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sabato 21 novembre 2015

Elettrodotto, parcheggio della Coop di Gabelletta "sotto controllo"

L'assessore Giacchetti e i tecnici: cartelli per eccesso di zelo, solo una minima parte del primo piano a rischio dopo 4 ore di esposizione

Onda su onda. Elettromagnetica. Il problema è annoso nel Ternano. Gli elettrodotti in uso e smantellati sono tanti. Tanti i comitati di residenti che vi si oppongono strenuamente. Adesso, la scottante materia elettrizza i tavoli della politica e del Comune, a causa di un cartello che campeggia nel parcheggio della nuova Coop di Gabelletta, posizionato dalla stessa azienda e dalla ditta costruttrice. Cartello che recita:

"Zona esposta a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Si vieta la permanenza prolungata oltre le 4 ore giornaliere."
La struttura, infatti, si trova più o meno sotto ad una linea elettrica aerea. Apriti cielo. Polemiche politiche (specie dal M5s) e preoccupazione. Tanto che, ieri mattina, l'assessore comunale. Giacchetti, il dirigente di settore, Fattore e alcuni tecnici comunali hanno convocato una conferenza stampa per spiegare la situazione e rassicurare. Parlando relata refero - di possibile "eccesso di zelo" per l'apposizione di quei cartelli (per la legge non sono obbligatori), Giacchetti ha voluto, dal suo punti di vista, fugare gli "infondati allarmismi":
"Le norme in materia individuano, mediante calcoli e parametri, fasce di rispetto e zone di sicurezza. È bene precisare in modo netto che l'edificio del centro commerciale, spostato rispetto alla progettazione originaria grazie ad una decisiva variante comunale, si trova al di fuori della fascia di rispetto ed è quindi in totale sicurezza rispetto all'influsso dell'elettrodotto e alla sua fascia di prima approssimazione. Soltanto una piccolissima porzione del parcheggio, al primo piano, è invece all'interno di tale fascia di rispetto e dunque esposto ai rischio di onde elettromagnetiche ma solo dopo le 4 ore di permanenza."
Il dirigente Fattore si è incaricato di scendere un poco più nel dettaglio:

"Bisogna fare chiarezza e fornire alla popolazione una corretta informazione. La legge 36 del 2001 definiva valori e misurazioni delle esposizioni. Nel 2003 un decreto della presidenza del Consiglio ha emanato le prime disposizioni di tutela in corrispondenza di certe aree. Nel 2008, un altro testo normativo ha fissato i criteri di calcolo, mentre nel 2009 sono uscite le linee guida. Il Comune di Temi, ovviamente, si attiene sempre a tali norme e, ad oggi, non abbiamo risultanze scientifiche di un nesso automatico tra fonti elettromagnetiche e l'insorgere di patologie. Attuiamo quindi il principio di precauzione. E così come abbiamo fatto spostare quel centro commerciale Coop dalla fascia di rispetto in cui si trovava secondo il primo progetto, così in altri casi, come in via Rossini, calcoliamo le distanze di prima approssimazione dal traliccio. I controlli e le misurazioni dell'Arpa sono cicliche e noi non concediamo nessuna nuova autorizzazione, dopo le nuove norme, per la realizzazione di aree scolastiche, sanitarie, pubbliche all'interno delle fasce di rispetto individuate. Non solo. Con Terna stiamo progettando la delocalizzazione di tralicci di alta tensione oggetti di molti ricorsi di cittadini e il mese prossimo vi sarà un incontro tra il Comune, la stessa Terna e i residenti di Colleluna, anche se i tempi autorizzativi e ministeriali per tutto ciò impiegano alcuni anni. La nostra attenzione comunque è massima, tanto che non escludiamo di intervenire con misurazioni e altri provvedimenti in un'area vicina alla Coop di Gabelletta dove sorge una zona giochi per bambini, autorizzata prima dell'entrata in vigore delle norme più recenti in materia."

