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giovedì 2 gennaio 2014

Mosaici di Piazza Tacito: rifacimento o recupero?


"Sui mosaici della fontana di piazza Tacito decideremo tutti insieme il 9 gennaio."
L'assessore comunale ai lavori pubblici Silvano Ricci chiarisce che sulla polemica di fine anno non c'è ancora nulla di certo:
"Errati interventi di manutenzione hanno reso di fatto i mosaici irrecuperabili. Io propendo per una sostituzione con nuovi mosaici identici agli originali da fare sulla base dei cartoni di Corrado Cagli che sono negli archivi del Comune. Un intervento simile a quello del 1960 dato che i mosaici originali vennero distrutti dai bombardamenti."
Una posizione che si scontra con quella della Soprintendenza che invece preferirebbe un recupero conservativo dell'esistente: con i segni dello Zodiaco però deturpati in quanto ai disegni mancano diversi tasselli perduti nel corso degli anni e con i colori iniziali ormai spenti.
"Nella riunione del 9 gennaio - dice ancora Rieri - verrà letta la relazione di una società specializzata incaricata di studiare la soluzione migliore per il mosaico della fontana, o restauro oppure demolizione e rifacimento. Nonché, una volta ultimato l'intervento, le tecniche migliori per conservare lo stesso mosaico."
Da tenere presente che la società in questione è quella che ha curato il restauro degli interni del palazzo sabaudo di Venaria Reale, dove si alternano interventi di recupero ad azioni di rifacimento. É chiaro che una voce importante della riunione dell'intergruppo sarà quella della fondazione Carit, che materialmente finanzierà il restauro o rifacimento dei Segni dello zodiaco di Corrado Cagli. Ma l'ultima parola spetta comunque alla Soprintendenza m quanto la fontana è un bene sottoposto a vincolo. Ricci intende però precisare un'altra cosa:
"La giunta comunale non intende dare nessun colpo di acceleratore in quanto l’inaugurazione della fontana è stata sempre prevista per luglio, a elezioni ormai terminate e con la nuova giunta già insediata. Non interessano tagli del nastro in campagna elettorale, solo un lavoro ben fatto."
Corriere dell'Umbria Giovedì 2 Gennaio 2014

giovedì 1 agosto 2013

Torna il pennone della Fontana di Piazza Tacito

Scattano oggi gli interventi che porteranno, l’11 agosto alle 9, all'installazione dell'ultimo tratto del nuovo pennone in acciaio, di oltre 36 metri, della Fontana di Piazza Tacito, nell'ambito del progetto di rifacimento a cui collaborano il Comune, la Fondazione Carit, l'Ast, il Tubificio e l'Asm.
I tecnici dell'assessorato ai lavori pubblici hanno messo a punto il crono programma che porterà a questa fase finale.
Alla riunione hanno preso parte anche i tecnici dell'ufficio viabilità, della protezione civile e della polizia municipale, delle ditte incaricate, vista la necessità di mettere a punto un piano di intervento capace di contenere i disagi per la viabilità e di assicurare la massima sicurezza.

Si tratta di lavorazioni particolarmente significative sul piano ingegneristico dichiara l'assessore Silvano Ricci che prevedono l'utilizzo di mezzi d'opera particolarmente complessi.
Oggi verrà eseguita l'operazione di carotaggio del plinto di fondazione e la relativa rimozione della parte di pennone esistente; domani trasporto della camicia di alloggiamento del pennone; lunedì¬ si procederà al posizionamento e fissaggio della camicia mentre mercoledì¬ prossimo verrà installato il primo tratto del pennone e venerdì 9 il montaggio della camicia esterna sul primo tratto.

Domenica 11, come detto, il clou dell'intervento, con il trasporto eccezionale del secondo tratto del pennone e il montaggio dello stesso. Le operazioni che interferiscono con il traffico sono quelle previste per l’11. Alle 5 si procederà al trasporto di un unico elemento di lunghezza 23 metri. Fino alle 18 Piazza Tacito sarà interdetta al traffico.

Corriere dell'Umbria Giovedì 1° Agosto 2013

domenica 10 febbraio 2013

Villa Palma: fu orgoglio di Terni

Una delle più belle residenze estive dell'Umbria -la più bella certamente che fiorisca in questi dintorni- è la Villa Guazzaroni che sorge sulle dolci pendici del Colle dell'Oro a poche centinaia di metri dalla città. Conosciutissima con il nome di Villa Palma, essa è largamente nota al nostro popolo per la bellezza della sua esposizione, l’imponenza e l'eleganza delle sue linee, la ricchezza dei fiori che un giorno scendevano in molteplici cesti al mercato cittadino, per il folto verde che la cinge come in un abbraccio di tenerezza e di difesa.
Fu con codeste parole che il Professor Italo Ciaurro, nel proprio libro Latina Gens, descrisse agli inizi degli anni '30 l'antica residenza estiva dei Conti Spada, la cui progettazione veniva allora attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane. Quasi un secolo è tuttavia trascorso da quella vetusta era, ed oggi il gioco del tempo è l'unico tiranno del simbolo d'un tradimento fra i più vili, quello d'una città nei confronti della propria secolare storica eredità. Allo sfarzo degli affreschi, degli stucchi pregiati, dei marmi classici e degli antichi mobili si è di fatti sostituita la miseria del saccheggio, la maceria e dunque la rovina del palazzo gentilizio. Quest'ultimo appartenne ai Marchesi Sciamanna, ai Conti Manni, ai discendenti di Luciano Bonaparte fratello di Napoleone Imperatore ed in seguito ai Principi Ruspoli, i quali la vendettero a loro volta all'Ing. Alessandro Guazzaroni, che, restaurandola durante il primo dopo guerra, le ridonò il vetusto fasto, dimostrandosi moderno mecenate.
Codesta mirabile opera di rinnovo venne affidata al Professor Aloisi ed al celebre pittore Antonio Calcagnadoro, i quali resero le stanze finalmente degne di ospitare dei quadri, dei lampadari ed un mobilio spesso cinquecentesco, sottraendo una prima volta Villa Palma alla fatiscenza che l'aveva costretta per secoli.

