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venerdì 16 ottobre 2015

Cascata delle Marmore: torna alla luce il "vero" Ponte del Toro

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Finiti gli scavi, pronta una guida Terni - Parole e scavi per promuovere il territorio e, in particolare, quell'impareggiabile "opera" che è la Cascata delle Marmore, costellata di beni storici, artistici, antropologici, naturali e industriali. Ieri pomeriggio, l'archivio di Stato di Terni ha ospitato la presentazione di due lavori, tanto diversi quanto uniti e sinergici. Da un lato, l'uscita della guida "L'opera della cascata" e, dall'altro, la presentazione degli interventi di recupero di ponte del Toro, che verrà inaugurato ufficialmente sabato alle 10,30. Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, il sindaco, la direttrice dell'archivio di Stato, il presidente del Centro studi storici, la soprintendente ai beni archeologici dell'Umbria, Calandra, il presidente della Carit, Fornaci, il coordinatore del progetto Miro Virili, i tecnici del Comune e il vicepresidente di Acti, Notari Come è stato evidenziato, una delle linee di sviluppo e rilancio turistico promossa dal Comune di Temi vede proprio la valorizzazione non solo della Cascata, ma anche dei beni intorno ad essa.

"Le assi fondamentali dello sviluppo cittadino, e gli elementi più importanti da un punto di vista identitario per i ternani - ha detto il sindaco Di Girolamo - sono risultati essere le acciaierie, San Valentino e la Cascata. E quest'ultima è sempre stato il bene che con più continuità è stata oggetto di investimenti importanti. Si tratta di un'opera dell'uomo che è anche opera della natura, protagonista di cambiamenti significativi nel corso dei secoli e per questo da definire bene culturale."
In effetti il paragone che torna come ha affermato l'architetto Miro Virili, coordinatore della realizzazione della guida - è quello con le opere delle grandi cattedrali medievali, proprio per evidenziare quanto la Cascata sia stata plasmata e abbia a sua volta plasmato il territorio. Un susseguirsi di interventi che hanno dato al salto l'aspetto attuale, senza dimenticare l'importanza per l'industrializzazione della città. Da qui la guida che permette di approfondire non solo la storia, ma anche il territorio, gli aspetti geologici, naturalistici, ingegneristici ed idraulici che caratterizzano l'area. Una scoperta dietro l'altra tra mappe ed itinerari che faranno vedere la cascata con occhi diversi anche a chi crede di conoscerla bene. La stessa volontà di riscoprire il territorio sta anche negli interventi - finanziati dal Gal - che hanno portato al recupero di ponte del Toro, da troppi anni dimenticato e per il quale, ora è emersa una nuova funzione.
"Gli interventi - ha evidenziato l'archeologo Carlo Virili - hanno portato alla scoperta di un 50 per cento in più del ponte. Gli studi dei primi dell'800 e del'900 non si erano soffermati sulla parte superiore del manufatto che, invece, ha confermato i sospetti di non trovarci di fronte a un ponte carrabile, ma a un manufatto idraulico di alleggerimento della cava Curiana, che coinvolgeva un canale proveniente dal pianoro di Marmore, in un momento in cui la caduta era decisamente più spostata verso ponte del Toro."
Il ponte, insomma, sarebbe troppo stretto per essere un passo stradale, misurando solo 2,40 metri rispetto ai 4,40 metri minimi e canonici delle strade romane, elemento che si va ad affiancare ad altri aspetti costruttivi che confermerebbero questa ipotesi. Il ponte, quindi, è stato ripulito non solo dalla vegetazione e dalle concrezioni causate dal carbonato di calcio dell'acqua della cascata, ma anche da rifiuti, una vera e propria discarica a cielo aperto degli ultimi 70 anni. Ora il ponte è di nuovo fruibile, grazie a camminamenti e scale che ne permetteranno, per la prima volta, la fruizione. Turismo e sviluppo II manufatto romano è stato interamente restaurato e verrà inaugurato domani, ultimata anche una pubblicazione sull'area Ponte del Toro così come appare dopo il restauro
Il Giornale dell'Umbria Venerdì 16 Ottobre 2015

giovedì 3 settembre 2015

Terni ha perso la memoria

"Terni ha cominciato ad essere città quando ha scommesso sull'innovazione accettando il push esogeno del grande investimento siderurgico? No, non sono d'accordo".

Stefania Parisi ha letto attentamente la lettera inviata dall'assessore comunale alla cultura Giorgio Armillei a tutte le associazioni culturali sulla candidatura di Temi a Capitale della cultura, con la convocazione dell'incontro di venerdì e sabato e i "compiti a casa": quello strano esercizio di meditazione elaborato da una società veneziana per stimolare le idee. Idee che, in realtà, Stefania Parisi ha già abbastanza chiare. D'altra parte non è esattamente una novellina: per anni presidente del Cif, consigliere comunale, assessore al turismo con la giunta Giaurro, dal 1999 è direttore dell'Istess, l'istituto culturale della diocesi.

"Condivido, ovviamente, l'idea che la cultura sia fondamentale per lo sviluppo di una città, ma non la visione senza memoria che già denunciai nel 1983, alla Conferenza della cultura organizzata come presidente della commissione consiliare per porre una questione: quale identità per questa città?". Già, quale identità? "La nostra città è da sempre in crisi di identità, perché l'arrivo della fabbrica è stato vissuto come un'occupazione esterna, che ci ha dato da mangiare ma ci ha fatto perdere i nostri valori, a cominciare dall'artigianato. Terni è stata una città borghese ben prima di Perugia, ma è stata forzatamente trasformata in una città industriale. Questa perdita della memoria storica è stata dovuta ad una precisa scelta politica".

Quale identità, dunque, per Terni capitale italiana della cultura?

"Vanno recuperate le radici e la memoria storica e archeologica, a cominciare dalla Temi romana. Occorre destinare risorse per valorizzarla, mentre si trova di fatto in stato di totale abbandono. È vergognoso che l'anfiteatro sia chiuso al pubblico, per non parlare di Carsulae: non c'è manutenzione, al Centro visite non funziona l'aria condizionata, le targhe illustrative sono nere per la ruggine, erba alta fino al ginocchio, sulla Flaminia nemmeno si vedono più i selciati: una savana. Ho portato dei turisti che venivano da fuori Temi e francamente mi sono vergognata. Per non parlare di come viene gestito San Valentino. Stiamo parlando della nostra storia, della nostra identità. E dovremmo parlare anche del la Temi medievale, dei monasteri e gli eremi in Valnerina, dei palazzi rinascimentali".

Anche l'ambiente dovrebbe essere un fronte su cui puntare?

"Certo, non dimentichiamoci che prima di essere città dell'acciaio, Temi era la città delle acque: le bellezze paesaggistiche sono tra le nostre principali risorse. Da questo punto di vista si sta facendo un ottimo lavoro sui sentieri della Cascata e condivido l'idea di puntare sugli sport fluviali. Non dimentichiamo, però, che a Piediluco la balneazione è possibile solo perché sono stati innalzati i parametri".

Prima parlava dell'artigianato.

"Quello delle botteghe artigianali è un altro progetto lanciato da me quando ero assessore e che per fortuna viene portato avanti, ma va arricchito ulteriormente".

Innovazione, tecnologia, contemporaneo continuano a essere però le parole d'ordine.

"Ma anche puntare sul contemporaneo non deve significare innestare sul nostro tessuto cultuale degli elementi estranei. Ma, al contrario, trasformare in risorse anche quelle che vengono vissute come problematiche. Pensiamo all'immigrazione: noi da dieci anni organizziamo un festival cinematografico chiamato Popoli e Religioni, con cui cerchiamo di valorizzare il polo cinematografico e al tempo stesso di favorire l'integrazione delle comunità degli stranieri. L'intercultura dovrebbe diventare una delle linee portanti del futuro della città".

Cosa dovrebbe fare l'amministrazione?

"Fare di meno e ascoltare di più. Ben venga l'incontro di venerdì e sabato - anche se tardivo - ma io propongo una Consulta delle associazioni di volontariato, che nel rispetto delle autonomie possa creare sinergie e sviluppare progetti. Il Comune deve sostenere le affinità, non creare rivalità, fare in modo che i progetti si unifichino e non si moltiplichino. E ascoltare: parlare di meno e ascoltare di più".

Giornale dell'Umbria Giovedì 3 Settembre 2015

mercoledì 2 settembre 2015

"Scoperta della prima domenica" l’iniziativa per scoprire Terni

Una domenica al mese dedicata alla scoperta di Terni, alle sue storie e alle sue curiosità: si chiama "Scoperta della prima domenica" ed è l'appuntamento dedicato alle nostre origini, organizzato a cura delle coop sociali Acti e Alis, Indisciplinarte, Accoglienza Diocesana e Civita Cultura.

"Domenica 6 settembre torneremo a conoscere meglio Terni con i nostri appuntamenti, nati ormai da quasi un anno - parla Manila Cruciani, una delle curatrici della rassegna - e il format è sempre lo stesso: si parte la mattina al museo archeologico di Terni e, dopo la colazione, si prosegue con l'uscita cittadina".

L'obiettivo rimane sempre lo stesso, ossia promuovere e valorizzare i beni storico - artistici - naturali della città, ma questo mese si aggiunge una novità:

"Per la prima volta andremo ad esplorare anche i dintorni extra urbani della città, con un approfondimento legato alla figura dell'imperatore romano Claudio".

