituzioni dell'Umbria

La Nazione Giovedì 20 Giugno 2013

mercoledì 19 giugno 2013

In 15.000 con la Camusso e D'Alema per difendere l’AST

in Corteo II sindaco Di Girolamo con la leader della Cgil, Susanna Camusso, e con l'ex premier Massimo D'Alema

La citta di Terni in un colpo solo ritrova, almeno, orgoglio e un po' di speranza. Stringendosi intorno all'Ast, in un cordone di solidarietà che unisce l'Umbria, Terni può tentare di salvarsi.

Se l'Europa guarda alla siderurgia con logiche d'altri tempi e il Governo nazionale resta tiepido di fronte al rischio di smantellamento di uno dei suoi (pochi) gioielli industriali, le Acciaierie, la città cerca di reagire.
In quindicimila circa hanno sfilato ieri tra disperazione e speranza. Gli operai dell'Ast accanto Vescovi e sindaci dell'Umbria a fianco degli operai di Terni, Taranto e Piombino a quelli di Taranto, Piombino e Civitavecchia, il sindaco di Terni di fianco a quello di Perugia, i politici degli opposti schieramenti, i pensionati, i disoccupati, i giovani, i commercianti che hanno tenuto abbassate le saracinesche. Già perché mentre Outokumpu aspetta l'offerta giusta, l'Antitrust Ue “vigila” e il Governo “si impegna”, Ast perde produzioni e quote di mercato.

E Ast, oltre alla storia della città, vuol dire circa 5mila lavoratori tra diretti e indiretti.

“Servono fatti concreti, la questione Ast deve essere ai primi posti dell'agenda del Governo sottolinea il sindaco Di Girolamo dal palco di piazza della Repubblica - Questa è una grande giornata di mobilitazione, di consapevolezza che con il destino delle Acciaierie c'é in gioco il futuro di Terni, di un pezzo rilevante del tessuto produttivo del Paese. La normativa antitrust dell'Europa, ci penalizza e penalizza l'Europa stessa”.

Anche la Chiesa umbra esprime solidarietà agli operai dell' Ast.

“Ancora una volta - affermano i vescovi - sembrano prevalere interessi di carattere finanziario che rischiano di essere pagati dai lavoratori”.

Durissimo l'intervento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che chiudendo il comizio ne ha per tutti: Europa, Governo e Confindustria.

“A noi piacerebbe sentire il rumore del pugno che il nostro Governo sbatte sul tavolo della Commissione europea - tuona Camusso -. Non si può essere diplomatici quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce all'Europa che bisogna decidere. Bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha l'orgoglio di sì, di essere il secondo per produzione industriale e che non è disposto a cedere il passo ad altri. Il dubbio è che si perde tempo e qualcuno si prende le produzioni dell'Ast. Noi siamo qua – continua - a difendere fabbriche, lavoro e futuro mentre tutti gli altri sembrano appassionati dal discutere se i grandi proprietari immobiliari devono pagare o no le tasse. Certo che le devono pagare. Al Governo diciamo che o cambia il passo e difende la produzione, oppure continueremo la mobilitazione. Vorremmo da Confindustria un segno un po' più esplicito di che cosa pensa debba fare questo Paese.
Non abbiamo mai trovato imprenditori italiani che si lanciassero nella competizione per difendere le fabbriche italiane quando le multinazionali lasciano. Non ci siamo accorti in queste ore di una Confindustria intenzionata garantire comunque che a Taranto, Terni e Piombino si produca”.

La manifestazione, con otto ore di sciopero, è iniziata alle 10 dai cancelli di viale Brin con il corteo che, in un caldo torrido e nello sventolare delle bandiere, ha raggiunto piazza della Repubblica. Nessun atto di tensione dopo i tafferugli del 5 scorso con la polizia in cui era rimasto ferito anche il sindaco.