Nonostante i decenni di vita che vennero donati a quest'ultima, l'attuale situazione è nuovamente disperata: i giardini e la corte sono stati invasi dalle erbacce, i corpi annessi all'edificio principale sono crollati o comunque pericolanti, la cappella è stata violata dagli indecenti autori di messe nere, le statue delle fontane sono state sottratte, il tetto ed i solai sono in molti punti franati, i soffitti sono pericolanti ed il trionfo della devastazione sulla vinta nostra memoria è totale, poiché forse essa è destinata a trovare sepoltura sotto le rovine costrette dall'edera di quella che in una remota era fu la ternana Villa Palma.

È proprio per evitare che un'alba, rompendo il sottile gioco delle tenebre grazie alla prima debole luce del dì, riveli l'assenza della sua gentile mole, che si rende categorico l'immediato risveglio del nostro orgoglio di Interamnati, per troppo tempo deriso da noi stessi. Ascoltiamo dunque il grido di dolore che verso di noi si leva dalla nostra millenaria storia, riscattiamo e riportiamo all'antico fasto Villa Palma per riscattare e degnamente celebrare la memoria che per lunghi secoli, indegni figli, calpestammo.

Francesco Neri

La Pagina N°98 di Novembre 2012

giovedì 22 dicembre 2011

Fontana Piazza Tacito: si cercano sponsor per il restauro

Criteri di fattibilità e ricerca di sponsor per finanziare il restauro. Sono questi i contenuti della delibera portata in giunta comunale e fatta approvare dall'assessore ai Lavori pubblici Silvano Ricci che ha ad oggetto il restauro della fontana ridolfiana di piazza Tacito. La punta del pennone d'acciaio spezzata sotto il peso delle luminarie che volevano trasformare "l'ago" in uno stilizzato albero di Natale ha dato un'accelerazione al dibattito sul da farsi rispetto al degrado progressivo della fontana che andava avanti da oltre dieci anni, da quando il mosaico con i segni dello zodiaco di Corrado Cagli iniziò a sfaldarsi sotto i colpi delle spazzole e degli idranti per la ripulitura.La delibera individua anzitutto due criteri di fattibilità. Uno massimo da 650mila curo iva compresa che prevede lo smantellamento e il rifacimento ex novo della fontana; e uno minimo da 400mila curo che prevede il restyling dei mosaici, degli impianti e delle parti usurate lasciando però inalterata la struttura portante in cemento armato.La prima parte dell'intervento sarà infatti una diagnostica dei materiali partendo dal cemento della struttura portante che dal sottosuolo regge la vasca. A un primo esame parziale il cemento sarebbe degradato rendendo dunque necessario lo smantellamento e il rifacimento ex novo della vasca. Distruggendo così il mosaico.

Ma servirà un esame più approfondito che presumibilmente verrà fatto entro il mese di gennaio per valutare la qualità del cemento armato e dunque decidere il da farsi. L'altra parte della delibera individua la fonte principale del finanziamento dell'opera pubblica in una sponsorizzazione da parte dei privati. In pratica verrà fatto come per il restyling di piazza dell'Olmo. Uscirà anche qui a gennaio un bando con i criteri per la sponsorizzazione. Gli sponsor potranno essere più di uno. Potranno dare non solo soldi ma anche prestazioni o materiali. Per esempio una ditta che fa diagnostica dei materi ali potrà prestare il suo servizio gratuitamente. Così chi fa impianti elettrici.
L'Ast potrebbe fornire un nuovo pennone d'acciaio, sempre che i segmenti di cui è composto siano in cattive condizioni. In cambio gli sponsor avranno un ritorno d'immagine, probabilmente saranno visibili in una targa che verrà collocata sulla fontana oltre alle normali detrazioni fiscali per chi finanzia un'opera pubblica. Il presidente del Rotary club di Terni Francesco Quadraccia si sarebbe impegnato a trovare imprenditori disposti a finanziare il restauro. Anche il vice presidente della Fondazione Carit Giuseppe Belli si sarebbe impegnato per un contributo con l'assessore ai Lavori pubblici Silvano Ricci. Che fa sue le perplessità del presidente della fondazione Mario Fornaci:

"La fondazione - risponde Ricci - chiede garanzie di manutenzione per evitare che dopo il restauro si torni daccapo? Le preoccupazione di Fornaci sono anche le nostre. Daremo in caso di contributo all'opera tutte le garanzie possibili."

Corriere dell'Umbria Mercoledì 21 Dicembre 2011

sabato 28 maggio 2011

La Fontana di piazza Tacito? Facciamola d'acciaio

In una città che cambia il suo simbolo istituzionale, che mette cubi arancioni nel cuore della sua parte più storica e gradinate gialle nella sua piazza più frequentata, la proposta di Claudio Pace, consigliere di circoscrizione della Lista Baldassarre alla circoscrizione Est non è poi così strampalata. Pace riconosce il valore artistico e simbolico della fontana di piazza Tacito, ma allo stesso tempo sostiene che è inutile investire soldi sul recupero di un qualcosa difficilmente recuperabile (i mosaici di Cagli) "che tra l'altro - evidenzia il consigliere della Est - erano già di fatto una riproduzione dell'originale". "Perché non sostituire i ruderi dei mosaici con una lavorazione artistica moderna che riproduca i segni zodiacali su un fondo di acciaio di alta qualità - dice Pace portando acqua al mulino dell'azienda per la quale lavora (la TkAst) -. Un acciaio che resista più a lungo alla corrosione dell'acqua e che radichi ancor di più questo legame tra l'acciaio e la città, un legame che ha superato un secolo e che tutti si augurino duri almeno un altro secolo e di più ancora. L'amministrazione comunale poi potrebbe chiedere alle imprese private di fornire la materia prima, l'acciaio, e un nuovo sistema ingegneristico per produrre l'energia necessaria al movimento della fontana in modo più moderno ed ecologico (fotovoltaico?)".

