Tra un reparto e l'altro comunque sta succedendo di tutto e di più. Alcuni assistenti hanno rimesso in funzione i distributori, ma prontamente dipendenti incaricati dall'azienda ospedaliera hanno risposto, staccando di nuovo la spina. Una vera e proprio guerra delle macchinette che ora è destina a finire davanti ad un giudice amministrativo. La Liomatic è sul piede di guerra. Oltre a non accettare la decisione presa dall'azienda ospedaliera, è a dir poco infuriata per il danno di immagine che sta subendo. Sono in molti quelli che telefona al numero di assistenza per lamentarsi del disservizio. A ricostruire le tappe della vicenda è Andrea Netti, avvocato della società, che nel 2006 vinse la prima gara.
"Nel 2009 - dice - abbiamo partecipato al bando indetto dall'ospedale di Terni, che essendo un ente pubblico è costretto per legge ad assegnare il servizio tramite gara ad evidenza pubblica. Da allora ad oggi però - prosegue - la procedura non è mai stata terminata e per due anni noi siamo rimasti in regime di deroga, come la prassi prevede."La comunicazione che ha mandato su tutte le furie i vertici della Liomatic è arrivata alla fine dell'anno.
"Il 31 dicembre - racconta l'avvocato Netti - l'azienda informa che il bando è annullato e revoca anche la deroga."Dando il via ad uno scontro che sta creando solo disservizi alle tante persone che quotidianamente frequentano l'ospedale e per i motivi più disparati si servono dei distributori automatici. Per ora gli unici che sono rimasti in funzione, sempre della Liomatic, sono quelli sistemati nei locali della sede di Mediciana adiacente all'azienda ospedaliera.
"Riteniamo illegittimo sia il provvedimento di revoca che quello di annullamento", ribadisce l'avvocato.
Anche la società Venturi, di Terni, più volte ha sollecitato l'azienda ospedaliera a prendere una decisione, come spiega il titolare Luciano Venturi, che da oltre 40 anni lavora in questo settore.
"Più volte - ricorda - abbiamo fatto presente che le proroghe non erano più sostenibili ed il bando indetto nel2009 con sei società che hanno presentata le proprie proposte andava giustamente terminato."Ma qualcosa si è messo di traverso, scatenando così un duro braccio di ferro che rischia di andare per le lunghe.
Il Messaggero Sabato 22 Gennaio 2011
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