La Nazione Mercoledì 19 Giugno 2013

 
La classe operaia va in paradiso. Per un giorno migliaia di persone hanno indossato simbolicamente le tute blu dei metalmeccanici e marciato insieme ai lavoratori della Ast. Con orgoglio, partecipazione, civiltà, senso di responsabilità donne e uomini (gli organizzatori parlano di dodicimila persone) hanno camminato tranquillamente per tre chilometri dai cancelli di Acciai Speciali Temi in viale Brin fino a piazza della Repubblica luogo storico di tante battaglie sindacali. Negozi chiusi.
"Chiudiamo oggi, per non chiudere per sempre."
Il grido era
"Difendiamo l'Ast, daje Terni!!!."
Una città, una provincia, una regione mobilitate, insieme ad altre realtà nazionali (Taranto, Piombino, Civitavecchia) per difendere in tutti i modi la propria fabbrica che produce il 40% dell'intero fabbisogno nazionale di acciaio speciale. Sciopero generale di otto ore in tutta la provincia di Terni, ovviamente riuscito. Intorno al sito siderurgico ruotano interessi, giochi per certi versi non chiari. L'acciaieria ternana è come una bellissima quercia secolare e rigogliosa. Ma se si tagliano le radici prima o poi inesorabilmente muore. E infatti ogni anno Ast perde il suo valore patrimoniale.
"Tranquilli - affermava l'azienda - avremo almeno una ventina di possibili compratori."
Oggi scopriamo che le manifestazioni di interesse sono solo una. E non potrebbe essere diversamente letti i bilanci. Ma nessuno ne vuole parlare. Bene, è arrivato il momento di scoprire le carte. Per fortuna ci ha pensato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a spezzare questo inquietante silenzio chiedendo al governo delle larghe intese di
"sbattere il pugno sul tavolo della Commissione Ue per difendere le acciaierie di Terni. Non si può essere diplomatici - ha detto con forza scaldando la gente che la stava ascoltando - quando stanno saltando gli assetti industriali del Paese. Non si può dire sottovoce che bisogna decidere, ma bisogna dirlo con la forza di un Paese che ha la seconda produzione industriale e non è disposto cederla ad altri."
Finalmente! La posta in gioco è alta e fino a questo momento a farla da patroni sono stati i signorotti tedeschi e finlandesi con noi italiani buoni, buoni in posizione di perenne attesa per non creare allarmismi e non disturbare il "manovratore". Ieri la svolta potrebbe essere arrivata. E non è un caso che alle parole della Camusso sono arrivate a stretto giro quelle della presidente della Regione Catiuscia Marini.

"É giunto il momento che il governo italiano faccia sentire la sua voce a Bruxelles, così come la stessa Commissione Europea è chiamata ad agire e dare risposte urgenti in difesa dell'Ast. Stiamo vigilando - ha affermato la presidente - e non consentiremo che in questa fase ancora di indecisione che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, possa continuare a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa la stessa attuale proprietà finlandese."
Erano in tanti, soprattutto giovani, a indossare la fascia tricolore. Per un volta Terni aveva tanti primi cittadini. É toccato però al sindaco doc Leopoldo Di Girolamo ricordare che
" il cuore di Terni è tornato a pulsare, in quanto le acciaierie sono il fondamento della città, la sua storia."
Secondo il primo cittadino
"la crescita e l'occupazione devono essere il primo problema del governo, perché solo ripartendo dal tema del lavoro si può guardare al futuro con una prospettiva."

Di Girolamo nel corso del suo intervento ha sottolineato più volte l'importanza della partecipazione della città nel suo complesso, della presenza di tutto il territorio umbro, con i sindaci della provincia di Terni e di quello di Perugia. Una giornata di mobilitazione ma anche di festa. A smuovere i partecipanti ci ha pensato anche la cantante Lucilla Piccioni con una splendida taranta e canzoni delle lotte operaie. E tra una Bella Ciao o l'intramontabile Internazionale, le note di Giorgio Gaber hanno colpito come sempre: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione ".

E a livello dà partecipazione, la città di Temi non ha eguali.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 19 Giugno 2013

giovedì 30 maggio 2013

Outokumpu al Ministero: Terni faccia quello che vuole

Evasivi a tratti indisponenti. I manager di Outokumpu chiamati a spiegare al ministero dello Sviluppo Economico la strategia di vendita di Ast non hanno chiarito le questioni aperte. Un atteggiamento al limite dell'omertà che non è affatto piaciuto. Oggi le rsu decidono le forme di lotta. Si pensa di manifestare a Bruxelles.