Ma il Consigliere della Lista Baldassarre va oltre ed arriva a parlare di concorso di idee per artisti che, però, garantiscano un buon curriculum. I progetti, poi, dovrebbero essere giudicati da una giuria popolare. "L'importante - conclude Pace - è che non succeda come il famoso pesce con l'amo della rotonda del Foro Boario, cosi poco amato da essere diventato fonte di ispirazione per gruppi su fb che ne chiedono la rimozione".

La Nazione Sabato 28 Maggio 2011

mercoledì 4 maggio 2011

Le opere di Cesare Bazzani a Terni

Palazzina Alterocca

Nel 1901 Cesare Bazzani vince un concorso bandito da Virgilio Alterocca, imprenditore ternano nel campo della produzione tipografica, in particolare nella stampa di cartoline. La palazzina ospitava al piano terreno la libreria Alterocca e il primo piano era dedicato all'abitazione privata. Con questo edificio Bazzani realizza una delle sue migliori opere e l'architettura eclettica più significativa della nostra città. L'architetto espone il progetto nella Mostra del Pensionato Artistico Nazionale del 1903, riportandone un lusinghiero commento da parte della critica e dello stesso Re, che dimostra vivo interesse per i progetti e gli studi da lui presentati per lo Stabilimento Alterocca a Terni.

Regia Scuola Industriale (1909-1926)

Realizzata in due fasi tra il 1909 e il 1926, la Regia Scuola di Arti e Mestieri corona l'impegno personale di Virgilio Alterocca nell'attuazione di uno dei punti focali del programma di impegno civile della massoneria del tempo. Cesare Bazzani imposta una costruzione destinata soprattutto alle visioni di scorcio, modula ritmicamente il prospetto principale in tre campate nelle quali si aprono finestrature tripartite raccordate da ampie cornici marcapiano, il tutto dominato dall'accentuazione della campata centrale che si eleva come un classico attico. Alla decorazione è affidato il ruolo più importante della composizione: inscrive il nome di Virgilio Alterocca nella pietra che circonda la scuola per la quale si è tanto battuto, e come manifesta dichiarazione di fede massonica numerosi simboli come rose, corde, nodi, nappe e bugne a diamante ornano l'edificio

Il Palazzo Del Governo (1936)

Il palazzo diviene da subito esemplificativo di quella immagine di ammodernamento e di progresso che si vuole esibire alla popolazione come simbolo delle conquiste materiali operate dal regime fascista. In un'area centrale ma abbandonata, dove spesso "piantavano le tende gli zingari e i circhi equestri", Bazzani progetta un edificio monumentale di particolare efficacia, informandolo allo spirito classico che gli sembra particolarmente necessario per sottolineare l'importante scelta urbanistica di creare un nuovo spazio rappresentativo al di là dei limiti della città antica. Anche oggi resta il segno caratterizzante non solo della piazza principale della città, ma dell'intero tessuto urbano. Suddiviso dalle paraste di ordine gigante che racchiudono le ampie finestre è sormontato dall'imponente struttura sopraelevata aperta in un ampio loggiato.

La Centrale di Galleto (1927)

Nel gennaio 1926 Cesare Bazzani ha l'incarico per la progettazione delle centrali di Galleto e di Preci; l'anno seguente il progetto per la centrale di Galletto, all'epoca la più grande d'Europa, è pronto e già nel 1928 l'edificio viene inaugurato, divenendo modello architettonico per edifici di tale tipologia. L'organismo ideato è organizzato come sovrapposizione di tre diversi nuclei: un primo volume ospita la sala turbine e i trasformatori, il secondo accoglie le cabine di sistemazione e il terzo è destinato alla partenza delle linee elettriche. Il prospetto principale è suddiviso da semicolonne che racchiudono un doppio ordine di vetrate con infissi metallici a maglia molto fitta e da due robuste lesene. Anche in questo edificio emerge l'enfasi monumentalistica espressa nel Palazzo del Governo.

Cesare Bazzani (Roma, 5 marzo 1873 – Roma, 30 marzo 1939)

sabato 26 settembre 2009

Turismo a Terni e dintorni … ovvero cosa non dovresti perderti passando di qua!

Ecco un post dedicato alla scoperta delle cose da vedere a Terni e dintorni che speriamo utili per tutti coloro che per turismo o viaggi passino a Terni, San Gemini o la Valnerina, ma anche per chi già conosce Terni, magari abitandoci, e vuole scoprirne ancora qualche angolo che ignora.
Abbiamo radunato gli articoli scritti fino ad oggi e suddiviso le mete per il Turismo a terni e dintorni, in aree di interesse: aree archeologiche, chiese, abbazie, luoghi di culto, monumenti, spettacoli della natura, itinerari; l’elenco sarà continuamente aggiornato, speriamo anche con il vostro contributo; saremo, infatti, ben lieti di pubblicare le vostre esperienze alla scoperta del nostro territorio.
Eccoci dunque all’elenco:

Aree Archeologiche

Borghi

Chiese, Abbazie e Luoghi di Culto

Monumenti

Spettacoli della Natura

Itinerari

E non poteva mancare la mappa per le mete per il Turismo a Terni e dintorni

Visualizza Turismo a Terni e dintorni in una mappa di dimensioni maggiori

martedì 18 agosto 2009

La chiesa di Sant'Alò a Terni

Due leoni in pietra, ormai consunti dal tempo, presidiano da secoli l'unico ingresso rimasto dell'antica chiesa di Sant'Alò a Terni, resti del primitivo edificio pagano dedicato alla dea Cibele, che la tradizione associava al simbolo felino, e dove venne edificata la piccola chiesa romanica.
Ancora oggi le antiche mura della duecentesca Sant'Alò parlano di storia e di religione, di distruzione e ricostruzione.
Molti sono stati nei secoli i restauri, a volte anche drastici, a cui è stata sottoposta la chiesa che ne hanno parzialmente modificato l'aspetto; diverse anche le destinazioni d'uso.
Una storia millenaria, frammentariamente documentata solo dalla fine del Quattrocento in poi, è stata riportata alla ribalta da studiosi e professionisti in occasione di convegni e incontri pubblici.
L'ultimo di questi si è svolto nel 2005 promosso dall'associazione culturale "Maria Cristina di Savoia" di Terni, che successivamente ha raccolto gli atti in una pubblicazione, edita quest'anno:
"Sant'Alò nella storia e nella leggenda"
realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Terni e Narni.
I testi di storia, architettura, arte e tradizioni sono stati curati da Renzo Pardi, da Guerriero Bolli, Maria Cristina Marinozzi, Mariella Lucioni, Corrado Fratini, Bruno Cagnoli, Carlo Romani, p.
Vasile Andreca, Adolfo Bettini. Tra le antiche mura della chiesa, l'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, nel XII secolo, prestava assistenza ed accoglienza a bisognosi, malati e viandanti.
Come molte altre chiese, anche Sant'Alò passò di mano in mano tra diversi ordini religiosi: dagli Agostiniani che costruirono l'attiguo convento, all'Ordine di Malta che la lasciò decadere fino a farne sede di un'officina di un fabbro.
Donata agli inizi del Novecento alla diocesi, la chiesa ospitò, dal 1960, il convento di clausura delle suore Clarisse; poi, alla fine degli anni Novanta, divenne sede del seminario diocesano.
Oggi è il luogo di culto della chiesa ortodossa, che ospita in prevalenza le celebrazioni della comunità romena umbra.
Una storia che sempre è stata segnata dalla grande varietà di soggetti, che hanno fatto di questo piccolo gioiello nel centro storico di Terni, uno scrigno di fede, di formazione e di religiosità aperta al mondo.
La scelta di donarla per il culto della chiesa romena ortodossa risale al 2001, quando monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni Narni Amelia, in occasione della solenne chiusura della settimana di preghiera per l'unita dei cristiani, tenutasi il 25 gennaio 2001 nella Cattedrale di Terni, decise di offrire alla comunità romena ortodossa una chiesa in cui poter pregare nella propria lingua e secondo la tradizione orientale, ma soprattutto che divenisse segno visibile e concreto di unità tra chiese sorelle.
[...]
Già agli inizi dell'anno 1200, lingue diverse risuonavano tra le mura di questa chiesa, uno degli edifici di culto più antichi e affascinanti della città di Terni, racchiusa tra le vie suggestive dell'antico quartiere Rigoni, che conserva resti di un passato a volte poco conosciuto.
Sant'Alò è un pregevole esempio di chiesa romanica, con la facciata adorna di materiali di spoglio di origine romana e medievale.
Ancora più importanti per fattura e significato gli affreschi interni che decorano pareti, colonne e pilastri che vanno dal '200 al '600.
La chiesa fu dedicata al santo Aloysius (Eligio), un orafo vissuto nel sec. VI alla corte dei re Merovingi. Fu realizzata sui resti di un edificio più antico dedicato alla dea Cibele, come sembrerebbero testimoniare i quattro leoni incastonati sulla facciata, che le antiche tradizioni associavano al culto di questa dea.
Era caratterizzata da una facciata a capanna con la navata centrale più alta rispetto alle laterali e con un'alta torre avente funzione di campanile.
La costruzione di un palazzo davanti all'antica facciata, nel sec. Xiii, comportò la chiusura della strada che immetteva sul fronte della chiesa e l'ingresso fu spostato sul fianco destro, quello attuale con i due leoni di epoca romana posti a protezione del luogo.
La chiesetta è caratterizzata da una notevole semplicità di impianto e dal fatto che manca di facciata essendo accostata agli edifici che la circondano.
Nel paramento murario esterno sono presenti numerosi frammenti di sculture romane e longobarde riutilizzati come decorazione esterna.
Sopra il portale, una graziosa formella con la Madonna della Misericordia (sec. Xv), invocata contro il flagello della peste. Una prima consistente trasformazione della chiesa risale al Quattrocento quando fu costruita la casa dell'ordine agostiniano e fu occultata la facciata originaria con l'ingresso che venne spostato all'altezza della torre.
Due furono i restauri più consistenti: il primo risalente agli inizi del '900 ad opera di Cesare Bazzani e il secondo nel 1959 che ha portato alla ricostruzione della navata sinistra andata distrutta nel tempo.
di Elisabetta Lomoro
Il Messaggero Venerdì 7 Agosto 2009

venerdì 14 novembre 2008

Il cinquecentesco Palazzo Rosci poi Bianchini Riccardi

Palazzo cinquecentesco attribuito da alcuni ad Antonio da Sangallo il Giovane, da altri al Vignola o ancora al Bramante.
La fronte presenta tre ordini di finestre diversamente incorniciate. Particolarmente bella è la decorazione con gigli angioini tipici della famiglia Rosci, cui appartiene il palazzo in origine.
Interessanti opere sono conservate all’interno: un’immagine della Madonna del Cassero del XVI secolo e resti di un mosaico romano.

giovedì 13 novembre 2008

Il Palazzo Mazzancolli sede dell’Archivio di Stato

Palazzo MazzancolliIl Palazzo Mazzancolli è un palazzo di stile tardo-medievale sorse nel ‘400 per volere di Ludovico Mazzancolli. Restaurato nel ‘800 dall’architetto Benedetto Faustini, fu modificato nel ‘900 ”in stile medievaleggiante”.
La facciata presenta un rivestimento in conci di epoca medievale ed è aperta da piccole finestre marcate da cornici.
Visibili i resti delle due torri che lo racchiudevano ai lati e lo stemma della famiglia Mazzancolli.
Emozionante, all’interno, il cortile circondato da un porticato di fattura squisitamente accurata.
Oggi è la sede dell’Archivio di Stato.

