"non per fare polemica, ma anzi proprio nel rispetto dell'entusiasmo e del grande impegno profuso."Insomma siamo alle solite: Perugia non manca occasione di snobbare Terni, anche quando dalla Conca si mettono da parte le rivalità e si cercano sinergie e collaborazioni.D'altra parte, sottolineano subito dall'associazione Giovani architetti, la parte ternana del festival è totalmente autonoma da quella perugina e ha un proprio budget, decisamente inferiore a quello della manifestazione madre. Un budget - quello temano - che ammonta a 80mila euro totali, di cui circa 30mila provenienti dalla Regione, 6mila dal Comune, circa 10mila dalla Fondazione Carit e il restante da sponsor privati. Nemmeno un centesimo, invece, arriverà dalla Rcs, la casa editrice che finanzia il festival perugino, nonostante la kermesse ternana si ponga - o almeno cerchi di porsi - come parte integrante del festival regionale.Più che un matrimonio, quindi, quello tra i due ex festival rivali sembra assumere il profilo di una tregua armata.
"Avevamo avuto dei contatti già lo scorso anno - spiega Alessandro Almadori, presidente dell'associazione Giovani architetti - poi siamo andati per la nostra strada. Quest'anno, intorno a gennaio, siamo stati contattati per unire le manifestazioni, su iniziativa di Margaritelli, amico di Stefano Boeri e principale ispiratore del Festarch a Perugia."Gli organizzatori dei due festival si sono confrontati a lungo su una possibile collaborazione
"che poteva andare dal semplice scambio alla fusione."Le trattative sono state tutt'altro che facili, visto il coinvolgimento anche dei rispettivi Comuni.
"Alla fine siamo arrivati ad una sintesi: due manifestazioni contigue con budget separati; un modo che ci ha permesso anche di mantenere la nostra specificità pur sfruttando per quanto è possibile la potenza mediatica ed economica di Festarch."Il problema è che a quanto pare, il possibile è abbastanza poco.
"D'altra parte il rischio maggiore, che non volevamo correre, era quello di non essere presenti quando si parla di architettura in Umbria. Noi ci siamo spesi molto aggiunge Almadori - abbiamo preferito che venisse fuori lo spirito da network, con la presenza dell'associazione nazionale dei giovani architetti, e un taglio giovane, sperimentale, che ha coinvolto più aziende del territorio. E se alla fine scopri remo di averci rimesso - conclude - cambieremo strada".
Il Giornale dell'Umbria Mercoledì 25 Maggio 2011
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