I freddi finlandesi hanno colpito ancora. Deludenti, evasivi a tratti indisponenti. Il ceo di Outokumpu Mika Seitovirta è rimasto a Helsinki, preferendo spedire in Italia la squadra B.
I manager chiamati a spiegare al ministero dello Sviluppo Economico la strategia di vendita di Ast non hanno chiarito le questioni aperte. Né tantomeno i termini della proroga, i gruppi interessati, le offerte ricevute, i piani industriali, il mantenimento operativo e competitivo del sito siderurgico di viale Brin.
Zero assoluto. Un atteggiamento nei confronti del governo italiano, delle istituzioni locali umbre, dei rappresentanti dei lavoratori al limite dell'omertà. Una vergogna. Un atteggiamento che ha indispettito tutti a cominciare dal sottosegretario Claudio De Vincenti. Si è capita benissimo la fase di stallo della trattativa. Nel loro distacco i manager venuti dal Nord per certi versi sono apparsi sorpresi dal pressing italiano.

"Scusateci - hanno in pratica detto - ma Terni non ha problemi. Ast non ha confini dal punto di vista commerciale. Può muoversi come meglio crede."
Come a dire che il managment che regge il sito ha mano libera e se quote di mercato vengono perdute i responsabili sono in Umbria. Una versione senza dubbio audace che a tutti è apparsa semplicemente una scorciatoia. Ieri mattina al Mise le istituzioni locali si sono fatte sentire, eccome. Al punto che
"Marini Polli e Di Girolamo - si è lasciato sfuggire un sindacalista - sono apparsi più a sinistra di noi."
Passano un paio d'ore e arriva il comunicato stampa congiunto di Regione, Provincia e Comune di Terni dove si parla di un incontro
"assolutamente insoddisfacente. É inaccettabile - si legge nella nota - che in questa fase non si possano avere elementi di conoscenza soprattutto riguardo ai piani industriali presentati dai soggetti che hanno presentato offerte di acquisto. Allo stesso tempo, non possiamo permettere che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, un sito strategico per l'industria siderurgica e per l'economia dell'Umbria e di tutto il Paese, rischi di perdere la sua strategicità."
L'attacco così continua.
"Non è ammissibile che prosegua un processo di indebolimento progressivo delle Acciaierie di Temi e delle sue capacità produttive"

Il governo Letta non si dà per vinto. L'obiettivo è un'azione decisa sulla Commissione Europea. In campo oltre al premier, al ministro allo Sviluppo Econonico Flavio Zanonato anche Enzo Moavero, titolare agli Affari Europei.
Letta ha inviato una lettera al presidente della Commissione europea Barroso e al commissario alla Concorrenza Almunia, con la quale si invita la Commissione a definire una proroga della procedura di cessione dell'Ast di Terni in tempi stretti e, soprattutto, in funzione del miglioramento delle offerte di acquisto per ciò che riguarda in primo luogo il piano industriale dell'acquirente e la necessità che dia garanzie per il futuro del sito integrato di Terni.

La posta in gioco è alta, gli interessi tra i finlandesi da una parte, le istituzioni locali e i sindacati non coincidono. De Vincenti ha chiesto al managment finlandese un incontro tra un mese. I vichinghi stiano molti attenti.

Corriere dell'Umbria Giovedì 30 Maggio 2013

giovedì 21 febbraio 2013

Una joint venture italo-lussemburghese per le acciaierie di Terni

Cordata italo-lussemburghese in campo per rilevare le acciaierie di Terni ora in mano ai finlandesi di Outokumpu.
Le italiane Arvedi e Marcegaglia, con la lussemburghese Aperam, hanno siglato un memorandum d'intesa per una joint venture (controllata da Aperam) che parteciperò alla vendita dell'Ast. Nessun commento dai vertici dell'Ast di Terni, mentre i sindacati chiedono di conoscere i dettagli dell'offerta
La cordata.ha formalizzato l'accordo: maggioranza ai lussemburghesi quote paritarie agli italiani 

Una cordata italo-lussemburghese nel futuro del sito produttivo di viale Brin? Sono in molti a crederci. Uno stretto rapporto di collaborazione tra la lussemburghese Aperam che ha siglato una joint venture con le italiane Marcegaglia ed Arvedi per lanciare un'offerta per gli stabilimenti Acciai Speciali Temi. Aperam avrà la maggioranza nella nuova società mista, mentre le aziende italiane avranno entrambe quote di minoranza.