mercoledì 12 novembre 2008

Palazzo Spada oggi sede del Comune di Terni

Nobile costruzione rinascimentale realizzata per volere di Michelangelo Spada, la cui progettazione sembra appartenere ad Antonio da Sangallo il Giovane.
Si presenta come una costruzione severa ma equilibrata. La facciata presenta un’unica fronte aperta da un ampio porticato d’accesso.
Nelle sale interne si trovano affreschi e decorazioni di diverse epoche. Oggi è la sede del Comune di Terni.
foto tratta da Wikipedia

lunedì 10 novembre 2008

Un libro per la chiesa parrocchiale della frazione di Monterivoso

Un libro sulle bellezze storico artistiche della chiesa parrocchiale della frazione di Monterivoso, un vero gioiello di architettura e ricco di tradizioni popolari legate alla fede dei santi patroni, come Sant'Antonio Abate e Santa Lucia.
Il volume è stato fortemente voluto dalla popolazione di Monterivoso, al fine di recuperare i fondi per il restauro del prezioso organo collocato all'ingresso dell'edificio.
Il libro
"Castel - Rivoso, arte, storia, tradizioni gastronomia"
sarà presentato per le prossime festività patronali, durante una conferenza, che si svolgerà presso la stessa chiesa.
I testi del volume, riguardanti l'aspetto storico e artistico e architettonico, sono curati dal giornalista e scrittore storico Ferentillese Carlo Favetti; quello sulle tradizioni e leggende dalla poetessa ferentillese Luigina Sapora Riffelli; quello delle tipicità gastronomiche da Eleonora Venanzoni Alpini.
Ma! andiamo a vedere di cosa tratta il prezioso volumetto. L'antica chiesa di Castel Rivoso ha subito in questi ultimi anni un forte recupero, che ha riguardato l'intera struttura e alcune opere d'arte in essa contenute.
É posta in cima all'abitato a picco sul vallone del fosso di Riti. La parte più antica risalente al XIV secolo è inserita nel contesto delle mura castellane culminanti con l'alta torre quadrata, anche questa di recente restaurata.
L'interno è composto da un'unica navata coperta da caprigliate, e sulle pareti laterali sei altari padronali abbelliti da stucchi settecenteschi e pregevoli tele.
Prezioso il dipinto su tavola con cimasa e predella, raffigurante
"l'Orazione nell'Orto dei Getsemani"
, che adorna l'abside, realizzato nel 1538 da Francesco Nardini di Sant'Angelo in Vado.
Altri affreschi emersi dopo i restauri sono del XVI secolo di grande pregio. Le tele che adornano gli altari sono state realizzate a cavallo tr! a gli inizi del XVII e i primi del XVIII secolo come quella ch! e raffig ura la Madonna di Loreto tra Santo Stefano e un Santo Francescano dipinta da Nicola De Amicis Maceratense nel 1725.
Insomma, un volume che sicuramente riuscirà a far conoscere la singolarità di un luogo ricco di arte e storia, ma soprattutto di misteriose leggende e detti popolari, di profumi e sapori genuini di una volta.
dal Corriere di Viterbo Lunedì 10 Novembre 2008

sabato 8 novembre 2008

Il Ponte di ferro - Ponte Romano

Dell’antico ponte romano non si hanno notizie. Era il punto di ingresso della via Flaminia direzione Roma. Il ponte attuale trae la sua denominazione dal fatto che è stato realizzato completamente in ferro.
foto di Danilo Costantini tratta da Panoramio

venerdì 7 novembre 2008

La Lancia di Luce di Arnaldo Pomodoro

La Lancia di luce

La Lancia di luce di Arnaldo Pomodoro

Progettato da Arnaldo Pomodoro come omaggio al lavoro e alla Terni industriale, è il simbolo della Terni dell’acciaio.
La struttura, in ferro e acciaio, è divisa in sezioni e si sviluppa per piani sovrapposti evidenziando la progressiva lavorazione del metallo.