La partenza è dunque fissata per questa domenica alle 10, con appuntamento al museo archeologico dove verrà svolto l'approfondimento tematico su due reperti: un torso in nudità eroica e un fanciullo togato con bulla.

"Dopo la visita al museo si continua al sito di Carsulae, che raggiungeremo in bus - continua Cruciani - qui proseguiremo la visita con il ritratto di Claudio, esposto al centro visite".

Un programma vasto e dislocato in due posti, che proprio per questo motivo costerà 8 euro a persona invece che i soliti tré.

"Scopo di queste giornate è anche quello di far conoscere il museo archeologico di Terni, che sebbene sia aperto dal 2004 viene ignorato dalla maggior parte delle persone spiega la curatrice - ma è anche un modo diverso per impiegare la domenica, all'insegna sicuramente della cultura e dell'amicizia".

Chi vorrà potrà poi continuare il pomeriggio nell'area archeologica di Carsulae con "Musica&Musei ", dove alle 16 è prevista una visita guidata gratuita e alle 17 il concerto di musica barocca a cura dell'accademia Hermans.

"Carsulae è spesso al centro delle nostre iniziative conclude Manila Cruciani - come ad esempio l'appuntamento dell' ultima domenica del mese con la rassegna di tradizione alimentare "pane al pane, vino al vino".

Si tornerà quindi a Carsulae domenica 27 settembre, con il laboratorio culinario e la degustazione finale dedicata ai manfricoli e ai picchiarelli umbri.

Camilla Orsini
Il Messaggero Mercoledì 2 Settembre 2015

lunedì 27 luglio 2015

Dalla Corea al Briccialdi per la master-class di Chitarra

Il Briccialdi non va in vacanza: terminate le lezioni e gli esami dei corsi accademici e pre-accademici, così come la fortunata stagione dei concerti, si torna alle master-class, rivolte ad allievi esterni e interni e affidate a docenti di chiara fama.
La prima proposta è quella che ha preso il via il 24 luglio e che si terrà fino al 31: una master-class di Chitarra tenuta da Reinbert Evers (docente della Musikhochschule di Muenster e concertista), Sung Jin Kim (concertista) ed Emanuele Segre (docente al Briccialdi e concertista).
I tre docenti cureranno, con una formula innovativa e di grande interesse, aspetti particolari della tecnica e del repertorio chitarristico, unendo allievi ed esperienze, in lezioni individuali e collettive, lavorando in team e singolarmente. Grandissimo il successo, che ha portato nelle aule del Briccialdi in questi giorni di luglio ben 28 giovani chitarristi, tra cui 9 coreani.
I migliori si esibiranno martedì 28 luglio alle ore 21.00 presso l'Auditorium di Palazzo Primavera (ingresso gratuito).
Il programma delle master-class estive proseguirà poi in settembre (dal 2 al 5) con il Laboratorio di musica antica vocale e strumentale (proff. Mion, Di Mario, Costanzi, Pontecorvo) a Collescipoli.

25 Luglio 2015

martedì 22 luglio 2014

Passerella Telfer sito di interesse culturale: Il Malfatti avvia l’iter per il riconoscimento

II Centro Studi Malfatti, a firma del vice presidente Sergio Dotto e del direttore, Danilo Stentella, ha chiesto l'avvio del procedimento, per la dichiarazione di interesse culturale per la passerella Telfer dell'ex elettrochimico di Papigno, compresi tutti gli annessi ancora esistenti. Il provvedimento, spiega il Centro, si è reso urgente a causa della
"...ferma volontà dell'amministrazione comunale di smantellare il manufatto, con una spesa non proprio esigua di circa 400mila euro, piuttosto che impiegare risorse finanziarie per la messa in sicurezza mediante la sostituzione degli elementi strutturali deteriorati, come fanno i parigini con il loro più celebre monumento metallico, oggetto di cure e manutenzione ordinaria, e l'alleggerimento del traliccio mediante la rimozione della conduttura del gas metano che si appoggia su di esso. La Telfer, acquistata dal Comune insieme a tutto il sito industriale dismesso di Papigno, non risulta sia mai stata oggetto di alcun tipo di manutenzione, mentre all'orizzonte si cominciano a materializzare progetti di riuso dell'area del grande magazzino, altro manufatto molto interessante cui la Telfer si appoggia."
"Lo stato di pericolosità del ponte aereo - termina la nota - sarebbe stato rilevato da autorevoli perizie effettuate negli scorsi anni, e tuttavia a fronte di tanta pericolo sita rilevata nulla ci risulta sia stato approntato per una messa in sicurezza dell'area, almeno adeguata al grado di pericolosità rilevato, come la immediata chiusura al traffico della strada statale Valnerina."

Corriere dell'Umbria Martedì 22 Luglio 2014

Riflessione personale: sarò ignorante, ma il paragone fra la passarella Telfer e la torre Eiffel mi sembra per lo meno azzardato …

lunedì 14 aprile 2014

Le Rocche di Ferentillo si stanno sbriciolando

Un patrimonio da salvare e tutelare in quanto potrebbe essere un valido sostegno a tutte quelle attività legate alla storia e all'ambiente oltre alla recettività. Rocche, castelli, torri e ruderi di antichi castellieri che si affacciano lungo il Nera, oggi più che mai necessitano di essere valorizzati e recuperati. Un patrimonio che va salvaguardato è quello distinto nelle rocche del XII secolo che sovrastano l'abitato di Ferentillo più esattamente quello di Precetto.
"Le mura della rocca di Sacrato - afferma il presidente dell'associazione culturale Alberico Cybo Malaspina di Ferentillo Carlo Favetti - stanno sgretolandosi giorno dopo giorno. Dopo molte rimostranze sia con missive che con appelli sulla stampa locale purtroppo ancora la situazione di stallo sta rendendo ancora più precaria la stabilità della struttura alto medievale.
Il bastione della rocca sul quale alcuni turisti hanno segnalato il problema è quello di sinistra che da sul centro abitato adiacente la chiesa di Santo Stefano. Il bastione quadrato termina con una volta la quale in parte è crollata. Siamo stati a visitare la rocca che sovrasta l'abitato di Precetto, - continua Favetti - abbiamo percorso in malo modo il sentiero il quale è impraticabile a causa di rovi e mondezza varia stipata in vari punti della rupe.
Le mura sono pericolanti e si temono crolli.
I merli guelfi che un tempo adornavano parti delle muraglie si stanno sbriciolando ed è veramente un peccato far perdere per sempre un tale monumento oltretutto concepito in un modo militare di grande livello.
Ci chiediamo - aggiunge - perchè questi beni non vengono tutelati e salvaguardati. Monumenti del genere potrebbero dare ricchezza al territorio magari, fruibili ai visitatori, inserendoli in un circuito di visita non indifferente insieme al sottostante museo delle mummie.
Poi altra anomalia che ho notato è quella dell'antica porta con arco a tutto sesto chiusa dai sassi. É veramente vergognoso lasciare una testimonianza in quel modo coperta di edera e rovi nel degrado e abbandono. "Per non parlare della sicurezza fisica di chi vi transita"
conclude Favetti.
Corriere dell'Umbria Lunedì 14 Aprile 2014

venerdì 15 novembre 2013

Umbrialibri a Terni: si alza il sipario

Taglio del nastro per l'edizione ternana di Umbrialibri. Questi gli appuntamenti di oggi. - Dedicato ai ragazzi. Alle 10,30 in BCT presentazione del libro "Inutile tentare imprigionare sogni", di Cristiano Cavina. Per i ragazzi 7-12 anni, al Caos (area lab), alle 16, "Se io dico amicizia tu leggi...", letture ad alta voce. - Scuole superiori.

Al Caos alle 9 laboratorio di illustrazione con Anna Deflorian, illustratrice trentina che guiderà gli studenti del liceo artistico di Temi in un percorso che li porterà a creare una copertina. - Per i bambini. Al Caos (area lab), alle 10, laboratorio "Favolando", a cura di Teresa Castellani e alle 11.30 "i suoni raccontano", a cura di Francesca Staibano. - Workshop di disegno, fumetto e satira. Alle 15 al Caos con Vincenzo Sparagna e Maila Navarra, in occasione dell'opening della mostra "L'Arte Malvista di Frigidaire (1980-2013). Mostra vivente della Repubblica di Frigolandia."- In ricordo di Valentino Paparelli.

Alle 18.30, al Secci, focus sulla sua ricerca sulle musiche della Valnerina. - Omaggio a Walter Santagata. Alle 17.30, nello studio 1 del Caos, con Lucio Argano, Emma Galli, Michele Trimarchi. Introduce Fabrizio Bracco. - Il concorso. "Chi legge scrive il mondo". Verrà presenta to alle 15.30, nello studio 1 del Caos: bando per giovani scrittori sul tema delle migrazioni. - Focus su Città Giardino. Alle 19, nello studio 1 del Caos, tavola rotonda "Città Giardino. Il quartiere creativo della città dell'acciaio"con Cecilia Cristofori, Simone Guerra, Marco Malatesta, Daniela Tedeschi. - Le associazioni. Nello spazio foyer del Caos , dalle 9 alle 21, Terni Donne, Progetto Mandela, il gruppo Laav, e se domani, i Pagliacci, Nascere in casa Umbria. - Presentazioni di libri. Alle 15,30, al museo De Felice, "Colloquio di Lorenzo con la madre"(Morlacchi) di Paolo Cascavilla; alle 16.30, nello studio 1, "La massoneria rivelata. Storie, leggende, segreti" (Mondadori) di Luigi Pruneti e Marco Dolcetta; alle 21.30, "Sul lungomai di Livorno" (Laterza) di Simone Lenzi e a seguire concerto dei "Virginiana Miller". - Al Caos. Dalle 9 alle 20, nella sala carroponte. Libreria Editoria Umbra; alle 16, nella sala dell'orologio, presentazione della rivista "Umbria Contemporanea. Temi per l'Umbria, l'Umbria per Temi", coordina Franco Giustinelli e intervengono Eros Brega, Enrico Cipiccia, Renato Covino, Leopoldo Di Girolamo, Raffaele Nevi, Fabio Paparelli, Feliciano Polli, Gianluca Rossi. Alle 19 inaugurazione mostra "a look is the fire itself" di Anna Deflorian, a cura di Canicola e Chiara Ronchini/Indisciplinarte.