"L'esperienza e le risorse combinate dal consorzio si legge nella nota congiunta lanciata ieri mattina dalle agenzie di stampa - saranno mirate a migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dell'acciaio inossidabile."
Con la dichiarazione congiunta sembra di capire che Aperam abbia avuto dalla commissione europea Antitrust il permesso di presentare una proposta, non vincolante ai finlandesi di Outokumpu per l'acquisto del sito di Terni. I giochi per quanto riguarda il futuro di Acciai speciali sono più che mai aperti anche se qualche carta comincia dunque a scoprirsi. Una partita industriale ma anche diplomatica. Una soluzione tutta europea di certo è ben vista sia a Bruxelles che a Roma con il governo del premier Monti che in più di una occasione ha visto favorevolmente la soluzione italo-lussemburghese. E proprio nei giorni scorsi a Bruxelles gli incontri sulla vendita di Ast si sarebbero intensificati. Il problema dell'acquisto da parte di Aperam riguarderebbe, come è successo a Outokumpu, lo scoglio dell'Antitrust e il superamento della soglia del 40 % della produzione con l'acquisizione di Ast. Ma a questo punto sembra superato. Lunedì scorso proprio a Terni il vicepresidente della commissione Ue Antonio Tajani aveva detto
"che la trattativa è in corso ed è complessa ma c'è la volontà politica di dare un sostegno forte all'acciaio. Bisogna vedere - aveva aggiunto Tafani - il problema della concorrenza ma Almunia (commissario all'Antitrust, ndr) sta valutando."
Il ceo di Aperam, Philippe Darmayan già a dicembre aveva confermato l'interesse su Terni.
"Noi - aveva spiegato il manager siamo localizzati al Nord, mentre Terni può contare su ottimi prodotti e strutture industriali che da quanto vedo, possono ben integrarsi con noi per ridurre i costi."
Da considerare poi che il piano d'azione per il rilancio della siderurgia europea prevede tutta una serie di agevolazioni e incentivazioni per le aziende. Di solito abbottonati, soprattutto quando le trattative sono in corso, sempre ieri i finlandesi di Outokumpu hanno commentato la decisione di Aperam. Arvedi e Marcegaglia.
"Accogliamo con favore questo interesse - ha dichiarato la portavoce di Outokumpu, Saara Tahvanainen -. Ci sono molti candidati in questa fase del processo di vendita e il consorzio d’'Aperam è uno di questi ha continuato - senza però aggiungere nulla sugli altri potenziali offerenti o sulle cifre. La vendita - ha spiegato ancora Tahvanainen - sta andando avanti come previsto e si prevede di chiudere nel secondo trimestre."
Come detto la partita è ancora aperta. A Temi quello che interessa è far rispettare la capacità produttiva dello stabilimento soprattutto per quanto riguarda la parte a freddo. Il che vorrebbe dire produrre almeno 500-600mila tonnellate. Altrimenti i conti andrebbero in rosso. Una situazione tutta in evoluzione e da tenere sotto controllo. E la domanda a questo punto viene spontanea: dall'assetto produttivo del nuovo gruppo, quante saranno le quote di prodotti finiti inox realizzati a Temi? Domanda difficile a cui rispondere. Mai sindacati su questo punto tengono alto il livello di attenzione perché i se segnali che arrivano direttamente da viale Brin fanno prefigurare per il 2013, 350-400mila tonnellate di produzioni. Poco, molto poco.
Corriere dell'Umbria Giovedì 21 Febbraio 2013