La realizzazione della Lancia di Luce è il risultato di sollecitazioni diverse: in primo luogo dell'invito del presidente della Repubblica Sandro Pertini il quale, in visita alle Acciaierie di Terni nel 1984, rimase stupefatto per l'assoluta bellezza e importanza di alcuni manufatti, tanto da suggerire a dirigenti e operai di costruire un grande manufatto che esaltasse il loro lavoro e l'acciaio. A ciò si aggiunse la volontà di celebrare il centenario della Società Terni, fondata nel 1884. Una volta decisa la nascita della scultura, fu il critico d'arte Italo Mussa ad orientare la scelta dei dirigenti dell'azienda siderurgica e dei politici ternani verso lo scultore Arnaldo Pomodoro. L'incontro con l'artista avvenne nel 1984 a Firenze, presso il Forte Belvedere, mentre era in corso la mostra Arnaldo Pomodoro: Luoghi fondamentali; il sindaco di Terni e l'assessore alla Cultura della Provincia di Terni ne rimasero impressionati. Pomodoro, a sua volta, visitò le Acciaierie e, pur non essendo quello il primo incontro con la siderurgia e i forni di fusione, rimase affascinato dal ferro e fuoco che vi si sprigionava; maturò così l'idea di edificare un obelisco a base triangolare, da posizionare nel crocevia fra via Guglielmi e corso del Popolo, cioè nel centro cittadino, per celebrare l'Acciaieria stessa. L'artista si mise subito al lavoro e, dopo alcuni mesi, era pronto un modellino in gesso in scala, alto circa 1,6 metri. Per la conduzione di tale opera, i responsabili della Società Terni chiesero la collaborazione di Mario Finocchio, dirigente del settore fonderia, il quale accettò a condizione però di costruire l'obelisco completamente in acciaio inossidabile e non in bronzo come tutte le altre opere di Pomodoro. La scelta dell'inossidabile, oltre ad una motivazione simbolica, offriva la possibilità di ottenere superfici di varia colorazione e finitura superficiale, semplicemente agendo sulla composizione chimica. Sin dall'inizio si manifestarono tuttavia alcune difficoltà di natura tecnica che ostacolarono una più rapida realizzazione dell'opera. L'artista marchigiano aveva immaginato la sua scultura alta circa 30 metri e costituita da 4 elementi, ognuno diverso dall'altro per forma, dimensioni e materiale utilizzato.
Tecnicamente, però, tali dimensioni impedivano qualsiasi possibilità di movimentazione e trasporto. Inoltre, se fosse stata realizzata piena, il suo peso avrebbe superato gli 850.000 kg. Fu deciso perciò di costruire l'obelisco in più parti, al fine di ottenerlo cavo al suo interno, in modo tale da ridurne il suo peso a "soli" 350.000 kg. Si cercò dunque di progettare i singoli pezzi e il loro relativo processo realizzativo con lo scopo di ottenere il minimo spessore possibile, scelta che contrastava tuttavia con l'utilizzo dell'acciaio inossidabile. In effetti, nel caso dell'inossidabile, tanto più si riduce lo spessore, tanto meno il pezzo si rende disponibile a farsi plasmare.
Sorsero inoltre una serie di problemi a cui era essenziale dare una soluzione: nello specifico, si dovette decidere come suddividere la scultura, ricomporre i vari pezzi ottenuti per fusione, impostare i calcoli al fine di rendere la struttura in grado di sopportare sollecitazioni esterne (come vento e terremoti) ed interne, legate all'enorme mole e alle dilatazioni termiche a cui l'acciaio è soggetto. A ciò si aggiunsero alcune questioni specificatamente organizzative: ad esempio, il coordinamento tra i diversi soggetti (Provincia, Comune, Acciaieria) partecipanti al progetto, facendo lavorare insieme, a stretto contatto, un tecnico, con le sue conoscenze, e un artista, con le sue esigenze, raramente conciliantisi tra loro.
Tutte le difficoltà furono comunque superate. L'opera fu realizzata per via fusa, versando metallo liquido in un'impronta di sabbia detta forma o stampo, che rappresentava in negativo l'esatta configurazione della scultura. Non fu possibile utilizzare la tecnica della fusione a cera persa, tanto cara a Pomodoro, perché le dimensioni e il tipo di materiale prescelto non ne consentivano l'utilizzo. Inoltre, con la particolare metodologia di fusione approntata i tecnici riuscirono a minimizzare lo spessore delle pareti di acciaio, pur soddisfacendo le numerose esigenze dello scultore in termini di precisione dei dettagli e finitura superficiale. Il metallo liquido necessario fu ottenuto, mediante fusione al forno elettrico ad arco, fondendo il rottame di acciaio e aggiungendo, di volta in volta, la percentuale dovuta di nichel, cromo e rame, in modo di ottenere il colore, la lucentezza e la resistenza necessaria. Questa è stata l'unica fase della lavorazione condotta lontano da Terni, in quanto i forni elettrici ad arco in funzione presso gli stabilimenti ternani erano di grandi dimensioni, inadatti per la fusione di piccole quantità di acciaio quali risultavano quelle richieste per i vari pezzi. Le fusioni furono così condotte in una delle tante mini-mills esistenti nel Nord Italia: se ne effettuarono 21 da 5.000 kg ciascuna, di cui 16 in acciaio corten e 5 in acciaio inossidabile, definendo 27 parti fuse. In tali operazioni fu necessario determinare la percentuale di carbonio equivalente delle varie composizioni chimiche, al fine di verificare l'effettiva saldabilità dei pezzi finali. Il travaso del metallo nelle forme appositamente preparate ha rappresentato uno dei momenti più emozionanti ma, al tempo stesso, più delicati dell'intero ciclo di fabbricazione.
Durante tale fase è stato necessario coordinare perfettamente le diverse operazioni, al fine di non vanificare il lungo lavoro di formatura e preparazione eseguito in precedenza. L'unione delle 27 parti fuse e delle 400 parti minori, quali i piani, le basi, le costole, i fazzoletti di tenuta, la scala interna, costituenti l'obelisco, fu condotta attraverso saldatura elettrica e taglio al plasma, avvalendosi di attrezzature e metodologie all'avanguardia. Al momento del colaggio fu introdotto anche il sistema di drenaggio dell'acqua piovana, ottenuto mediante tubi in PVC da 1 pollice, e una scala interna, utilizzata anche per le operazioni di finitura.
Dopo 10 anni di lavoro, il 28 novembre 1995, vennero montati gli ultimi due pezzi della scultura che, da quel giorno, svetta su Terni con i suoi 30 metri di altezza.

La Lancia di luce è una grande opera tecnica, oltre che scultorea, un'esaltazione delle tecniche di fonderia e di montaggio ma, anche, dell'ingegno dell'uomo. Come lo stesso Pomodoro ha avuto modo di evidenziare, l'obelisco rappresenta un inno alla produttività e alla fatica, esso esprime il difficile lavoro della fonderia, dall'inizio alla fine del processo, esaltando le capacità degli uomini in essa impegnati. Al tempo stesso, può essere interpretato come un'esaltazione del processo di fusione che, a partire dalla scoria, riesce a fornire un materiale pregiato e di alto valore aggiunto: effettivamente, nei piani dell'artista c'era l'idea di collocare alla base dell'opera dei pezzi di scoria provenienti dagli stabilimenti ternani, al fine di esaltare il processo produttivo, in un'escalation verticale che dal materiale di scarto arriva ad un acciaio di pregio, rappresentato dalla quarta sezione, passando attraverso degli stadi intermedi simboleggiati dalle prime tre.