Corriere dell'Umbria Venerdì 15 Novembre 2013

mercoledì 9 ottobre 2013

Mozart e la Massoneria

Venerdì 11 ottobre alle ore 17.00, presso la Sala Blu di Palazzo Gazzoli, l'Associazione Culturale "Terni Racconta" presenterà la conferenza dal titolo:

" Mozart e la Massoneria "

Tenuta dal prof. Gian-Luca Petrucci
Il grande genio di Wolfgang Amadeus Mozart sarà di nuovo alla ribalta venerdì sera.
A parlarci dell'ecclettico compositore austriaco sarà il prof. Petrucci, che fino a qualche anno fa è stato titolare della cattedra di flauto presso il conservatorio Santa Cecilia di Roma. Studioso del grande musicista, ci mostrerà un aspetto della sua vita che è sconosciuto alla maggior parte di noi : il Mozart massonico a cui ha anche dedicato un libro.
Negli anni in cui visse Mozart la diffusione dell'illuminismo e il desiderio di un nuovo ordine sociale portarono ad una profonda crisi della società.
La Massoneria si pose come elemento unificante tra le diverse classi sociali, attraendo progressisti di ogni ceto che, come l'artista, aderirono ai sentimenti umanitari che l'Obbedienza esprimeva. Mozart entrò nella Massoneria quando la sua carriera di musicista era al culmine del successo.
Venne iniziato come apprendista il 14 dicembre 1784, nella Loggia "La Beneficenza" di Vienna. In poco tempo, percorse tutto il cammino iniziatico della massoneria, infatti nel marzo del 1785 fu elevato al grado di Compagno e il mese successivo, il 22 aprile, divenne Maestro.
L'appartenenza massonica di Mozart non fu quindi un'adesione formale, ma trasse fondamento in profondi convincimenti esoterici e spirituali, senza però rinunciare alla fede cattolica . Infatti compose sia inni massonici che musiche liturgiche.
In tal senso-come afferma il prof. Petrucci-

"…Mozart fu estremamente capace di penetrare il senso delle due fedi attraverso capolavori assoluti come "Il Requiem" per ciò che attiene alla religione cattolica, ed "Il Flauto Magico" per la ricerca del simbolismo esoterico e dei riti di iniziazione.
La lettura dei simboli iniziatici e dei valori proposti dalla Massoneria, nell'opera di Mozart, offre la possibilità di una ricerca che oltre la perfezione della forma ed il profilo della bellezza dischiude il profondo messaggio legato al "cammino verso la luce" .

La responsabile delle pubbliche relazioni
Alba Surace
Mercoledì 9 Ottobre 2013

lunedì 7 ottobre 2013

Svegliati! il murales di Kuznetsov sulla Casa delle musiche

I muri interpretano nella storia ruoli ingrati e ruoli felici. Non è andata diversamente per Volodymyr Kuznetsov, l'artista ucraino che tre mesi fa ha visto colare la vernice nera della censura sul durissimo murales che aveva dipinto per il famoso museo Mystetskyi Arsenal di Kiev.
Un murales che denunciava con forza, sin dal titolo ("ii giorno del giudizio"), il degrado e soprattutto la corruzione dilaganti negli apparati politico - amministrativi del paese e che per questo è stato fatto oscurare dalla direttrice del museo alla vigilia dell'inaugurazione, a cui avrebbe partecipato naturalmente il presidente ucraino Viktor Yanukovych.

Ci sono muri e muri, storie e storie, però. É di segno opposto la storia ternana di Volodymyr Kuznetsov, è di colore opposto il muro da cui ha lanciato il suo nuovo e significativo messaggio. Grazie all'associazione 4start che ha contattato l'artista ucraino e alla collaborazione dell'assessore alla Cultura di Temi Simone Guerra, Kuznetsov è stato ospite nella nostra atta per alcuni giorni, durante i quali ha realizzato un murales sulla parete esterna della Casa delle musiche di Borgo Bovio, il centro musicale comunale che dovrebbe vedere finalmente la luce, dopo tante battute d'arresto, entro pochissimi mesi.
Si chiama "Svegliati!", la creazione di Kuznetsov, realizzata insieme a quattro artisti locali e precisamente: Marco Piantoni, Francesco Capocci, Gianluca Pantaleo e Marco Belardinelli: è un appello generalizzato a mobilitarsi per costruire un futuro degno, tare un vero e proprio relitto di cemento senza mai essere stato operativo e aver realizzato il suo scopo: dare alle band e ai musicisti del nostro territorio un luogo attrezzato e gratuito in cui suonare, incidere, partecipare a corsi, masterclasses e eventi.

Chissà che la "sveglia" di Volodymyr Kuznetsov non sortisca i suoi effetti.

L’iniziativa dell’associazione 4start con il sostegno dell’assessore Guerra un invito a essere protagonisti, partecipi, attori della propria vita, senza assolutamente subirla.
L'imperativo campeggia su una composizione che parla agli italiani e ai ternani di tutte le età, per coinvolgerli e soprattutto spronarli.
Orsetti e conigli, con in mano pale, martelli e picconi, sono al tempo stesso un omaggio al mondo dell'infanzia, cioè ai bambini che frequentano l'asilo del quartiere, e alla storia operaia di Temi, cioè ai suoi lavoratori.

Sopra a questo mondo a metà strada tra fiaba e realtà, compare la lupa capitolina, un richiamo alla nasata di Roma, in cui affonda le radici l'intera civiltà italiana.
Dalla censura a un nuovo inizio, insomma. Un nuovo inizio che si spera coinvolga a breve anche la Casa delle musiche, il centro di aggregazione e sperimentazione giovanile che ha sofferto una storia più che decennale di inadempienze, ritardi e fallimenti.

Corriere dell'Umbria Lunedì 7 Ottobre 2013

lunedì 30 settembre 2013

Resterà a ponte Carrara il murales Playing Upstream realizzato durante Terni On


Resterà il murales che l'artista Mp5 ha realizzato lungo i muraglioni per la Nuit des Boucaniers 2013 nel corso dei tre giorni di Temi On.
É un regalo che la Nuit des Boucaniers ha voluto fare alla città e al cui mantenimento provvederà il gestore vincitore del bando. Il titolo è "Playing Upstream", che vuoi dire nuotare contro corrente o verso la sorgente. Lo ha dedicato a tutti i bambini della città. Sul muro, stilizzato, anche il logo dei boucaniers che hanno chiamato l'artista a realizzare l'opera nel corso dei tre giorni di Terni On.


Artista di origini napoletane, Mp5 è fumettista, street writer, scenografa e illustratrice. Vincitrice di numerosi premi internazionali e organizzatrice di due noti festival romani, il "Crack" e il "Ladyfest".
Conosciuta per il suo stile incisivo in bianco e nero, le sue opere si caratterizzano per una grande forza espressiva in grado di coinvolgere un pubblico vasto ed eterogeneo.
Da anni i suoi disegni trovano spazio nei fumetti, nelle illustrazioni, nelle locandine per manifestazioni politiche, concerti, festival di teatro e sui muri delle principali nazioni europee, come Spagna, Francia, Germania, Italia, Croazia, Slovenia e Svezia.
Adesso il rischio è che il suo bei murales sia deturpato dai writers.

Corriere dell'Umbria Lunedì 30 Settembre 2013

giovedì 12 settembre 2013

La Danza del Ventre, tra Salute e Sensualità: di nuovo a Terni la possibilità di Vincere un Anno di Corso

Si, puoi vincere un anno di corso per te stessa o per un’amica. Per partecipare bisogna:

  1. Andare sulla pagina Facebook DanzaDelVentreTerni e condividere l’immagine “vinci un anno di danza del ventre”

  2. Inviare un messaggio privato con il proprio nome usato in facebook e un numero di telefono

  3. Venire a lezione o tenere il telefono acceso Mercoledì 2 ottobre per l’estrazione. Infatti durante la prima lezione di ottobre inserisco tutti i nomi nel bussolotto alla presenza delle allieve e faccio l’estrazione. Se non siete presenti vi chiamo. Ci sarà anche una secondo estrazione, solo tra le allieve presenti, per un piccolo premio a sorpresa.

E’ possibile partecipare per un’amica. Al momento dell’assegnazione del premio basta fare il nome della persona a cui lo volete assegnare.

Inoltre TUTTO IL MESE DI SETTEMBRE E` GRATIS PER TUTTE.

Le lezioni sono il lunedì e mercoledì 19.30 – 20.30, ma potrei aggiustare l’orario in base alla esigenze delle allieve.