lunedì 17 dicembre 2012

Monsignor Paglia: Guardate al 2013 con ottimismo

"Con il lavoro che manca e le aziende che chiudono, la situazione non è certo facile, ma all'acciaieria di Terni, a differenza di altre città, sono più vicine la speranza, la compagnia e la solidarietà di tanti."
Ha avuto parole di ottimismo per il futuro, monsignor Paglia, che ieri mattina ha celebrato la sua prima Messa di Natale in fabbrica da arcivescovo e amministratore apostolico diocesano. Una scelta non casuale quella del Tubificio, fiore all'occhiello del gruppo Ast. Sotto i capannoni di Sabbione, tra le montagne di tubi pronti a partire per i 5 continenti, il presule ha notato
"una rinnovata attenzione verso lo stabilimento siderurgico temano, perché non solo resti compatto, ma possa trainare la stessa città verso una prospettiva più serena."
Anche quest'anno monsignor Paglia ha voluto rinnovare la tradizione del Natale in fabbrica perché - ha aggiunto rivolto ai lavoratori e alle loro famiglie
"è importante per me vescovo essere accanto a voi, starvi vicino e tornare a celebrare la messa all'interno dello stabilimento dove svolgete gran parte del vostro lavoro. E proprio qui ricordiamo il Natale ancora prima che in Cattedrale."
Sullo sfondo, accanto all'altare, due grandi foto sovrapposte: una del Tubificio e l'altra dell'acciaieria. Come a segnare due destini intrecciati e indissolubili. Un particolare che non sfugge all'amministratore delegato Omelia rivolta ai lavoratori L'arcivescovo Paglia, ora presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nel corso della messa al Tubificio dell'Ast, Marco Pucci, che si congratula con il suo omologo del Tubificio, Massimo Ciommei, per l'organizzazione dell'evento prenatalizio. L’ingegner Pucci si rivolge poi al presule augurandogli di diventare cardinale e suscitando la risposta divertita del monsignore:
"Questo più che uno scherzo da prete, mi sembra uno scherzo da imprenditore."
In prima fila le massime autorità cittadine: dal sindaco Leopoldo Di Girolamo al presidente della Provincia Feliciano Polli. E poi i sindacalisti che stanno seguendo da vicino una vertenza che chiama in causa delicati equilibri internazionali. Monsignor Vincenzo Paglia, nella sua appassionata omelia, ricorda che
"il Natale torna perché siamo noi ad avere bisogno di una rinascita, è questo nostro Paese che ha bisogno di rinascere e di riprendere a sognare, è il mondo intero che spera in un 2013 un po' più sereno. Ma il mondo cambia - ha avvertito - se il nostro cuore cambia. Mi auguro che da qui possa ripartire non solo per le acciaierie, ma per tutta la città una speranza nuova. Il mondo di oggi potrà risorgere se le istituzioni, se i governi, se gli Stati, se le banche e le multinazionali dimenticheranno per un poco solo il pensiero per se stessi acquisendo uno sguardo umano verso gli altri: questo è l'inossidabile di cui abbiamo bisogno. Se c'è un po' di passione e di solidarietà - ha concluso - nulla è impossibile."
Corriere dell'Umbria Lunedì 17 Dicembre 2012

mercoledì 21 novembre 2012

Non competitivi per via dei costi di energia e materie prime

Abbattere il costo dell'approvvigionamento energetico, promuovere ]'assorbimento interno della produzione e, soprattutto, battersi per far riconoscere internazionalmente le certificazioni dell'acciaio inossidabile prodotto a Terni. Questa è la ricetta che la Fiom Cgil locale propone per uscire dal baratro nel quale si trovano molte aziende del settore manifatturiero e la stessa siderurgia, ancora a galla grazie alla cassa integrazione ma non del tutto fuori dai problemi. La riflessione fatta dal segretario provinciale Claudio Cipolla parte da un assunto ossia che i prodotti italiani, anche quelli siderurgici, non siano abbastanza competitivi sul mercato non tanto per colpa dell'incidenza dei costi del lavoro ma per via dei costi oscillanti delle materie prime e degli approvvigionamenti energetici.
"I prodotti realizzati presso gli stabilimenti Ast sono certificati eppure per colpa del fatto che costano una media di 100 euro in più a tonnellata si trovano in svantaggio competitivo rispetto agli stessi prodotti provenienti dai colossi orientali. Se vogliamo che le nostre aziende possano giocare ad armi pari con le altre dobbiamo fare in modo che i costi energetici vengano ridotti e che l'Italia adotti misure per proteggere la, produzione interna. Se pensiamo che delle 700mila tonnellate di acciaio inossidabile che vengono utilizzate nel nostro Paese ben 400mila, vengono importante ci rendiamo subito conto del fatto che non vi sia alcuna tutela nonostante sarebbe auspicabile per uscire prima dalla crisi."