Il primo segmento, alto 10 metri, è realizzato con un particolare tipo di acciaio, denominato acciaio corten (da corrrosion resistance e tensile strengh) che gli conferisce un aspetto come di ferro arrugginito, prerogativa caratteristica del particolare acciaio inossidabile utilizzato, contrassegnato da un'elevata resistenza agli agenti atmosferici e dall'essere scarsamente ossidabile. Esso simboleggia il passato, gli albori dell'innovazione tecnologica e della stessa Società Terni, quando agli inizi del XX secolo si cimentava con le nuove tecnologie fusorie. Le forme geometriche del primo segmento, simili a ingranaggi meccanici e a oggetti prodotti dalla grande industria, sembrano contenere elementi di dinamismo ed instabilità, interpretabili in relazione al dramma della scoperta tecnologica e dei suoi poteri distruttivi. I segni arcaici, le erosioni, in particolare, cercano di comunicare quello che potrebbe accadere se si facesse un cattivo uso della tecnologia, con i rischi e i tranelli presenti nel lavoro quotidiano. A questa visione pessimistica dell'innovazione tecnologica si sostituisce, se si osservano le parti superiori dell'obelisco, quella che è la speranza e un messaggio riguardante non più il passato ma il presente e il futuro.In realtà, il secondo e il terzo segmento, più piccoli, fatti in acciaio inossidabile trattato con accorgimenti specifici, sono nel contempo più legati alle forme solite dell'artista, dove l'acciaio non è più corroso, ma squarciato, come se fosse stato "rosicchiato da un verme insaziabile" (Comune di Terni, Arnaldo Pomodoro, Delta grafica, Terni 1995), a simboleggiare, emblematicamente, l'età contemporanea. Infine l'ultima parte, assolutamente geometrica e pulita, in cui, durante il giorno, il sole, per effetto della particolare levigatura della superfice, dà origine a particolari effetti. Tra l'altro, nel progetto iniziale, è stata prevista anche la possibilità che questo quarto segmento fornisca luce, in quanto illuminato da una luce di colore rosso: proprio per questo motivo l'opera è stata chiamata dal suo creatore Lancia di luce. D'altra parte, l'illuminazione, insieme anche alla particolare finitura superficiale conferita a questa ultima sezione, doveva rappresentare nell'intenzione dell'artista il momento stesso della fusione, dove l'acciaio è ancora incandescente e proviene dai forni, a rappresentare significativamente l'acciaieria. Il colore dorato del segmento finale indica la ricchezza e il futuro, a cui l'uomo aspira ma che, nei fatti, risultano lontani, in alto, nella sostanza irraggiungibili.

di Riccardo Massi
Fonte: www.icsim.it

domenica 2 novembre 2008

Hyperion di Agapito Miniucchi

Hyperion di Agabito MiniucchiStruttura in ferro che rappresenta la conca ternana è stata realizzata da Agapito Miniucchi.

... lo ammetto sono uno di quelli che la chiamava "Benvenuti in California"


Al centro di Piazzale dell'Acciaio, la moderna porta alla città di Terni, è collocato l'Hyperion di Agapito Miniucchi. É un imponente totem in ferro a cui il tempo ha donato una rugginosa patina marrone.

Nella mitologia greca Iperione era uno dei dodici Titani, figli di Urano e Gea, che sposandosi tra loro generarono altre divinità. Nella titanomachia, la lotta tra titani favorevoli a Crono o a Giove, Iperione prese le parti di Giove. In seguito ebbe da Teia, anche lei appartenente ai Titani, Helios, il sole, Selene, la luna e Eos, l'aurora.
Qui il dio gigante generatore di se stesso simboleggia la grandezza e l'imponenza della città dell'acciaio.


Miniucchi sembra aver dettato le forme armoniose di quest'opera, creando una sorta di tensione tra il suo peso insostenibile e la sua leggerezza quasi aerea.
Altra tensione a cui l'artista ha sottoposto l'opera è quella di aver piazzato una base sopra cui il monumento sembrerebbe poter dondolare ma è invece bloccato dalla sua enorme mole ad una quiete imperiosa.

Inoltre sembra che la potenza dell'acciaio e quella della forma (che allude alla "conca" ternana) si potenzino reciprocamente.
Akhibi J.-Chistolini M.-De Luca T.
fonte:guidagiovani.interfree.it

martedì 28 ottobre 2008

La Chiesa di San Francesco alle prese con il problema tegole


Look criticato per la chiesa di San Francesco che sta "sotto i ferri", da qualche tempo, per una ristrutturazione.
Criticato dalla gente comune e soprattutto dal consigliere regionale dell'Udc, Enrico Melasecche, il quale ha rilasciato dichiarazioni sui lavori che concernono il tetto della chiesa.
"i nuovi coppi utilizzati - commenta Melasecche - per il tetto della chiesa di San Francesco sono di grande impatto visivo e per niente armonici con tutto il resto."
A replicare questo concetto ci pensa il responsabile dei lavori, l'ingegnere Fausto Donatelli, il quale assicura che
"i vecchi coppi, non sono ovviamente originari del 1200 e quelli tolti dal tetto della chiesa, non sono né di valore, né venduti.
Ce li abbiamo tutti noi, -commenta l'ingegnere Donatelli- dunque, nessuno vuole speculare su questa operazione di ristrutturazione.
Le tegole del tetto della chiesa -continua l'ingegnere- risalgono a 50 anni fa e tecnicamente sarebbe stato impossibile il loro riutilizzo.
Lo stesso responsabile di questo lavoro, della Soprintendenza dei beni archeologici dell'Umbria, ci ha dato l'ok per utilizzare nuove tegole al posto delle vecchie, senza verniciature particolari o trattamenti che possano conferire ad esse, l'aspetto anticato.
Sono tegole piane, 'alla romana', che tra qualche anno con il passare del tempo, riacquisteranno l'aspetto originario.
Proprio in questi giorni, sono stati sospesi i lavori di ristrutturazione per ragionare ancora una volta, sulla scelta stilistica presa, dopo le varie polemiche alzate.
In realtà, siamo ancora più convinti del lavoro che stiamo portando avanti, soprattutto dopo il permesso della Soprintendenza di Perugia.
Convinti più che mai, perché queste nuove tegole hanno un sistema di montaggio particolare, in quanto evitano lo scivolamento verso il basso.
Problema, invece, posseduto dai vecchi coppi."
Tegole quindi risalenti al dopo guerra e non di valore.
"Non riesco a capire -afferma ancora il consigliere regionale Udc, Enrico Melasecche- come la Soprintendenza possa aver dato il via libero all'utilizzo di queste tegole dozzinali che impattano violentemente sul bello artistico della chiesa"
Roberta Falasca
dal Corriere dell'Umbria Martedì 28 Ottobre 2008
foto da fotoeweb.it