Quest’anno Inventeremo un Gioco

Non trovo giusto che tutte le donne che non sono giovanissime, snellissime ed in grado di ricordare una coreografia debbano essere escluse dal danzare. La danza, come il canto ed il suonare strumenti semplici, fa parte di una espressività che dovrebbe far parte della vita di tutte, sempre.
Noi partiamo dai movimenti semplici, per costruire delle combinazioni, e quest’anno le combinazioni, invece di diventare una coreografia, saranno affidate alle allieve.
Insieme ci inventeremo le regole del gioco di “chi segue chi e quando” in modo che riusciamo a danzare tutto il tempo, divertendoci, senza avere il timore di dimenticare o sbagliare.
La Danza del ventre nasce come danza improvvisata, ed è con questo spirito che struttureremo il nostro gioco. Inoltre il mio lavoro non è quello di creare danzatrici tutte uguali, ma quello di creare danzatrici tutte diverse e quindi ci saranno ampi momenti anche di lavoro individuale, affinché l’individualità di ognuna possa emergere.
Sceglieremo insieme poi quale strumento usare quest’anno, se la spada, i cimbali, il doppio velo, il bastone... insomma non ci annoieremo!

Vantaggi fisici della danza del ventre

La danza del ventre è una ginnastica dolce, tramandata di madre in figlia sin dai tempi pre-islamici ed é particolarmente adatta per il corpo femminile. Rassoda prevalentemente gambe, addominali e glutei;  dona flessibilità al corpo (particolarmente importante in età matura); rafforza il sistema immunitario drenando il sistema linfatico; irrora di sangue gli organi interni; mantiene tonico il perineo e l’apparato genitale; regolarizza l’intestino e allevia dolori di schiena moderati. I movimenti della danza del ventre sono indicati per attenuare i dolori mestruali e facilitare il parto.

Avendo studiato sia la Danza del Ventre, sia le Arti Marziali, la Meditazione Dinamica e lo Yoga, mi sono accorta che molti dei movimenti della Danza del Ventre sono proprio gli stessi. Quindi non bisogna far altro che praticare i movimenti base della Danza del Ventre lentamente e con una respirazione profonda per ottenere effetti simili al Tai Chi!

Una Danza Sensuale

Questo aspetto curativo ed “interiore” della Danza del Ventre viene spesso trascurato a favore del suo aspetto performativo e “sexy”. Innegabilmente il “corpo danzante” della danzatrice del ventre e` uno tra i più sensuali che possa esistere. Per questo motivo chiedo alle mie allieve di ballare senza malizia... esagerare e` facilissimo! Però quando si balla con creatività e con autenticità posso dire che semplicemente le donne, di tutte le taglie ed età, mentre ballano sono belle!

Le donne magre diventano sinuose a sembrano avere fianchi ben torniti, le donne più pienotte acquistano una grazie sorprendente. Man mano che frequentano le lezioni vedo che iniziano ad acquistare una maggiore accettazione del proprio aspetto, qualsiasi esso sia.

Sfatiamo un mito – la Danza del Ventre non è difficile!

Io ballo da 20 anni ed insegno da 10. Credo che nell’ultimo decennio il “tormentone” delle allieve prima di inizare è quello di avvertirmi che “non sono capaci”, “che sono legatissime” etc. NON E` VERO! TUTTE le donne che vengono ai miei corsi imparano a ballare perché la danza del ventre consiste in una particolare tecnica (utilizzando soprattutto le gambe) che non richiede una predisposizione fisiologica e non richiede di essere particolarmente “snodate”.

Sabato 14 Settembre alle ore 17.00 ci sarà una lezione introduttiva. È importante partecipare numerose anche per decidere insieme l’orario del corso, che invece inizia il Lunedì 16 Settembre alle 19.30.

La scuola è “L’arabesque” in Via Della Bardesca 2, presso il Centro Leonino che si trova alle spalle del Superconti di Piazza Val Nerina.

Le interessate mi possono contattare su Facebook oppure tramite il Sito .

Ci vediamo a lezione. Non vi dimenticate di partecipare al CONCORSO!

mercoledì 11 settembre 2013

Il progetto Antica Via Flaminia da Otricoli a Carsulae, passando per il ponte di Augusto

Carsulae si anima grazie ad Arcus, che offrirà ai cittadini molteplici iniziative nelle giornate di sabato e domenica. Ieri a palazzo Spada, alla presenza dell'assessore comunale alla Cultura, Simone Guerra, è stato illustrato il progetto "Antica Via Flaminia", finanziato da Arcus e promosso dai Comuni di Temi, Narni e Otricoli. Il progetto, come ha spiegato lo stesso Guerra,
"ha lo scopo di mettere in luce e promuovere il percorso di grande interesse storico-archeologico e paesaggistico che va dal parco archeologico di Ocriculum a quello di Carsulae, passando per il ponte romano di Augusto."

Entrambe le giornate saranno dedicate alla presentazione dell'iniziativa e caratterizzate dall'animazione del Centro visita e documentazione di Carsulae con un calendario di appuntamenti.

Sabato alle 10 e 30 si terrà "Itineraria - Storie di viaggi e racconti d'autore."
Il percorso tematico esplora modalità e motivazioni di viaggio in epoca romana: la cronaca del turismo ante litteram dei Romani si coniuga con una originale indagine sulle forme dei fenomeni migratori di allora, quando l'identità e l'eredità dell'Impero divennero il frutto del vissuto degli uomini e delle donne che lo attraversavano.
Alle 10 e 30, con Saluti e baci, a Carsulae ci saranno effetti speciali, tanti esercizi di evasione e dei giochi di parole in un laboratorio che offre il pieno di umorismo con le forbici, la colla e una lingua lunga.
A seguire ci sarà un giro di merende.
Alle 16 e 30 sarà invece la volta di Mille bocconi rubati, l'arte del riciclo degli avanzi in epoca romana.
Alle 16 e 30, con Carsulae a merenda, giochi, spuntini e il laboratorio di carte e colori interpreta in chiave ludica il vecchio principio del "non buttar via niente" e insegna a guardare i fatti da prospettive diverse.

Domenica, invece, alle 10 e 30, con Carsulae cantiere aperto si terrà una visita allo scavo archeologico - campagna 2013 - sotto la direzione scientifica di Giovanni Altamore della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria ed il coordinamento degli archeologi Luca Donnini e Massimiliano Gasperini.
Lo staff di Carsulae guiderà i cittadini alle aree in corso di indagine per ripercorrerne storia e modalità di intervento e seguire da vicino lavori in corso e protagonisti sul campo.
Alle 10 e 30 anche Enigmi con i romani, Carsulae fa un gioco di squadra.
Di pomeriggio, "Un tesoro di merenda". Alle 16 si terrà la presentazione del progetto "Valorizzazione Antica via Flaminia" a cui interverranno, tra gli altri Simone Guerra, assessore alla Cultura del Comune di Terni, Cristiano Ceccotti, assessore alla Cultura del Comune di Otricoli, e Gianni Giombolini, assessore alla Cultura del Comune di Nami.
Alle 18 sarà quindi la volta dell'iniziativa "Gli amanti di Roma", a cura dell'associazione culturale Bottega delle idee.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 11 Settembre 2013

lunedì 24 giugno 2013

La Storia di Terni: il terremoto del 1703

Trecentodieci anni fa, nel 1703, la nostra città, colpita per ben 6 mesi (da febbraio a tutto agosto) da continui terremoti, fu semidistrutta.
Anche i palazzi e le case più solide crollarono. Il popolo ternano fuggiva precipitosamente dalle abitazioni riversandosi nelle piazze e nei campi vicini. Allora (come oggi non raramente avviene in casi di simili calamità) molti furono gli episodi di "sciacallaggio"; la nobiltà, l'aristocrazia e i ricchi cittadini (classi dirigenti del tempo) si resero subito conto che "malvagi proletari" (poveri, perciò "malandrini") ne approfittavano per spogliare le case abbandonate trafugando quanto poteva essere loro utile (non solo cibo ma oggetti preziosi etc).
Si sentì il dovere di adottare sollecite misure di sicurezza pubblica. Così fu convocato il Consiglio municipale che deliberà di eleggere, per ogni rione cittadino, due "capi rione", cioè cittadini di provata onestà, con compiti di controllo e vigilanza.

Ma due "capo rioni", per ogni rione di allora, 6 in totale, avrebbero fatto ben poco contro le ruberie se non fosse stato deliberato che anche un drappello di 32 militi armati perlustrassero a gruppi, sia di giorno sia di notte, le vie e le viuzze della città. Il Consiglio municipale e il Magistrato della città pregarono inoltre i signori Castelli di vietare il passaggio ad eventuali fuggiaschi dalla città sul loro ponte la Valle e i podestà di Collestatte e Torreorsina di collocare delle guardie sui loro ponti.
Quanto sopra fu fatto per la sicurezza pubblica. Ma i terremoti continuavano a mietere tante vittime e a far crollare le abitazioni. Cosa fare per scongiurare tale flagello naturale?

Ancora nel 1700 rovinosi fenomeni naturali venivano considerati come punizioni di Dio per i peccati dell'umanità, in questo caso dei ternani; pertanto le uniche "medicine" potevano essere le preghiere a Dio e ai Santi protettori: prima a San Francesco Borgia la cui festività si celebrava annualmente nella chiesa di Santa Lucia dai padri gesuiti con l'offerta di ben 6 libbre di cera lavorata. Inoltre a San Valentino, con invito a tutta la popolazione di fare la comunione, la processione unitamente al clero, al Magistrato ed al monsignor Governatore.