Il Giornale dell'Umbria Sabato 21 Novembre 2015

venerdì 9 dicembre 2011

48 mani per costruire un villaggio

Passando in via Vallemicero all'ora di pranzo, non è raro incontrare Luli, albanese, che rientra a casa col naso all'insù per il profumo di spezie marocchine dei suoi vicini. Poco più in là un bambino italiano e uno indiano giocano insieme, mani candide strette a mani scure. Siamo a Terni, frazione Gabelletta, ma sembra il quartiere multietnico di una metropoli. Tutti ormai lo chiamano "48 mani", dal nome del progetto che lo ha voluto. Le mani sono quelle di ventiquattro capifamiglia di etnie diverse – dodici italiani, nove albanesi, due indiani e uno marocchino – che hanno messo in piedi mattone su mattone questo villaggio colorato, e che oggi vivono qui fianco a fianco.

Ad unirli fin dall'inizio, il desiderio di una casa e la difficoltà di costruirsene una; ma anche la voglia di rimboccarsi le mani per farcela, insieme. Tutto è cominciato nel 2003, dall'intesa tra la Consulta degli immigrati di Terni, i Servizi sociali del Comune e un'organizzazione non governativa di Milano specializzata in progetti di autocostruzione. L'idea era quella di unire le forze di alcune famiglie ternane ed extracomunitarie per un'esigenza comune: avere una casa. Un esempio di integrazione su piccola scala, fatta non di slogan ma di gesti concreti, come darsi una mano durante il lavoro e mangiare insieme nelle pause. Piccoli passi che lasciano il segno, se si pensa che in quegli anni a Terni si contavano più di diecimila stranieri di cento etnie diverse: un decimo della popolazione totale che non dialogava facilmente con i ternani. "48 mani", però, parlava di un altro mondo possibile. Come ricorda Luli Pojani, padre di una delle nove famiglie albanesi del villaggio e ex presidente della Consulta immigrati, "abbiamo posato il primo mattone nel 2004. Eravamo entusiasti. Dovevamo finire entro due anni, ma abbiamo messo piede nelle nostre case solo a dicembre scorso."

Un ritardo che si è accumulato per incomprensioni con la cooperativa milanese che gestiva la parte tecnica: "i materiali arrivavano a rilento e i lavori non avanzavano – spiega l'albanese –. Allora abbiamo deciso: saremmo andati avanti da soli."

Il 2007 è l'anno cruciale: la cooperativa che fondata dai capifamiglia è sull'orlo del fallimento, le istituzioni tardano a farsi sentire.
"Per fortuna abbiamo stretto i denti – osserva Luli– ci siamo messi sotto col lavoro anche durante la settimana, oltre che nei weekend. Grazie al sostegno della Regione e del Comune di Terni, abbiamo chiamato le ditte edili per ultimare i lavori. E finalmente siamo qui."
È servito un aiuto per il rush finale, ma senza le quarantotto mani queste villette a schiera giallo- ocra oggi non ci sarebbero. Riccardo Castellani è uno dei dodici "autocostruttori" italiani, e oggi vive alla Gabelletta con la moglie Anna e i figli Marco, Debora e Marta.
"Ogni casa è frutto della fatica di tutti, ma abbiamo lavorato secondo le possibilità", – dice Riccardo –. Non ci sono privilegi per chi ha lavorato di più, se non "il diritto di scegliere la propria casa per primo."
La convivenza? Era un dato di fatto già prima di diventare "vicini": “Abbiamo lavorato spalla a spalla per otto anni, sudando e riposando insieme, fantasticando su come sarebbe stata la camera di mia figlia o la cucina dei vicini", ricorda Luli. Certo, alcuni legami sono più stretti di altri, segno che si tratta di una socializzazione vera, non forzata."E i risultati sono duraturi:
"Basta guardare i nostri figli. Per loro un bambino è semplicemente un compagno di giochi."
Se sono diversi? Luli neanche se ne accorge più:
"Se succede qualcosa ci precipitiamo tutti, come una grande famiglia."

E due mesi fa, il primo matrimonio indiano: il villaggio ha già le sue nuove generazioni.

Micol Pieretti
Quattrocolonne di ottobre 2011 Giovedì 8 Dicembre 2011