giovedì 18 settembre 2008

Passeggiata ecologica a Miranda

Doveva svolgersi la settimana scorsa, ma le avverse condizioni metereologiche hanno consigliato il rinvio a domenica 21 settembre per la
"Passeggiata ecologica alla ricerca dei monumenti perduti"
da Miranda a San Benedetto in Fundis.
L'iniziativa prevede il raduno dei partecipanti alle 10 a Miranda ed il rientro per le 16, sempre a Miranda.
L'iscrizione che comprende pranzo e ristoro, costa 14 euro per gli adulti e 8 per i bambini.

giovedì 26 giugno 2008

Fine del restauro della chiesa di Santo Stefano a Precetto di Ferentillo

Grande partecipazione di cittadini e autorità alla cerimonia di restituzione delle decozioni absidali presso la chiesa di Santo Stefano a Precetto di Ferentillo nella serata di mercoledì 18 giugno.
Una iniziativa importantissima non solo per la piccola comunità della Valnerina, ma soprattutto per le opere riportate al loro originario splendore (tele e stucchi rococò) grazie ad un consistente contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.
La chiesa edificata da Lorenzo Cybo nella prima metà del XVI secolo, conserva nel fonte battesimale, lo stemma del Principe Alberico I Cybo Malaspina del 1557 ed è inserita nel circuito museale del cimitero museo delle mummie.
Fa dunque parte a pieno titolo della principale attrazione turistica di Ferentillo, una delle principali della Valnerina.
L'intervento è stato effettuato dalla società “Conserva” di Gianni Castelletta di Montefranco.
Una serata speciale, non c'è dubbio è stata quella che ha visto tantissime autorità in prima fila per assistere alla accensione delle luci sull'abside restaurata facendo emergere le decorazioni in stucco dorato e la grande Pala di altare (dipinto su tela) raffigurante il martirio di Santo Stefano opera del pittore Giuseppe Rosi che la realizzò nel 1749; inoltre l'affresco rinascimentale sul pilastro destro del presbiterio riemerso durante i lavori di restauro da sotto lo scialbo del '700 raffigurante San Sebastiano opera di Perino Cesarei del 1559.
Come detto alla cerimonia hanno partecipato molti cittadini e autorità tra cui l’arcivescovo di Spoleto Norcia monsignor Riccardo Fontana; il presidente della Fondazione Carit avvocato Paolo Candelori; l’ingegnere Giuseppe Belli vice presidente della Fondazione; il sindaco di Ferentillo Paolo Silveri e l’assessore alla Cultura Paolo Argenti; la Soprintendente Margherita Romano che ha illustrato le opere restaurate e Gianni Castelletta (restauratore) che ha parlato delle fasi del recupero. Singolare e suggestiva l'esibizione del Coro di Santo Stefano diretto dal maestro Andrea Gualfetti.
Un grande rinfresco è stato offerto a tutti i partecipanti da parte delle donne di Precetto.

Carlo Favetti dal Corriere dell'Umbria

venerdì 20 giugno 2008

Abbazia di San Benedetto in Fundis

Metti una giornata di sole, un po'di voglia d'aria aperta e di sgranchiere le gambe e può venire fuori una bella passeggiata all'Abbazia di San Benedetto in Fundis fra Miranda e Stroncone.



L’abbazia di San Benedetto in Fundis, posta ad un'altitudine di 633 m. sul livello del mare, sorge lungo la strada che unisce il comune di Stroncone alla frazione di Miranda. L'edificio versa in grave stato abbandono, anche se recenti consolidamenti, di cui ci è giunta notizia, hanno ridotto i rischi del completo collasso della struttura.
La chiesa, che è tuttavia senza tetto, mancando anche strutture portanti per un suo eventuale rifacimento, conserva una pianta a tre navate, presbiterio rialzato e tre absidi semicircolari illuminate da monofore.
In corrispondenza del presbiterio, accessibile tramite scale ma fortemente compromessa un cripta.
Si ignora la data di fondazione dell'abbazia tuttavia il primo documento in cui viene citata l' abbazia di San Benedetto in Fundis risale all'anno 1181.
Vi risiederono comunità dei monaci benedettini si presume direttamente dipendenti dall’abbazia di Farfa. Nel 1233, viene indicata come alla dipendenze del monastero di San Matteo di Rieti.
Dalla fine del XIV la chiesa, causa limitate risorse finanziarie, versò in cattivo stato di conservazione per raggiungere uno stato di abbandono alla fine del XVII secolo.
Nel 1810 passò in proprietà al conte cardinale Ludovico Gazzoli che non poté comunque impedire l’irreversibile che ha ridotto l’edificio a rudere.

Per Informazioni:
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica - IAT del Comprensorio Ternano
Via Cassian Bon, 4 - 05100 Terni
Tel. 0744423047 - Fax 0744427259