Purtroppo "Ia luttuosa calamità" dei terremoti continuava nonostante le onoranze religiose ai suddetti prestigiosi Santi che non sortivano l'effetto agognato; così il "devoto" Municipio decise di rivolgersi a Maria Vergine Assunta nella sua festività, la cui immagine veniva venerata presso la Chiesa del convento delle Grazie. Il "Patrio Comizio" era memore che le preghiere rivolte a S.S.Maria Assunta, nel passato storico in cui la città era stata afflitta dalla peste (in quei tempi non si conosceva l'eziologia della peste, scoperta solo nel 1894 da Jersin a Hong Kong, provocata nell'uomo da pulci del topo norvegicus marrone e dal topo rattus nero) avevano ottenuto, secondo la convinzione popolare del tempo, un effetto positivo.

Così il popolo ternano, i consoli delle Arti, il Magistrato della città, a piedi si recarono in processione alla chiesa delle Grazie per assistere ad una Messa solenne. Ma i terremoti non cessarono fino a tutto agosto tantoché, gravemente danneggiato e crollato il medesimo palazzo comunale, le riunioni dell'allora consiglio comunale del 22 aprile, del 25 maggio e del 4 agosto, si dovettero tenere all'aperto nel piazzale dell'antica casa Mazzitelli, nel rione Castello. In data 13 maggio, il Consiglio municipale aveva deliberato di costruire una "residenza di legno" per il Monsignor Governatore; ovviamente solo per quest'ultimo. Per molti decenni successivi gli sforzi della comunità locale furono rivolti alla difficile e costosa ricostruzione dai gravi danni del terremoto. Solo un anno prima, nel 1702, il Comune aveva registrato un bilancio considerevolmente positivo (cosa rara) tanto da istituire un Monte frumentario "a sollievo dei poveri e delle classi agricole."

La ricostruzione dal terremoto dovette costare molto alle classi lavoratrici e ai ceti popolari ed artigiani perché era in uso, fin dai tempi antichi, ricostruire i palazzi pubblici della città non solo con l'imposizione di nuove tasse e gabelle, ma anche con l'obbligo per gli abitanti di certe zone di rifornire legname, calce e manodopera gratis et amore dei. Questo sistema angariava ancora più le classi lavoratrici, ma i documenti storici di quel periodo non fanno menzione comunque di "appaltatori", artigiani senza scrupoli che ridevano contenti di fronte ai lauti profitti che avrebbero potuto ricavare attivando la ricostruzione. Come è avvenuto nel caso del terremoto de L'Aquila. Ma non possiamo esserne certi visto che le intercettazioni telefoniche sono una "invenzione" della società contemporanea.
Bruna Antonelli
Corriere dell'Umbria Lunedì 24 Giugno 2013

sabato 22 giugno 2013

Spunta un'antica strada presso la basilica di San Valentino

Una strada antica, disseppellita, il filo di una trama che si va ricomponendo. Dopo i primi due sondaggi non molto soddisfacenti, è finita con un successo la campagna, di scavi iniziata ad aprile dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell'Umbria nel sito circostante la basilica di San Valentino e finanziata dalla fondazione Carit.
Dietro all'edificio che ospita le facoltà di Scienze politiche ed Economia, a ridosso dell' area necropolare risalente al secondo o terzo secolo dopo Cristo e tornata alla luce 15 anni fa sotto il chiostro grazie agli scavi diretti da Chiara Giontella, gli archeologi Rosanna Ovidi e Andrea Ponzi hanno rinvenuto un tratto di strada larga circa due metri che procede in direzione della cripta della basilica sicuramente molto antica, ma di datazione ancora incerta, forse coeva alla necropoli oppure risalente a un periodo compreso tra tardo antico e alto medioevo.

Si tratta di una strada glareata, una tipologia rinvenuta in più luoghi dell'Umbria, composta cioè da ciottoli di fiume estratti con ogni probabilità dal canale Cervino, scaglie calcaree e scorie ferrose utili a rendere più resistente il selciato. Il banco ghiaioso naturale che la circonda e che presenta buchi pertinenti a sepolture fu tagliato per procedere all'imposta della strada. Sul selciato non sono presenti tracce del passaggio di carri e questo prova che il sentiero era, destinato al solo passaggio di uomini e non di mezzi.

"Sull'interfaccia della strada, che è stata in seguito coperta da strati di riempimento, sono state rinvenute monete bronzee - spiega Rosanna Ovidi - che verranno affidate allo studio di un esperto per datarle e capire così quale sia stata l'epoca di abbandono della strada stessa."
La prima ipotesi è che il sentiero fosse funzionale al transito da e per la necropoli, dunque coevo all'età in cui si strutturò l'area, necropolare. La seconda ipotesi, che gli archeologi caldeggiano maggiormente. è che la strada sia subentrata in un momento successivo, quando la, necropoli era ormai stata dismessa e trasformata in un'area sacrale di diversa destinazione, dunque non si esclude che potesse condurre alla tomba di San Valentino. Di fatto, la, collocazione della strada indica che la superficie fosse situata a un livello molto più profondo e che l'accesso all'area della basilica fosse completamente diverso. Nuove scoperte potrebbero venire da successivi sondaggi che svelassero
"altri tratti di strada, oppure altri resti della, basilica originaria"
- dice Maria Cristina De Angelis, ispettrice di zona dello scavo.
"Lo scavo era stato avviato con l'intento di trovare più tombe rispetto a quelle già note, mentre questa strada ci ha veramente sorpreso. Costituiva un passaggio tra la città e la basilica e la quota a cui è stata scavata è indicativa di quanto sia cambiata la morfologia di questa zona. - conclude - ci aspettiamo, attraverso futuri sondaggi, di ricostruire la vecchia morfologia della collina e di ritrovare le tracce dell'antica basilica, precedente a quella attuale."
Corriere dell'Umbria Sabato 22 Giugno 2013

giovedì 13 giugno 2013

Con il Professor Ricci: L'Illuminismo e le origini della laicità moderna

Venerdì 14 giugno, ore 21,15
"Filosofia mon amour"
Sala g - Associazione Culturale "La Pagina" - Via De Filis, 7

Una scuola popolare di filosofia aperta gratuitamente a tutti.
Il Prof. Marcello Ricci terrà quattro lezioni sul tema

"L'Illuminismo e le origini della laicità moderna."
IV lezione - La battaglia economica e l'eredità e l'attualità dell'illuminismo.
A cura dell'Associazione Culturale "Civiltà Laica", con il patrocinio del Comune di Terni - Ass. alla Cultura.

Giovedì 13 Giugno 2013

mercoledì 12 giugno 2013

Terni Racconta: L'architetto Mario Ridolfi e le sue opere a Terni

Venerdì 14 giugno alle ore 17.00, presso la Sala Rossa di Palazzo Gazzoli, l'Associazione Culturale " Terni Racconta " presenterà la conferenza dal titolo:
"L'architetto Mario Ridolfi e le sue opere a Terni"

Tenuta dall'arch. Paolo Leonelli

Mario Ridolfi, urbanista romano, maestro riconosciuto dell'architettura italiana del '900, ha attraversato, per quasi sessant'anni, le vicende del nostro paese seguendo una traiettoria creativa tutta personale, spesso non allineata alle tendenze del mondo accademico del periodo, che lo ha riconsiderato solo negli ultimi anni di vita, ed ancor più dopo la sua morte avvenuta nel 1984 a Marmore.
Esponente del neorealismo architettonico, ha operato in vari centri italiani, ma in particolare a Roma e a Terni, città nella quale dal 1932 , ha realizzato moltissime opere, tra le quali possiamo ricordarne alcune come: la fontana di Piazza Tacito, le case Franconi , casa Lina , Casa Chitarrini, forse l'opera più emblematica tra quelle compiute nel cuore del centro storico, e molte altre. L'espressività formale di queste case, estesa alla notevole cura del dettaglio, si ritrova anche nel progetto per il nuovo palazzo degli uffici del Comune di Terni. Per la città ha anche redatto il piano regolatore dal 1957 al 1963.
Delle sue opere a Terni ci parlerà l'arch. Paolo Leonelli, noto professionista ternano, spiegandoci come il suo linguaggio estremamente personale abbia raggiunto un equilibrio fra i movimenti razionalista e funzionalista e poetiche varianti espressioniste. Dimostrando come lo studio dei volumi, delle tecniche e dei materiali abbia dato luogo ad una vera e propria ricerca sullo scambio con le preesistenze, creando un profondo rapporto con il tessuto urbano più antico e caratterizzando in modo permanente l'immagine della città.

La responsabile delle pubbliche relazioni
Alba Surace
Mercoledì 12 Giugno 2013

mercoledì 22 maggio 2013

Ecco i finalisti del Premio d'Arte Eureka 2013

Finalmente i nomi dei 60 finalisti del Premio Eureka.
Dopo tre mesi di intense selezioni e lavoro la Commissione ha deciso
i 60 finalisti del Premio Eureka, scelti su tutto il terrotorio nazionale.
Sono pervenute alla Commisione circa 200 richieste di partecipazione ma solo in 60 accedono alla finale nazionale di Terni.