EIe.Sten.
Corriere dell'Umbria Mercoledì 21 Novembre 2012

sabato 17 novembre 2012

Di Girolamo: se l'Acciaieria chiude, la città muore

La Vertenza Ast tiene inevitabilmente banco. L'ennesimo capitolo lo scrive il sindaco Leopoldo Di Girolamo che ha inviato una lettera al ceo di Outokumpu, Mika Seitovirta.

“Ho apprezzato la lettera con cui ci ha riaffermato il suo impegno per ricercare il miglior acquirente possibile per lo stabilimento di Terni dopo la decisione della Commissione europea - si legge nella missiva del sindaco - Resta in noi la preoccupazione per la mancata inclusione del Tubificio nel pacchetto messo in vendita, ma confidiamo nella vostra disponibilità ad inserirlo in caso di una richiesta che sia economicamente vantaggiosa per Outokumpu”.

La risposta del primo cittadino arriva dopo l'impegno della multinazionale ad individuare il miglior acquirente nell'ambito di una cessione integrale dell'Alt all'interno della fusione con Inoxum-ThyssenKrupp.

“Siamo fortemente preoccupati per il nostro futuro. Il destino di Terni - aggiunge Di Girolamo - è da sempre legato a quello dell'Acciaieria. Non a caso essa mantiene nella sua sigla il nome della città. Se l'Acciaieria chiude, la città muore. Per questo non possiamo accettare scelte sbagliate. Occorre un partner industriale e non finanziario, con un profilo internazionale. Credo - conclude - che la creazione di un tavolo permanente al ministero dello Sviluppo possa essere uno strumento utile a trovare le soluzioni migliori per Outokumpu e Ast”.

La Nazione Sabato 17 Novembre 2012

mercoledì 10 ottobre 2012

Outokumpu smonta e vende la AST

Lo "spezzatino" è servito. Outokumpu non solo ribadisce la vendita dell'Ast ma annuncia l'intenzione di tenersi i "pezzi" migliori, l'innovativa linea di produzione a freddo "ba2" (una capacità di circa 130mila tonnellate annue) e il Tubificio. In particolare la linea del "freddo" sarà smontata e rimontata in un altro sito del gruppo, in Finlandia. In un vero e proprio "mercato delle vacche" della siderurgia, il colosso finlandese non va per il sottile e, con una ThyssenKrupp all'angolo che non può far altro che badare ai suoi interessi, procede allo smembramento del polo ternano.

Il "ceo" di Outokumpu Mika Seitovirta, che si era speso in tante belle parole nella sua visita a Terni, quando Ast sembrava essere lo stabilimento leader di un progetto di fusione (Outokumpu-Inoxum, l'inox targato Tk) che visto a posteriori fa pensare al classico "pacco" ai danni dell'Italia, ora usa termini "strappalacrime" per spiegare il cambio di strategia. In una nota la società finlandese propone all'Unione Europea la cessione dello stabilimento di viale Brin "per rispettare le condizioni poste dall'Antitrust Ue al via libera all'accordo con i tedeschi della ThysseKrupp."

Dalla cessione, prosegue Outokumpu, sono escluse "una linea di produzione a Terni che sarà trasferita a un sito del gruppo e la società Tubificio."
La Commissione Ue, come noto, dovrà decidere se accettare la proposta entro il 16 novembre.
"Siamo molto dispiaciuti - afferma Seitovirta - di essere stati messi nella posizione di dover cedere Terni. Non è stato fatto per scelta, ma per la necessità di soddisfare le richieste della Commissione europea. Non c'erano alternative alla cessione dell'impianto per ottenere l'approvazione della transazione con Inoxum. Ho grande rispetto per il talento e l'impegno senza pari dei lavoratori ternani. Come attività integrata di alta qualità, Terni doveva avere un ruolo centrale nella nuova piattaforma industriale di Outokumpu. Per salvaguardarlo, inizialmente abbiamo proposto altri correttivi alla Commissione europea. Purtroppo, la Commissione ha respinto la nostra prima proposta, e ora ci troviamo ad affrontare una situazione in cui non abbiamo altra scelta."
"Ci impegniamo - aggiunge - a fare del nostro meglio per trovare un buon compratore per questo eccellente sito, sono fiducioso che ci saranno diverse parti interessate a dare un buon futuro e portare avanti la storica tradizione nella produzione di acciaio inossidabile a Terni."

Stefano Cinaglia
La Nazione Mercoledì 10 Ottobre 2012