Questi sono:
alpini,alunni,ambrosio,arton,bagnardi,baiano svizzero,belfiore, bomba,borri,budacan,cascini,gallo, cevola,resta,conso (gemiart), campestrin,cordiani,crudelini,della volpe,dominici,faleschini,fiorani,foti,ulissi,teresi,maino,morandi,piccinini,giovannetti,de la raba oropesa,guandalini,kerimova,
marcotulli,la rosa, lorenzetti,esposito,menichetti,mecucci,meddi,morandi,napoletti,nicoli, nikka,nuzzo,occhigrossi,siciliano,palmieri,piccinini,roselli,salvatori,sanna, scopetta, smith, schmuck,lorito, tartari, tagliaventi, tassitani,tomassoli,uguccione,vernillo (il cartapestaio),vocale.

La serata di premaizione avverrà al Caos di Terni in data 8 giugno dalle ore 17.30 in poi.
Eureka Eventi, organizzatrice dell'evento si dichiara soddisfatta della qualità delle opere selezionate.
Una Giuria Tecnica, appositamente nominata valuterà e decreterà i vincitori assoluti di ogni categoria presente.
Sono previsti intrattenimenti musicali, performances dal vivo.

L'ingresso è libero.
Info line: 339 1943484 Massimo Picchiami e Letizia Sani (curatori)


Mercoledì 22 Maggio 2013

martedì 14 maggio 2013

Antica via Flaminia: un parco archeologico fra Carsulae e Ocriculum e il ponte d'Augusto di Narni

Cooperazione inter istituzionale. Da questo importante elemento, è nato il progetto, oltretutto vincitore di un bando nazionale, "Antica via Flaminia".
Comuni di Terni, Narrai e Otricoli, insieme per sviluppare una sorta di grande parco archeologico che valorizzi e promuova le aree archeologiche di Carsulae e Otricoli e quella del ponte d'Augusto di Nani. L'elemento unificatore? L'antica via Flaminia. Proprio nell'ottica della cooperazione, il primo step del progetto è stato presentato ieri mattina a palazzo Spada e riguarda la parte dedicata alla comunicazione, affidata alla società Space.

Il progetto di comunicazione, prevede la realizzazione di un logo e di un marchio "Antica via Flaminia", oltre alla creazione e alla gestione di una serie di strumenti informativi. Tra quelli illustrati, si parla di una nuova cartellonistica direzionale e informativa, corredata da alcune App specifiche per smartphone.

"Sistemi di segnalazione tradizionali e innovativi che, integrandosi gli uni con gli altri dovranno contribuire a guidare i turisti lungo l'itinerario della Via Flaminia."

Il progetto di comunicazione per la valorizzazione dell'antica via Flaminia, prevede anche l'organizzazione di tre workshop con esercenti, strutture ricettive e ristorative, operatori del settore turistico; l'organizzazione e realizzazione di lezioni didattico educative per le scuole dei territori dell'alto Lazio e dell'Umbria meridionale; l'organizzazione e realizzazione di visite guidate per le scuole presso le aree archeologiche; attività informativa presso aziende e consorzi di promozione turistica e, infine, la predisposizione e la gestione di pacchetti turistici, da 1 a 3 giorni.

Insomma un importante blocco che permetterà di superare quella che è una delle caratteristiche principali della promozione turistica nazionale ovvero il silenziatore messo sulle bellezze minori. Centri che vivono all'ombra delle grandi città, pur potendo contare su spazi di straordinaria bellezza come quelli presenti tra Terni, Narni e Otricoli.

Prossimo passaggio di presentazione del progetto, sarà quello, ufficiale, in programma per il prossimo 18 maggio ad Otricoli. Tutto questo in concomitanza con la prima delle due giornate della manifestazione "Ocriculum A.D. ClXVIII", nell'area archeologica del paese della provincia ternana.

App per smartphone e sito web, www.anticaviaflaminia.it, saranno attivi proprio da sabato prossimo. Soddisfazione è stata espressa da tutti i partecipanti alla conferenza di presentazione del progetto, il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, l'assessore alla cultura Simone Guerra, il sindaco di Otricoli Nico Nunzi, il vicesindaco Cristiano Ceccotti e l'assessore alla cultura del comune di Narni, Gianni Giombolini.

Corriere dell'Umbria Martedì 14 Maggio 2013

venerdì 10 maggio 2013

La Fondazione Carit fra i mosaici della Fontana a piazza Tacito il Teatro Verdi e la Pet Tac

La Fondazione Carit parteciperò al restyling della fontana di piazza Tacito finanziando il restauro dei mosaici, i segni dello zodiaco, di Corrado Cagli che ornano la vasca. La parte più di pregio. Lo ha annunciato ieri mattina nella conferenza stampa dedicata al consuntivo 2012 e al bilancio di previsione 2013 il presidente Mario Fornaci, che però ha premesso che il finanziamento non è stato ancora portato all'esame del consiglio d'amministrazione. Aiuto concreto all'opera, costo complessivo 450mila euro, che si va essa stessa prefigurando come una sorta di puzzle dato che il nuovo pennone d'acciaio sarà offerto dall'Ast.
"Siamo contenti - dice quasi in diretta - l'assessore ai lavori pubblici Silvano Ricci. Spero che altri seguano l'esempio."

Completa indisponibilità, per il momento, a contribuire al finanziamento del teatro Verdi: costo stimato per il restyling contemporaneo 10 milioni, mentre in cassa al Comune ce ne sono solo 3. Fornaci dice di pensare alle sorti del Verdi, il principale contenitore culturale, ogni giorno ma di non vedere una soluzione. La barriera restano sempre i posti; il progetto del Comune che verrà presentato ufficialmente il prossimo giovedì prevede 650 posti.

La fondazione Carit darà il suo contributo finanziando il restyling dei mosaici della vasca di Corrado Cagli tenuti dalla fondazione insufficienti per ospitare spettacoli di livello. La fondazione chiede, per poter contribuire all'opera, un teatro da mille posti, spazio adeguato alle esigenze della città.

"Tecnicamente possibile con una struttura interna in acciaio"
suggerisce il consigliere Marco Corradi, ingegnere. Il problema sono i soldi: un teatro da mille posti costerebbe a spanne trenta milioni.
"Con un esborso del genere il Verdi ce lo prenderemmo noi. Senza rapporti col Comune"
dice Fornaci. Cioè l'intervento a carico della fondazione in cambio della gestione. Ma il presidente derubrica l'ipotesi a livello di battuta. La posizione ufficiale è al momento nessun cofinanziamento.
"Il consiglio di amministrazione mi ha invitato a disinteressarmi della cosa"
chiude Fornaci. Si avvia a soluzione il tormentone della Pet Tac, strumento per la dia gnostica donato all'azienda ospedaliera nel 2009, costo un milione e mezzo, e ancora imballato nei magazzini della Siemens. Fornaci loda il nuovo manager Casciari:
"Mi ha assicurato che entro metà luglio l'impianto sarà attivo, aggiornato con nuove schede. La ditta incaricata per adeguare i locali si è tirata indietro. Ma ne è stata individuata un'altra. Manca solo un'autorizzazione. Questa vicenda dovrebbe andare a posto"
Corriere dell'Umbria Venerdì 10 Maggio 2013

mercoledì 1 maggio 2013

L'inconcepibile Risurrezione: il dipinto di Cinalli nel Duomo di Terni

Quanti a Terni conoscono l'impressionante dipinto murale della "Risurrezione" – o meglio del Giudizio universale – che è stato realizzato dal pittore argentino Ricardo Cinalli nel 2007 sulla controfacciata del Duomo? e nel resto d'Italia chi ne ha mai sentito parlare? Probabilmente ben poche persone… Invece si tratta di un'opera clamorosa e rivoluzionaria, nel variegato e a volte deprimente panorama dell'arte sacra contemporanea, per il suo pregio artistico, le notevoli dimensioni, ma ancor più per il suo significato allegorico-didattico, recante un messaggio di libertà, uguaglianza e fratellanza: nel giorno del giudizio, Cristo salva tutte le creature senza distinzione di razza, credo religioso, politico ed orientamento sessuale.
Qualche fedele ha già notato con disappunto questa peculiarità dell'opera, nonché la sua evidente "carnalità", tipica tuttavia dello stile figurativo dell'artista che l'ha creata. Cinalli è infatti noto soprattutto per la sua produzione di carattere profano, "pagano" e persino esplicitamente erotico. Del resto, però, anche Pietro Aretino aveva criticato il Giudizio di Michelangelo paragonandolo ad un postribolo.
Ciononostante, in merito al dipinto del Duomo di Terni
"si sa che è stato seguito giorno e notte da don Fabio Leonardis [direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi di Terni-Narni-Amelia] e da ripetute visite in cantiere del Vescovo Paglia"
, per cui non dovrebbero esserci dubbi circa la sua liceità.
Il lavoro è stato compiuto in sole sette settimane, utilizzando una tecnica di pittura ad olio molto più rapida di quella ad affresco, cosicché la continua supervisione da parte degli ecclesiastici sembra fosse motivata anche dal fatto che il pittore voleva sbrigarsi a completare il lavoro, quando tutto doveva essere invece eseguito in modo degno e nel rispetto del soggetto sacro rappresentato.
Dicevamo che in Italia non si è parlato molto della Risurrezione ternana, mentre in Gran Bretagna si è addirittura tenuta nel 2009 un'apposita conferenza, alla Grosvenor Chapel Garden Room di Londra. Intervistato da Brian Sewell, "il più famoso e controverso critico d'arte inglese", il pittore argentino Ricardo Cinalli ha narrato così ad un attentissimo pubblico la storia della sua esperienza artistica in Umbria.
Fu proprio don Fabio Leonardis, in qualità di responsabile dell'Ufficio beni culturali della diocesi, a contattarlo per la realizzazione dell'opera. L'incontro avvenne per due volte consecutive alla Fiera dell'Arte di Bologna, dove il pittore stava esponendo alcuni suoi lavori. Don Fabio e il vescovo di Terni Vincenzo Paglia erano alla ricerca di un artista capace di affrescare l'enorme parete della controfacciata del Duomo, alta ben 20,60 metri e larga 11,80.
Terni, ha poi spiegato Cinalli all'uditorio londinese, è una grande città industriale con alcune "piccole parti con cose belle"; negli immediati dintorni ci sono poi Narni e Amelia, due centri spettacolari del Romanico e del Rinascimento, importanti quanto e forse più di Spoleto.
La controfacciata del Duomo, al tempo della realizzazione del dipinto, (2007) mostrava qualche elemento della precedente chiesa romanica: le due bifore, ancora oggi visibili, e il rosone che poi fu ricoperto. L'artista, in un primo momento, proprio a causa della presenza del rosone al centro della parete sulla quale avrebbe dovuto trovar posto la sua creazione, aveva deciso di rinunciare all'incarico. Questo elemento architettonico di valore storico-artistico avrebbe infatti certamente impedito l'esecuzione del progetto ma, inaspettatamente, nonostante si trattasse di una
"questione burocratica molto complicata"
, il vescovo riuscì alla fine ad ottenere l'autorizzazione a ricoprirlo. Un caso più unico che raro in Italia, dove si è privilegiata la realizzazione del nuovo a discapito dell'antico. Si tratta però, a mio modesto parere, del più significativo Giudizio universale commissionato dalla Chiesa cattolica nella sua storia millenaria dopo quello di Michelangelo nella Cappella Sistina. E come quello fu censurato, speriamo non arrivi prima o poi un Daniele da Volterra di turno a mettere le braghe alle "scandalose" nudità che lo costellano!
In Italia, nelle poche occasioni in cui si è parlato di questo grande dipinto lo si è fatto con lo scopo di focalizzare l'attenzione sul soggetto che esso vuole rappresentare:
"una ‘Risurrezione di Cristo' che è al contempo ‘giudizio misericordioso' sempre in atto per coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica."
Questa è l'estrema sintesi del significato dell'opera che è stata più volte ribadita:
"Il cambiamento di prospettiva, da ‘Giudizio finale' a ‘Risurrezione', indica una visione teologica carica di speranza per l'uomo contemporaneo, perché pone al centro del dipinto l'azione di una salvezza sempre in atto che il Risorto, Gesù Cristo, offre a tutti."
Discutere sul fatto se il dipinto rappresenti il Giudizio finale, la Risurrezione di Cristo o la Pésca mistica – come anche è stato definito – è un discorso sofistico che svia l'attenzione da quel che è il vero senso dell'opera e dal suo rivoluzionario messaggio nell'ambito dell'arte sacra. Ossia che la Chiesa cattolica, in questa rappresentazione pittorica, afferma per la prima volta – tramite, si badi bene, un mezzo di comunicazione visivo e non verbale – di riconoscere i "diritti personali" dell'individuo tesi all'autoaffermazione di ciascuna personalità a livello religioso, morale o sessuale, di qualsiasi genere essa sia. E lo fa con un effetto dirompente. Altrimenti non si capisce perché nell'opera compaiono una donna con il burqa, una coppia gay e un transessuale che, insieme a molti altri personaggi (prostitute, corpi tatuati, esponenti di religioni diverse), vengono tutti trascinati, tramite le "reti" della redenzione divina, verso la Gerusalemme celeste. Infatti, al di là della semplice e apparentemente innocua spiegazione secondo cui
"la Chiesa accoglie tutti i peccatori di oggi"
c'è ben altro in questo dipinto… ma per scoprirlo è opportuno prima descriverlo almeno per sommi capi.
i riferimenti stilistici principali sono senz'altro la cappella di San Brizio di Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto – che costituì anche il precedente per la cappella Sistina di Michelangelo – e l'affresco della Madonna del Parto di Piero della Francesca, nonché alcune opere metafisiche di De Chirico. Il dipinto di Terni è però erede della lunga tradizione occidentale dell'arte sacra, non solo per le sue citazioni formali, ma soprattutto per la sua funzione "didattico-catechetica". Si tratta infatti di un'allegoria che ha quasi il sapore di un rebus: come sulla scena di un teatro, due angeli aprono un ampio tendaggio, un sipario sulla scena dell'opera, secondo una composizione ripresa dall'affresco di Piero della Francesca. A proposito degli angeli questi sono un vero "shock", dato che la tradizione negli affreschi di soggetto sacro li vorrebbe asessuati:
"i miei angeli, che sono calvi, sono cose molto specifiche; sono come grandi adolescenti, giovani robusti e molto avvenenti con un senso di potere e determinazione come a dire di essere abbastanza forti per dischiudere questi tendaggi e far vedere cosa sta succedendo, e la prima cosa che è possibile vedere è il livello più basso dove si osserva tutta la disperazione, la solitudine e il dolore che ci stanno affliggendo…."
In basso è infatti rappresentato il male principale che tormenta la società moderna:
"La solitudine è il grande male che imprigiona l'uomo contemporaneo che solo apparentemente sembra essere felice nella società del mercato e del mercimonio; in realtà è incapace a tessere relazioni solidali, affettive e d'amore disinteressato."
i vortici-buchi, in cui sprofondano gli individui, rappresentano dunque la solitudine e l'egoismo che possono isolare l'uomo di oggi dai suoi simili. In uno di essi sembra che stia cadendo un transessuale nudo ma
"sul lato destro e sinistro in basso nel dipinto, vediamo persone di diversa entità sollevarsi e aiutare altri a sollevarsi: è il momento della redenzione."
Qualcuno quindi si salverà mentre altri resteranno dove sono...
Poco più su, sopra la porta principale della chiesa, è raffigurata la città contemporanea con tutti i suoi problemi, una megalopoli con al centro grandi e svettanti edifici moderni, circondata da fumi inquinanti e assediata da una povera baraccopoli che
"offre alla meditazione di tutti la visione del mondo di oggi; un mondo in cui domina la solitudine dei suoi abitanti, dove le città sono malate, dove il brutto e la volgarità hanno trovato stabile dimora. Soprattutto nell'Occidente dove persiste una esibizione superficiale di ogni cosa, una stupidità sempre più volgare e inarrestabile… È un mondo disperato? In parte sì, perché non c'è più amore…."

La parte principale dell'opera è poi dominata dalla figura del Cristo risorto, con le due reti strette nelle mani, nell'atto di trascinare l'umanità verso Dio – impersonato dalla grande mano in cima alla composizione – dopo averla liberata dalla schiavitù della solitudine e dell'egoismo che la tiene prigioniera, simboleggiata dai buchi-vortici più in basso. Attraverso questa "pesca mistica" l'umanità è quindi traghettata in alto verso la Gerusalemme celeste, una meta alla quale tutti tendono: quasi un ritorno al passato, ad una dimensione più a misura d'uomo, ai valori di solidarietà e fratellanza fra tutti gli uomini e le razze del pianeta. I personaggi "incastrati nella rete amorosa di Gesù… dallo stato di bruttezza sono passati a quello di bellezza… Dunque il "Risorto rende bello il brutto attraverso la sua penetrazione nelle viscere dell'uomo, costringendolo a guardarsi allo specchio del tu che ha di fronte, attraverso lo sguardo di un suo simile che per questo deve essere amato e non rifiutato".
Come modello per la figura di Cristo, ha raccontato ancora Cinalli durante la conferenza di Londra, don Fabio propose un giovane ferroviere ma poi la scelta cadde sul parrucchiere ternano dell'artista, tale Emiliano.
Nel dipinto sono poi raffigurati lo stesso Cinalli, uno dei dannati nei vortici di solitudine, il vescovo Paglia, aiutato nell'ascesa al cielo da un uomo barbuto in una delle reti divine, e don Fabio – "una persona straordinaria, un intellettuale" ricorda Cinalli – con un tatuaggio sulla spalla: un cuore trafitto da una freccia con la scritta "Love". La freccia indica un adolescente posto poco più in alto nella rete, verso la mano del quale, poggiata sulla sua spalla, il religioso inclina il capo.
Credo che don Fabio sia il personaggio chiave per capire come sia stata possibile la realizzazione di un'opera simile: "Don Fabio Leonardis era lontano anni luce dallo stereotipo dell'uomo di chiesa: una formazione da artista sperimentale, la sua, con una giovinezza controcorrente e una conversione spettacolare, durante la cerimonia d'inizio pontificato di Giovanni Paolo II".

Nel 1968 era un militante di Lotta Continua, prima del 1978, l'anno della conversione "era un ventottenne ateo, amante dell'arte e degli eccessi; era stato il primo in Italia ad aprire un negozio di abiti usati, il cosiddetto vintage, e con quello manteneva il Centro di arte contemporanea e multimediale fondato a L'Aquila, oltre che ‘Radio attiva’, un'emittente libera legata con la celebre Radio Alice di Bologna". Un uomo dal carattere schietto e "anticonformista fino al midollo".
Don Fabio a sua volta ha scritto a proposito del pittore argentino Cinalli:

"condivide con noi la sua forza pittorica che da latino-americano vede nella carne, nei corpi aggrovigliati tutta la passione e il dramma dell'umana fragilità e dell'umano piacere dei sensi".

Dunque, l'affresco di Terni è un'opera clamorosa e affronta temi "scabrosi". Nella conferenza-intervista londinese con il critico d'arte Brian Sewell, Cinalli ha spiegato inoltre che alcune persone benpensanti, dopo lo scoprimento del dipinto, durante la sua inaugurazione, reagirono molto male, in modo aggressivo nei confronti dell'artista e protestando con il vescovo Paglia in particolare per la raffigurazione del Cristo, il cui panneggio lascia intravedere l'attributo virile: "Io volevo creare una composizione tutta nuda ma avevamo già abbastanza problemi perché si può intravedere il pene di Cristo attraverso il suo drappo trasparente così come per gli uomini e le donne nude". Ma il pittore ha poi difeso il suo operato asserendo che

"la rappresentazione di Gesù Cristo con il suo carico umano è umanizzata nel senso proprio del termine e include la sua fisicità".

Ora, a sostegno della personale giustificazione del pittore, lo studioso Nicola Pezzella in un sorprendente saggio intitolato i Segreti del Cristo Itifallico, ha spiegato quale senso potrebbe avere una simile raffigurazione:

"Quale simbolo di riviviscenza post mortem, l'identificazione di erezione e resurrezione ha radici nell'antichità precristiana e caratterizza per esempio Osiride, il dio egizio dell'oltretomba, raffigurato con il membro ricostruito, che sporge a guisa di lancia. La metafora della resurrezione della carne con l'erezione si trova testimoniata non solo nell'iconografia… Del pene di Cristo risorto se ne parlò ampiamente in trattati e scritti del Medioevo e del Rinascimento e la questione verteva essenzialmente sul fatto che, al momento della Resurrezione, il corpo del Cristo fosse integro, ovvero senza i segni della circoncisione. Si spesero fiumi di parole… [e] si fa notare… che il membro ripristinato sia considerato signum victoriae".

Ciò è riscontrabile soprattutto per alcune opere d'arte del passato in cui la nudità del Cristo era ben visibile e in particolare fino alla Controriforma, quando un maggior rigore da parte delle gerarchie ecclesiastiche e un rinnovato senso del pudore condizionarono da quel momento in poi gli artisti nella raffigurazione della fisicità del creatore, sempre più attenuata grazie all'uso di ampi panneggi.
Veniamo ora ad un altro dei temi "scabrosi" che suscita la Risurrezione: quello del giudizio della Chiesa nei confronti dell'omosessualità. In buona sostanza, ufficialmente la dottrina cattolica afferma che

"i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso non possono essere approvati in nessun caso, e che sarebbero contrari alla legge naturale anche qualora, come alcuni sostengono, l'omosessualità non fosse il risultato di una scelta deliberata; anche in questo caso, infatti, permane quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e che le consente di evitare l'attività omosessuale". Inoltre "le ‘pratiche omosessuali' sono elencate tra i peccati contrari alla castità insieme ai rapporti sessuali extra matrimoniali (fornicazione) e alla masturbazione".

In pratica, secondo la morale sessuofobica della Chiesa, l'omosessuale dovrebbe essere casto a vita, il che, come chiunque dotato di buon senso può immaginare, è una cosa assolutamente impossibile; tuttavia, il clero cattolico è condizionato e costretto a questa visione da una ben nota ed elevata presenza di omosessualità repressa nei propri membri. La relazione omosessuale a livello sociale, in generale, è vista dunque come un fenomeno da contenere.
Ora, fortunatamente, vi è qualcuno che dall'interno della Chiesa cerca di scostarsi da questa visione dominante. Franco Barbero, dimesso nel 2003 dallo stato clericale, ritiene possibile il riconoscimento, sotto il profilo religioso, del patto d'amore fra due persone dello stesso sesso, impegnate in una relazione matura, fedele e libera. È un atteggiamento che talvolta si riscontra anche nella pratica pastorale, in cui la coppia omosessuale viene in qualche modo tollerata.
Pur distinguendo tra rapporti occasionali e relazioni affettive, qualcuno parla persino di "amore", anche con riferimento alle coppie dello stesso sesso, come il cardinale Basil Hume che dichiarò: "l'amore tra due persone, siano dello stesso sesso o di sesso diverso, va apprezzato e rispettato".
Purtroppo però si tratta di voci isolate, come isolato e clamoroso è il caso della Risurrezione di Terni che sembra voler proporre un concetto simile attraverso una rappresentazione visiva, ossia con un mezzo molto diretto ed efficace, sebbene meno compromettente di un'esplicita affermazione verbale o scritta. La coppia gay che viene tratta in salvo da Cristo e ascende insieme a lui verso la Gerusalemme celeste è palesemente una conferma di questo ragionamento.
Il transessuale, ancora prigioniero del suo vortice-buco di solitudine in basso, anela anch'esso alla salvezza e si intuisce che verrà salvato… Forse i gesti particolari delle sue mani hanno un significato in tal senso? La sinistra ha il palmo disteso con le dita divaricate forse ad indicare una scissione, mentre la destra indica in alto verso la Gerusalemme celeste dove si sta svolgendo una sorta di grande baccanale:

"La mia visione della Gerusalemme celeste è quella di una città ideale; non qui, non là… Ma quel che interessava a don Fabio, che mi è stato sempre vicino, sono i milioni di persone che formano una cinta muraria umana intorno ad essa. Li ho dipinti in stile impressionistico usando larghi colpi di spazzola e lavaggi e, a distanza, essi sembrano addossati l'uno sull'altro".

Andatela a vedere questa Gerusalemme celeste: quel che veramente non si comprende è perché nelle figure che danzano ad anello intorno alla città, con troppi minareti e poche chiese cristiane, ci siano anche alcuni gruppetti di uomini e donne in atteggiamenti non proprio serafici…!
L'impressione generale è, ad ogni modo, che i ternani non abbiano colto l'importanza di quest'opera misconosciuta e il suo rivoluzionario messaggio di apertura e accoglienza verso tutte le diversità, o che non abbiano voluto farlo scientemente. Un'opera passata inosservata peraltro anche nel resto d'Italia e della quale non si è assolutamente parlato, forse perché il suo riconoscimento condurrebbe a un dibattito di livello più ampio e generale: quello sulla necessità di una drastica riforma della tradizionale visione del mondo da parte della Chiesa cattolica. L'auspicio più sincero è che aver aperto gli occhi a qualcuno non scateni un effetto controproducente o interventi censori da parte di qualche zelante rappresentante del clero come, ad esempio, programmare un provvidenziale intervento di "restauro".
In ogni caso si vedrà se il messaggio lanciato dalla Risurrezione verrà smentito o meno dal neoletto presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, già vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia. Si tratta infatti di "uno dei pontifici consigli destinati ad avere in futuro un peso specifico maggiore di quanto non abbia avuto finora. La battaglia per la difesa della famiglia è destinata a diventare una questione sostanziale per la Chiesa, viste le legislazioni a favore delle coppie gay che avanzano a passo di carica in molti Paesi occidentali".
Da questa e da altre questioni future dipenderà il "giudizio finale" sul dipinto del Duomo di Terni: potrà essere considerato un'opera lungimirante e rivoluzionaria nel campo del sacro, prefigurante un nuovo atteggiamento della Chiesa più tollerante verso il mondo contemporaneo – del quale si è voluto fare un "test" nella città umbra – oppure resterà solo un'opera controversa e "clandestina", testimonianza della pavida ipocrisia e delle contraddizioni delle alte gerarchie vaticane? In fondo i più grandi misteri sono quelli umani e non quelli divini.
Resta il fatto, poi, che la Risurrezione di Cinalli potrebbe invece costituire un'importante attrattiva, insieme alle emergenze archeologiche sparpagliate tutt'intorno alla città e alle bellezze naturali come la cascata delle Marmore, per non parlare della straordinaria necropoli delle Acciaierie, se solo venisse riportato alla luce ciò che forse ne rimane.
Forse dobbiamo essere grati al caso che ha fatto incontrare due personaggi eccezionali come don Fabio Leonardis e l'artista argentino Ricardo Cinalli, dalla cui collaborazione è scaturita un'opera sacra unica, non solo per Terni; un dipinto semplicemente "inconcepibile" in una qualsiasi altra chiesa italiana che, grazie agli ideali universali di libertà, fratellanza e uguaglianza, illumina le tenebre paludose in cui brancolano ancora la Chiesa cattolica e una buona parte del mondo politico, con tutto ciò che ne consegue a livello culturale e sociale per la nostra povera e arretrata nazione.
L'11 Febbraio 2013 Benedetto XVI ha annunciato la sua clamorosa e coraggiosa decisione di abbandonare il soglio pontificio. E ora... quale Chiesa ci aspetta? Lo storico francese Jacques Le Goff, intervistato sull'argomento, ha dichiarato che il Papa si ritira davanti al mondo moderno. Si sente incapace di padroneggiare questo mondo, di far sentire sufficientemente la voce del Dio dei cristiani e della Chiesa cattolica in questo mondo. Nel suo ritiro si compendiano la lucidità, la modestia, la speranza di permettere alla Chiesa di rimontare la china e di affrontare meglio il futuro".

(testo privo di note e citazioni bibliografiche estratto dal libro di Tommaso Dore: Misteri di ieri e di oggi a Terni e nella Bassa Umbria, Italus Edizioni, Roma 2013, pp. 89-100)
di Tommaso Dore
Mercoledì 1° Maggio 2013